Angel Shot

Mar. 1st, 2023 11:51 pm
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COWT-12 PRIMA SETTIMANA - M1
PROMPT: 
“un personaggio si prende cura di un altro personaggio infortunato, malato, e/o bisognoso di conforto”
FANDOM: TEEN WOLF
NUMERO PAROLE: 3537
VALUTAZIONE: ROSSA
AVVERTIMENTI: /
NOTA: /

La vita universitaria fa schifo.

È quello che pensa Stiles accasciandosi sul letto sfatto con un sospiro esausto. Le molle del materasso economico cigolano sotto di lui mentre si stiracchia con un sonoro schiocco di ossa.

Il ragazzo rabbrividisce, maledicendo il dannato riscaldamento del campus. Chissà a cosa serviva pagare rette così alte se poi la manutenzione era ridotta all'osso e gli impianti si rompevano ogni tre per due. 

Brontolando tra sè, Stiles allunga una mano per tirare il piumone di batman fin sopra la testa, avvolgendosi in un bozzolo di coperte nel tentativo di scaldarsi. 

L’ultima settimana era stata la più tragica di quel lungo e sfibrante semestre.

Gestire tre saggi contemporaneamente con il suo ADHD e il lavoro part-time era stato traumatico.

Probabilmente era sopravvissuto soltanto grazie all’assurda quantità di caffeina che aveva ingerito e al cibo che ogni tanto premurosamente Scott lo aveva indotto a mangiare.

Il suo ciclo sonno-veglia era stato completamente fottuto e di conseguenza anche il suo umore.

Giovedì scorso per poco non aveva strozzato un cliente nella caffetteria in cui lavorava. In sua difesa, il tizio si era espresso con un commento poco gradito sugli omega, rivolto alla ragazza di turno al bancone con Stiles. 

Venti anni di sanguinose lotte per la parità di diritti di genere, con leggi faticosamente vinte in tutela di questi, infinite campagne di informazione ed educazione sugli istinti genetici, su come controllarli e non lasciarsi andare ad essi come animali, sulla sensibilizzazione all’uso dei soppressori e sui loro vantaggi, ma ancora esistevano persone che credevano che essere nati alpha li rendesse automaticamente superiori o migliori agli altri.  

La società ne aveva ancora di strada da fare. 

In qualche modo però Stiles era sopravvissuto a quel periodo infernale, riuscendo ad evitare di parlare per sbaglio nei suoi compiti di circoncisione maschile. 

Una volta era abbastanza. 

Ora poteva solo sperare in voti sufficientemente alti per superare i propri corsi. 

“Che scena pietosa.” 

Stiles si rannicchia maggiormente nelle coperte.

“Vai a farti fottere, Theo.”

“Forse un’altra volta.” Risponde il suo compagno di stanza, strappandogli con decisione il piumone di dosso. “Cambiati. Stiamo uscendo.”

“Cosa?!” Stiles geme pietosamente. “Perché?” 

"Perché ce lo meritiamo dopo il culo che ci siamo fatti queste settimane.” Dichiara l’altro ragazzo, avvicinandosi all’armadio per scegliere quali vestiti indossare per l'occasione.

Stiles e Theo sono compagni di stanza dall’inizio dell'anno, una delle sole tre coppie alpha-omega nelle stanze del dormitorio. 

Nella maggior parte degli stati, nei campus era ancora vietato o altamente sconsigliato assegnare un alpha e un omega nella stessa stanza, anche se esistevano delle piccole eccezioni dovevenivano adottate norme più morbide.

I casi accettati erano pochi e seguenti:

  • Un alpha e un omega potevano condividere una stanza se imparentati.

  • Un alpha e un omega potevano condividere una stanza se già legati ufficialmente.

  • Un alpha e un omega potevano condividere una stanza se già entrambi legati ufficialmente ad altri partner. 

  • Alpha e omega potevano iscriversi alla lista delle camere miste presentando una 'dichiarazione d'idoneità' firmata da un medico - la quale avrebbe dovuto attestare la loro assunzione regolare di soppressori e stabilità psico-ormonale - e firmando un esonero di responsabilità in favore dell'istituto scolastico in caso di eventuali incidenti avvenuti all'interno dei dormitori.

Questo era quello che avevano fatto Stiles e Scott al primo anno, riuscendo fortuitamente a capitare nella stessa stanza grazie al basso numero di iscritti alla lista.

Purtroppo per loro, la dea bendata li aveva abbandonati dopo il ritorno dalle vacanze estive. 

Il dirigente scolastico era stato irremovibile nella decisione di separarli.

I due ragazzi non credevano di aver creato così tanti guai da motivare quell’ingiusta decisione.

Allagare accidentalmente uno dei piani dell’edificio, dare quasi fuoco alla loro stanza o vomitare sulle scarpe nuove del supervisore del dormitorio, sembravano bazzecole rispetto a tutto quello che avevano combinato in precedenza a Beacon Hills. 

Erano andati in cerca di un cadavere nel bosco una notte, per l’amor del cielo! 

Contrariati dalla situazione, i due amici avevano quindi giurato di impegnarsi per mettere da parte dei soldi e condividere un appartamento almeno l’ultimo anno scolastico.

New York era costosa, ma se fossero riusciti a convincere anche Allison e Lydia a seguire il piano, forse non sarebbe stato un sogno tanto irraggiungibile. 

Per ora dovevano accontentarsi di ciò che avevano.

Scott non aveva fatto molta fatica ad adattarsi al cambiamento. 

Il ragazzo sarebbe stato in grado di far amicizia anche con un sasso, al contrario di Stiles che difficilmente riusciva a guadagnarsi la simpatia delle persone.

Dopotutto chi avrebbe mai voluto vicino qualcuno che in carenza di sonno ed eccesso di adderall poteva parlare per ore dell’accoppiamento delle aragoste.

Theo si era dimostrato una di queste rare persone, nonchè uno dei pochi alpha che Stiles riuscisse a tollerare.  

Non aveva minacciato Stiles di chiudergli la bocca a forza nemmeno una volta, non lo aveva evitato di proposito ma anzi, aveva cercato di coinvolgerlo attivamente in uscite con la sua variegata cerchia sociale.

Uscite che Stiles per lo più evitava quando Scott non era con lui, poiché molti degli amici di Theo si erano rivelati alpha o beta con ideologie piuttosto radicali e Stiles non era conosciuto per essere il bravo omega sottomesso che teneva a freno la lingua quando considerava qualcuno un completo idiota.

Theo non aveva mai fatto un problema dei suoi rifiuti e continuava imperterrito tuttora ad invitarlo alla prima occasione.

Theo sembrava… interessato a Stiles.

Un concetto inaudito per il ragazzo che per tutta la carriera scolastica liceale era stato classificato come quello 'strambo', tutt'altro che attraente con il suo fisico allampanato e la leggiadria di un elefante in un negozio di porcellane. Essere il figlio dello sceriffo era stato l'ennesimo punto a suo sfavore. Chiunque avesse voluto divertirsi e avuto il buon senso di tenersi fuori dai guai lo aveva evitato come la peste. 

Attirare l’interesse di qualcuno - senza il minimo sforzo per giunta - era un’esperienza nuova per lui. 

E anche Stiles non poteva nascondere una discreta attrazione per l’altro ragazzo.

Sicuramente non dopo averlo visto quasi completamente nudo.

“Mi stai fissando il culo.” 

Stiles si riscuote, arrossendo d'imbarazzo nel rendersi conto di dove avesse vagato il suo sguardo.

“Ero perso nei miei pensieri.” Mente, mordendosi nervosamente il labbro.

“Pensieri che riguardavano il mio sedere?” 

Oh, non ne hai idea. 

“Mi dispiace ferire il tuo ego, ma no.” 

L’alpha si volta con un sorrisetto sfrontato, chiaramente non bevendosi la sua debole bugia. 

“Hai intenzione di vestirti nel prossimo futuro?” 

“Per fare cosa? Sono stanco morto, non ho voglia di uscire.” L’omega strofina la faccia assonnata nel cuscino. “Chiedi a Scott di venire con te.”

“Scott è con Allison.” Risponde Theo indossando una maglietta blu scuro talmente aderente da non lasciare nulla all’immaginazione.

Stiles apprezza silenziosamente quella scelta. 

“Greenberg?” 

Theo storce il naso al suggerimento. 

“Non è esattamente la persona che vorrei portare con me al Nightfall stasera.” 

Stiles lo fissa a bocca aperta, preso in contropiede dalla sua ammissione. 

Il Nightfall era il locale più famoso tra gli studenti del campus. 

Girava voce che chiunque nel suo staff fosse almeno un 10+ su una scala da ‘passabile’ a ‘santa merda sei bollente’ e che la proprietaria del locale, una donna dalla bellezza mozzafiato che guida una camaro nera, una volta avesse preso a pugni un uomo grande tre volte lei per sedare una rissa. 

Forse sta interpretando male l’invito di Theo, ma se invece…

“Mi stai chiedendo di uscire?”

L’alpha sbuffa una risata, lanciandogli in faccia una maglietta pulita.

“Ti do dieci minuti per cambiarti.” Dichiara il ragazzo girando sui tacchi. “Mi trovi di sotto quando hai fatto. Non costringermi a chiedere a Greenberg.” Aggiunge canzonatorio, afferrando la giacca per uscire. 

Stiles si concede appena cinque secondi di titubanza e rimuginamenti prima di scattare in piedi, tirando fuori dall’armadio i jeans più stretti e attillati che possiede.


***


Il Nightfall dista circa mezz'ora in macchina dal campus.

Stiles rimpiange di non avere la sua fidata Roscoe con sé per fare il tragitto, ma la vecchia jeep di sua madre non sarebbe sopravvissuta alla vita della grande metropoli. 

Nemmeno tutto il nastro adesivo del mondo avrebbe potuto salvare il suo povero motore dai rigidi inverni newyorkesi. 

Grazie al cielo il campus è ben collegato con i mezzi pubblici a quasi ogni ora del giorno. 

Alla prima lamentela di Stiles per il freddo pungente di quella serata, Theo gli offre galantemente la propria sciarpa, promettendo di pagare un taxi al ritorno in caso la temperatura dovesse peggiorare. 

L'alpha sta giocando tutte le carte giuste per conquistarlo, Stiles deve dargliene atto. 

Dopo aver cambiato due autobus, preso la metropolitana e aver percorso due isolati a piedi, incontrando solo il pendolare di turno di ritorno a casa, girano in un vicolo chiassoso e raggiungono la loro tanto agognata meta. 

La fila fuori dal locale è mostruosa, allungandosi fino in fondo alla strada, scoraggiando Stiles che è già pronto a mettersi l'anima in pace e fare dietro front per tornare a casa. 

Theo lo trattiene dolcemente per un braccio, tirando fuori dalla tasca un bigliettino da visita nero con una luna piena stampata in rilievo. 

“Noi abbiamo il nostro lasciapassare.” Annuncia, ignorando gli sguardi furiosi delle persone in fila che supera per porgere la tessera all’enorme buttafuori piazzato all’ingresso. 

Il ragazzo dalla pelle color ebano e l’espressione imperturbabile - deve avere più o meno la loro età, considera Stiles - contempla per un lungo istante il pezzo di carta prima di decidere di lasciarli entrare con un semplice cenno del capo.

A Stiles basta un’occhiata in giro all’interno per confermare che le voci sul suo staff non sono esagerate. 

Tutti, dal buttafuori che hanno appena superato, al dj alla console, finendo con i baristi, possono vantare una bellezza da fuoriclasse. 

In particolar modo il tizio dallo sguardo truce e le folte sopracciglia che sta servendo cocktail colorati a uno sciame di ragazze eccitate che stanno facendo a gara per la sua attenzione. 

“Stai sbavando." Lo punzecchia Theo mettendogli un braccio intorno alla vita. "Dovrei essere geloso?”

Stiles alza gli occhi al cielo. 

"Come se potessi avere qualche speranza con un tizio del genere."

"Ti sottovaluti." L’alpha lo avvicina a sé, ondeggiando al ritmo della musica non così assordante del bordo pista. "A me interessi e non mi reputo inferiore a quel tipo laggiù." 

Stiles non può credere alle sue orecchie.

Theo sta flirtando con lui! 

"Evidentemente devi avere dei seri problemi. Dimmi la verità, sei caduto dal seggiolone da piccolo?"

Theo avvicina la bocca al suo orecchio. 

“Fidati di me, ti farò cambiare idea." Promette suadente. 

Un brivido di anticipazione risale la schiena di Stiles.

L’alpha struscia il naso sul collo dell’omega, inspirando il dolce profumo dei feromoni che sta emanando.

“Hai un profumo così buono.” Ringhia dolcemente. 

“I-io…” Stiles deglutisce pesantemente.

Merda, quando è stata l’ultima volta che aveva preso i suoi soppressori? 

Non riesce a ricordarlo. 

Nella frenesia dell’ultimo mese non era stato facile tenere traccia di quando faceva la doccia, figuriamoci di quando assumeva le sue medicine.

Qualsiasi cosa lui e Theo finiranno per fare questa sera - o meglio se finiranno a fare qualcosa stasera - sarà meglio che avvenga in assoluta sicurezza. 

Una gravidanza non programmata è in cima alla lista di ‘casini universitari’ che si è categoricamente ripromesso di evitare.

Theo si preme contro di lui, caldo e avvolgente, una sicurezza solida contro cui sarebbe così facile abbandonarsi se solo Stiles volesse. 

L’omega però esita. 

L’alpha macina intenzionalmente i fianchi contro il suo sedere, sussurrandogli allusive promesse su quanto lo avrebbe fatto stare bene più tardi.

“Vado a prendere qualcosa da bere.” Stiles balbetta, fuggendo dal suo abbraccio.

Arrivato al bancone del bar, vi si accascia contro con un gemito pietoso. 

Odia la sua vita.

Il primo ragazzo che si interessa a lui da sempre e finisce per farsi prendere dal panico.
E se l’improvviso interesse di Theo fosse dovuto a semplici reazioni chimiche?

“Tutto ok amico?” 

Una delle bariste gli si avvicina.

Ha biondi capelli mossi, un sorriso ferino dipinto di un rosso acceso e indossa un top leopardato con un'audace scollatura.

Il farfuglio incomprensibile di risposta di Stiles la fa ridere. 

“Sembri aver bisogno di qualcosa da bere.” La ragazza gli piazza davanti al viso un bicchiere pieno zeppo di liquido azzurro. 

Il ragazzo alza un sopracciglio, fissando scettico la bevanda. 

“Cos’è?”  

“Io lo chiamo ‘the brave’.” 

Contro ogni buon senso nell’accettare drink da sconosciuti, Stiles si lascia vincere dalla curiosità, portando il bicchiere alla bocca. 

La bevanda gli fa formicolare la lingua al primo assaggio.

Ha un forte sapore di anice e qualcos’altro che non riesce ad identificare con quel semplice piccolo sorso.

Con coraggio, Stiles lo ingoia tutto d’un fiato, capendo immediatamente di aver fatto un tremendo errore di calcolo.

La sua gola sta andando a fuoco! 

“Oh, santo inferno!” Impreca tra i colpi di tosse, asciugandosi le lacrime che scendono dagli occhi.

“Erika, smettila di usare i clienti come cavia per i tuoi esperimenti.” Ammonisce ‘Mr. Sopracciglia sexy’, raggiungendo l’altra barista alle spalle e sbattendo un bicchiere d’acqua tra lei e Stiles. 

La ragazza sorride, sbattendo innocentemente le ciglia. 

“Al ragazzo sembra essere piaciuto.” 

Stiles alza un pollice dopo aver bevuto fino all’ultima goccia d’acqua.

“Se tralasciamo il quasi soffocamento, cento per cento approvato.” 

Le labbra di ‘Mr. Sopracciglia sexy’ si curvano verso l’alto per una frazione di secondo prima di tornare nella loro predefinita posizione imbronciata.

“Non dovresti accettare da bere dagli sconosciuti.” Lo rimprovera severamente l’uomo, spostandosi per servire un altro cliente. 

Stiles rotea gli occhi. 

“Chi ha sputato nel suo piatto di fagioli?” 

Erika ride della battuta, togliendo i bicchieri sporchi dal bancone. 

“Derek è fatto così, lascialo perdere.” Dichiara con una scrollata di spalle. “Allora, vuoi qualcos’altro da bere?”

“No grazie. Ci tengo alla mia vita.” Stiles si guarda intorno, cercando Theo tra la folla. 

L’alpha è a una decina di metri di distanza, intento a conversare con qualcuno che Stiles non riesce a riconoscere da questa distanza. 

“Sembra carino.” Commenta Erika seguendo la direzione del suo sguardo.

Stiles sospira amareggiato. 

“Lo è. E io sono solo… questo.” Dice, indicando sconsolatamente tutto se stesso. 

“Qualcuno qui ha un’evidente carenza di autostima.” 

“Facile parlare per te. Sei bellissima.” 

“Grazie. Ma anche tu non sei male.” 

Una risata aspra sfugge dalle labbra di Stiles.

“Credo tu abbia bisogno di un paio di occhiali.” 

Il piccolo pugno di erika lo colpisce sul braccio con inaspettata forza. 

“Ouch! Per che cos’era quello?” 

“Per le cazzate che escono da quelle labbra di cupido.” 

Stiles mette il broncio, ignorando il sottinteso complimento alla sua bocca. 

“Oh, non fare gli occhi da Bambi con me, ragazzo carino.” 

Le guance di Stiles diventano rosse. 

“Il mio nome è Stiles.” 

“Che razza di nome è Stiles?” Bofonchia Derek passando nuovamente dietro Erika per raggiungere una bottiglia di Martini su uno dei ripiano alle sue spalle. 

“È più un soprannome, ragazzone.” Ribatte Stiles facendogli l’occhiolino. “Non saresti in grado di pronunciare il mio vero nome nemmeno volendo.” 

Derek lo inchioda al suo posto con uno sguardo.

Wow. Quelli si che sono occhi spettacolari. 

Stiles può contare almeno tre colori diversi all’interno di essi. 

“Mettimi alla prova.” Il barista lo sfida sprezzante. 

Stiles si schiarisce teatralmente la voce. 

“Mieczysław.”

“Salute.” Ironizza la terza barista, unendosi ai due colleghi. Ha un cipiglio che rivaleggia con quello di Derek e, dai suoi tratti somatici, Stiles suppone che potrebbero essere imparentati. “Avete finito di giocare?”

Erika sposta una ciocca di capelli dalla spalla con un gesto annoiato. 

“Andiamo Cora, che problema c’è. Il locale non è nemmeno pieno.” 

“No, ma veniamo pagati per fare drink.” Ricorda severamente loro. “Non per flirtare con i clienti.” Aggiunge, puntando un dito accusatorio contro Derek. 

L’uomo lo schiaffeggia via.

“Non sto flirtando.” Ringhia. 

Le sopracciglia di Cora fanno questo strano movimento ondeggiatorio, fissandosi in un’espressione di derisorio scetticismo. 

“A chi diamine bisogna chiedere per avere da bere in questo posto?” Richiama infastidito un cliente a qualche metro di distanza, interrompendo la discussione. 

I tre baristi tornano rapidamente al lavoro.

Cora va a servire il tipo seccato, Erika si volta verso una coppietta appena arrivata e Derek…

“Buona serata, Mieczysław.” Saluta Stiles, impressionandolo con una perfetta pronuncia del suo nome.

Senza più nessuno con cui parlare, è giunto per Stiles il momento di tornare da Theo e affrontare le sue insicurezze.

L’omega si fa largo tra la calca di corpi sudati, rifiutando nel tragitto più di un paio di mani insistenti e inviti volgari.

Theo è appoggiato a una parete, giocando distrattamente con un bicchiere mezzo vuoto in mano. 

“Dov’eri finito?” Domanda imbronciato. 

“A prendere qualcosa da bere, ma devo essermi distratto.” Stiles si scusa, massaggiandosi imbarazzato il collo. “Ti va di ballare?” 

“Magari quando avrò finito di bere.” Risponde l’alpha, fingendo disinteresse. 

Stiles si allunga per strappargli di mano il bicchiere e finirne il contenuto. 

“Ora?” 

Theo ghigna compiaciuto, afferrandogli la mano e guidandolo al centro della mischia. 

Stiles non è un gran ballerino, ma Theo sembra accontentarsi di averlo avvinghiato contro di sé, un corpo flessibile e reattivo tra le mani, mentre vengono premuti insieme dalla folla. 

Non passa molto prima che entrambi siano evidentemente duri. 

In effetti, Stiles diventa duro in un tempo imbarazzantemente breve anche per i suoi standard.  

“Cazzo, Stiles. Il tuo odore...” Theo fa le fusa mentre le mani vagano sotto la maglietta di Stiles. “Non vedo l’ora di morderti.” 

Pericolo

Grida l’istinto di Stiles. 

“Non stai correndo un po’ troppo?” 

Faceva così caldo anche prima nel locale? 

“Oh, Stiles. Non preoccuparti. Sarai tu a chiedermi di farlo più tardi.” Ringhia l’alpha contro la sua giugulare, mordendo sperimentalmente la carne tenera. 

Stiles lo spinge via.

“Ho bisogno di aria.” Ansima, cercando di allontanarsi il più rapidamente possibile.

Theo cerca di afferrarlo, ma Stiles riesce a districarsi dalla sua presa e incespicare fino al bancone del bar, dove vede Derek.

“Stai bene?” Domanda preoccupato il barista, notando il volto arrossato del ragazzo e il suo evidente fiato corto. 

La gola di Stiles è secca e le parole faticano ad uscire, ma riesce comunque a gracchiare una risposta.

“No.”

Non sa cosa ci sia di sbagliato in lui. 

Si sente bruciare. 

La sua testa sta diventando pesante, una nebbia torbida si sta avvolgendo intorno alla sua razionalità. 

La sua mente sembra essere concentrata su un unico pensiero: sesso.  

Si sente come se stesse andado in calore.

Ma non può essere. 

Potrebbe anche aver saltato i soppressori una o due volte qua e là, ma non dovrebbe entrare in calore così all’improvviso. 

Non è normale. 

Una mano gli stringe possessivamente la spalla, facendolo trasalire.

“Stiles.” La voce di Theo arriva ovattata alle sue orecchie, ma non gli sfugge l'imperioso tono alpha celato in essa. “Torniamo a ballare.” 

Ora come ora Theo è l’ultima persona con cui Stiles si sentirebbe al sicuro a restare. 

Soprattutto dopo quello ha aveva detto. 

Se come crede sta entrando in calore, Theo ha dimostrato di non essere l’alpha giusto con cui condividere un momento così delicato. 

Stiles non è pronto a ciò che il morso comporta - ha vent’anni per l’amor del cielo - e reclamare qualcuno senza consenso è più grave di uno stupro. 

“Ho sete.” Boccheggia, cercando di guadagnare tempo per trovare una scappatoia. 

Le narici di Derek si allargano e le sue pupille si dilatano in risposta all'odore che le pervade.

Alpha, dunque, fornisce in un barlume di lucidità la mente di Stiles. 

"Tu sei-"

"Hai sentito cosa ha detto?” Theo interrompe Derek, circondando la nuca di Stiles con una mano, in una chiara pretesa di appartenenza che gli fa scappare un piagnucolio sofferente. “Ha sete." 

Derek fulmina l'altro alpha con sguardo disapprovante. 

"Cosa vi porto?" Recita meccanicamente.

Stiles è figlio di uno sceriffo, dovrebbe sapere come uscire da determinate situazioni di pericolo. 

Suo padre gli ha insegnato svariati metodi. 

Ma né il suo corpo né il suo cervello sembrano voler collaborare al momento.

La sua testa sta pulsando dolorosamente e deve costringersi a resistete all'impulso di toccarsi il cazzo dolorante pur di darsi un po' di sollievo dalla morsa del denim dei jeans sul cavallo. 

La sua indole omega lo prega di sottomettersi a Theo - l'alpha potrebbe provvedere ai suoi bisogni, lo ha promesso dopotutto - ma la poca razionalità rimastagli gli urla che quella sarebbe una pessima idea. 

Sa che c'è qualcosa che dovrebbe dire per rispondere alla domanda di Derek, qualcosa di facile da ricordare, un nome in codice che gli garantirebbe il suo aiuto senza gesti eclatanti.

“Voglio… io…” Ansima, aggrappandosi con le unghie al bancone. “Voglio un Angel shot.”

Quando incontra gli occhi di Derek sa che il barista ha capito il messaggio e la sua supplica.

Stiles chiude gli occhi, tirando un appagante sospiro di sollievo quando la mano di Theo gli viene strappata di dosso. 

Il rumore di vetri rotti e la voce di una donna che ordina a Derek di portarlo nel retro sono l'ultima cosa che ricorda prima di perdere i sensi.



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COWT-12 SETTIMA SETTIMANA - M2

PROMPT: Matrimonio

NUMERO PAROLE: 984

VALUTAZIONE: Giallo

AVVERTIMENTI: /

NOTA: Wedding Au


Derek non era un fan dei matrimoni.

Non comprendeva cosa ci fosse di così entusiasmante in tutta quella manfrina.

Sua madre lo stava trascinando da giorni in giro per negozi, scegliendo dalla A alla Z tutto l’occorrente per l’imminente matrimonio di Laura.

Le persone sembravano andare fuori di testa ogni qualvolta c’era da organizzarne uno.

Una lontana zia di Derek era stata davvero ricoverata in ospedale per esaurimento quando aveva dovuto organizzare il proprio matrimonio. 

Derek era felice per sua sorella, ma stava scommettendo che avrebbe avuto un aneurisma entro la fine della settimana se avesse dovuto continuare a sentir parlare di quale colore si abbinasse a un altro.

Per lui cipria, ecrù o beige erano lo stesso dannatissimo colore.

Non sapeva neppure che esistesse un maledetto color corda! 

Bomboniere, centrotavola, fiori e torte nuziali erano tutte cose che Derek reputava superflue e un inutile dispendio di denaro. 

Il matrimonio per Derek era solo un atto giuridico che indicava e convalidava l’unione di due persone ai fini civili o religiosi, un pezzo di carta che concedeva qualche diritto in più ma che a conti fatti, non rendeva una coppia più valida di un’altra. 

Il matrimonio era qualcosa di cui Derek non aveva mai sentito la necessità. 

Finché non incontrò Stiles Stilinski. 

Il ragazzo era uno degli invitati dello sposo, un altro vice sceriffo del dipartimento della contea di Beacon. 

Indossava un abito elegante grigio petrolio, dal taglio sobrio e portava al collo un papillon degli Avengers.

Uno dei cugini di Derek, seduto nella fila dietro a lui, definì il particolare infantile e inappropriato all’occasione.

Derek lo adorò invece.

Era un nerd segreto e indossava sotto il proprio completo dei boxer di Superman. 

Derek si innamorò definitivamente di Stiles quando il ragazzo si intromise in una conversazione che stava avendo con Peter durante il ricevimento.

Il suo sarcasmo pungente lo conquistò in un batter di ciglia.

Quando Stiles afferrò il bouquet lanciato da Laura tra le risate generali, Derek lo prese come un segno del destino. 

Invitò Stiles ad uscire prima che la notte fosse conclusa.

Sette mesi esatti dopo quella data, Derek gli chiese di sposarlo. 

Troppo presto?

Può darsi.

Ma tutti i loro amici concordavano nel dire che fossero fatti l’uno per l’altro.

Come Derek si aspettava che succedesse, i preparativi mandarono fuori di testa tutte le persone intorno a loro. 

“Non possiamo saltare direttamente al sì e evitare tutto questo?” Implorò accasciandosi sulla sedia.

Stiles rise seduto di fianco a lui, sporgendosi per baciargli la guancia.

“Abbiamo quasi finito per oggi.” Promise comprensivo, tornando a dedicare la propria attenzione al campionario che Lydia stava mostrando loro. 

“Che ne dici di questi?” Chiese la ragazza dai lunghi capelli color fragola, indicando una foto di ortensie. 

“Cora è allergica a quelli.” Ricordò Stiles, rigettando la proposta.

Le labbra di Derek si curvarono in un piccolo sorriso.
Ringraziò mentalmente il compagno per essersi ricordato di quel particolare.

Si erano accorti per caso dell’allergia di sua sorella minore al matrimonio di un lontano cugino, quando lei aveva appena tredici anni.

Cora era seduta esattamente di fianco ad un grosso vaso di fiori contenenti ortensie e i suoi occhi erano diventati fiammeggianti e lacrimanti prima che il prete riuscisse a far scambiare i voti agli sposi. 

Sembrava quasi che avesse fatto uso d’erba. 

Nel panico, Talia l’aveva trascinata al pronto soccorso, ringraziando il cielo quando i medici la tranquillizzarono dicendole che l’allergia non era grave al punto da far avere alla ragazza reazioni peggiori, come una crisi respiratoria.

Con la prescrizione di collirio cortisonico, tornarono al matrimonio a festeggiamenti quasi conclusi.

Da allora Cora evitava le ortensie come la peste. 

Derek allungò il dito verso un’altra foto, fermando Lydia dal voltare pagina.

“Questi.” 

Lydia alzò un sopracciglio, osservando dubbiosa l’immagine dei ranuncoli. 

“Sei sicuro?” 

“Sicurissimo.” 

Stiles allungò una mano sotto il tavolo per stringere grato quella di Derek. 

I ranuncoli erano i fiori preferiti della sua defunta madre. 

Erano fiori semplici e eleganti, che la donna amava coltivare in giardino.

Claudia avrebbe adorato Derek, pensò Stiles mentre Lydia segnava le loro scelte sul proprio ipad e dichiarava finita la loro sessione di planning. 

L’organizzazione del matrimonio fu meno traumatica di quanto Derek avesse previsto, grazie anche a Lydia che si occupò di gran parte dei preparativi.

Il grande giorno arrivò e nel giro di poche ore Stiles e Derek avevano una fascia argentata intorno all’anulare della mano sinistra. 

Cora fu quella ad afferrare il bouquet lanciato da Stiles - lanciato soltanto per tradizione - e Isaac nascose il proprio rossore in un calice di champagne.

Laura scommise che i due si sarebbero sposati entro la fine dell’anno. 

Derek teneva stretto Stiles tra le braccia, volteggiando dolcemente sulla pista da ballo al ritmo di un lento.

“Stai ancora contando i passi?” Punzecchiò bonariamente in un sussurro suo marito. 

Derek roteò gli occhi ma non negò le accuse.

Saper ballare non era tra le sue qualità. 

Nonostante le lezioni di ballo che Peter gli aveva gentilmente regalato in vista della cerimonia, era già tanto che riuscisse a non pestare i piedi al partner. 

“Pensi che potremmo sgattaiolare via per una mezz’ora circa?” Soppesò Stiles stringendolo più strettamente.

“Hai qualcosa di meglio da fare che ballare con me?” Ironizzò Derek, sospettando dove Stiles sarebbe andato a parare.

Stiles sorrise maliziosamente. 

“Qualcosa di molto meglio, marito.” Alluse con un movimento sciocco delle sopracciglia. 

Derek amava il suono di quella parola sulle sue labbra. 

“Lydia ci ucciderà.” 

“Lydia ha bevuto abbastanza champagne da non accorgersene.”

Derek non oppose resistenza, seguendolo verso i bagni.

Nessuno osò commentare i loro vestiti stropicciati o i capelli arruffati di Derek quando riapparvero. 

Stiles sorrise soddisfatto, alzando un calice per brindare al loro futuro.

Derek non amava i matrimoni.

Ma amò per il resto della propria vita l’aver sposato Stiles Stilinski.


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COWT-12 SETTIMA SETTIMANA - M6

PROMPT: Sport e NSFW

NUMERO PAROLE: 2074

VALUTAZIONE: Rossa

AVVERTIMENTI: /

NOTA: /


Derek mosse il cavallo per mangiare la torre di Stiles.

“Scacco.” Dichiarò, aspettando la prossima mossa del ragazzo.

Il giovane si chinò sulla scacchiera, studiando le pedine nere e bianche con attenzione. 

Erano gli unici nel loft in quel momento.

Il resto del branco era sparpagliato da qualche parte in città o nella Riserva, cercando di rintracciare la tana dei troll che nell’ultima settimana avevano dato loro filo da torcere.
Non sia mai che avessero un’estate tranquilla.

Stiles aveva passato l’intera giornata a fare ricerche, sdraiato sul divano di Derek. 

Deaton era sparito chissà dove e non avevano altre fonti su cui fare affidamento se non Google e i libri in loro possesso per trovare un metodo con cui liberarsi del problema. 

Dopo ore in cui Stiles non aveva sollevato il naso dal computer o dai libri, il lupo lo aveva costretto a fare una pausa prima che il suo cervello friggesse.

“Non posso fare una pausa, Derek. Devo trovare un modo per uccidere quegli stronzi.” Aveva protestato il ragazzo, cercando di trattenere al petto il libro che Derek voleva strappargli di mano.

La sua animosità dovuta alla grossa ammaccatura sulla tanto amata vecchia jeep, di cui i troll erano stati artefici. 

“Quindici minuti. Non ti ucciderà prenderti quindici minuti per riposare.”

Stiles sbuffò derisorio.

“Qualcuno potrebbe effettivamente morire in quei quindici minuti, Derek.”

“Nessuno morirà nei prossimi quindici minuti.” Dichiarò il lupo, vincendo la contesa sul libro. “Ora riposa.” 

Era stato subito chiaro che Stiles fosse troppo nervoso per star fermo a riposare. 

Continuò a tamburellare nervosamente con la gamba, quasi stesse contando lo scorrere dei secondi.

Derek doveva trovare un modo per distrarlo o avrebbe ucciso il suo ragazzo prima dello scadere dei quindici minuti, rendendo falsa l’affermazione precedentemente fatta.

Fu così che gli venne in mente di tirare fuori la scacchiera. 

“Non avevi detto che dovevo riposare?” Fece notare Stiles sistemando le pedine.

Derek scrollò le spalle.

“Gli scacchi sono rilassanti.” 

Derek non si era mai sbagliato così tanto.

Quindici minuti si erano trasformati in venti e poi in un’ora prima che se ne rendesse conto.

Stiles aveva preso fin troppo seriamente la sfida, perdendosi nei ragionamenti di ogni singola mossa. 

Il ragazzo strinse tra le dita il proprio alfiere, spostandolo in difesa del re e annullando il vantaggio di Derek.

“A te.” Passò il turno, sfoggiando un sorrisetto soddisfatto. 

Derek stava per fare la sua prossima mossa quando una carezza lungo il polpaccio lo distrasse.

“Stiles.” Richiamò il lupo.

L’adolescente sorrise con finta innocenza.

“Che cosa?” 

“Stai cercando di distrarmi?” Accusò Derek spostando un pedone in avanti.

“Perché, è così facile farlo?” Ribatté l’altro, mangiando la pedina con l’unica torre che gli era rimasta. 

Una mossa che Derek aveva previsto quando aveva deciso di muovere l’esca. 

Si fermò dal muovere il proprio alfiere, ingoiando un’imprecazione sorpresa quando il piede scalzo di Stiles premette tra le sue gambe. 

Stiles.”

“Fai la tua mossa, Derek.” Incoraggiò l’altro. 

Il lupo mannaro deglutì pesantemente, spostando l’alfiere mentre le sue narici venivano riempite dall’odore pungente dell’eccitazione di Stiles. 

“Scacco.” Ripeté nuovamente. 

Il piede di Stiles si mosse lascivo contro il cavallo dei suoi pantaloni.

Stiles riuscì nuovamente ad eludere lo scacco matto, arretrando con il proprio re. 

La partita continuò in un botta e risposta serrato. 

Ad ogni mossa, Stiles si faceva più ardito nelle sue distrazioni e il controllo di Derek sempre più vacillante. 

Derek affondò le unghie nel legno duro del tavolo quando il ragazzo slacciò la cerniera dei pantaloni, afferrando il proprio cazzo e iniziando a masturbarsi come se nulla fosse.

Era impressionante come riuscisse a restare concentrato per rispondere agli attacchi di Derek mentre ansimava a bocca aperta con gli occhi socchiusi dal piacere.

Derek era completamente duro e al limite quando Stiles finalmente pose fine alla partita.

“Scacco matto.” Proclamò, gemendo acutamente di soddisfazione nell’incastrare il re di Derek con la propria regina.

Derek fissò a bocca aperta il ragazzo seduto di fronte a lui.

Stiles era appena venuto e aveva vinto la partita. 

“Mhm, mi ci voleva decisamente questa pausa.” Dichiarò sornione l’adolescente. “Vuoi la rivincita?”

Derek scaraventò via scacchiera e pedine, avventandosi su di lui per premerlo contro il pavimento. 

“Ti diverti?” Ringhiò, prendendogli la mano per succhiargli le dita sporche di sperma. 

“Tu no?” Fece le fusa l’altro. 

“Conosco un modo in cui potremmo divertirci molto di più entrambi.” Sostenne il lupo mannaro, afferrandogli i fianchi. 

“Se questo modo comprende il tuo cazzo nel mio culo, sono totalmente d’accordo.” 

Derek lo sollevò con facilità, trasportandolo su per la scala a chiocciola fino in camera da letto. 

Stiles rimbalzò sul materasso con una risata. 

“Lo sai vero che quindici minuti sono belli che passati?”

Derek lo zittì istantaneamente con un bacio.

“Prepotente.” L’apostrofò giocosamente il ragazzo.

Derek ghignò predatorio, allungandosi verso il comodino per recuperare il lubrificante. 

“Hai resistito anche più di quanto avessi immaginato.” Commentò pensieroso Stiles mentre Derek lo aiutava a togliere i vestiti. “Non sono abbastanza buono per te, Der? È per questo che ci hai messo così tanto a decidere di fottermi?” 

Il lupo mannaro lo inchiodò contro il materasso.

“Cercavo di concentrarmi sulla partita.” 

“Non riesci a fare due cose insieme?”

“Non quando sei tu la distrazione.” Ammise Derek, prendendo in bocca uno dei capezzoli del giovane per lapparlo fino a renderlo duro come un piccolo sassolino. 

Stiles si inarcò sotto di lui in cerca di attrito, il suo membro nuovamente sull’attenti.

Essere un adolescente carico di ormoni con un periodo refrattario ridicolmente breve era una fortuna in certi casi. 

“Stai dicendo che sono la tua kryptonite?” 

Il lupo sbuffò, massaggiando con un dito l’anello di muscoli nascosto tra le natiche del ragazzo.

“Non sono Superman.” 

“Il tuo cazzo è sicuramente super.” Sostenne Stiles, mordendosi il labbro quando il dito scivolò nel suo ingresso. 

“Solo per quella battuta dovrei alzarmi e lasciarti qui a rimpiangere le tue azioni.” 

“Non ci riusciresti.” Derise l’altro.

La mano di Derek si fermò.

“È una sfida?” 

Sembrava così serio che Stiles ebbe davvero paura che si alzasse per lasciarlo duro nel letto a doversi occupare da solo della propria erezione. 

“No, no. Nessuna sfida.” Si affrettò a rispondere. “Ora, che ne dici di sbrigarti a scoparmi così che possa tornare alle mie ricerche e salvare il culo peloso dei nostri amici?” 

Derek alzò gli occhi al cielo.

“Chi è il prepotente tra i due ora?” 

“Chiamami come ti pare, ma cerca di mettere il tuo cazzo nel mio culo entro il prossimo minuto.”

Ci volle più di un minuto per preparare Stiles.

Un po’ perché era infattibile distendere adeguatamente il perineo di qualcuno in quel breve lasso di tempo e un po’ perché Derek era ‘uno stronzo sadico’ a detta di Stiles.

Il lupo mannaro si stava semplicemente prendendo una piccola rivincita sul ragazzo per averlo tormentato durante la partita di scacchi. 

“Ok, credo di essere pronto.” Assicurò ansimante l’adolescente. 

“Mhm, non sono così sicuro…” Punzecchiò il lupo, mordicchiandogli la carne tenera della gola. 

“Fidati di me, conosco il mio corpo.” Ribatté il giovane cercando attrito, gemendo frustrato perché nessuno stimolo era abbastanza. “Der, per favore.”

“Mi piace quando implori.” Derek gli sollevò le gambe, premendo contro il suo buco arrossato e lucido di lubrificante.

“Come ho detto, sadico.” Borbottò l’altro, accogliendo la prima lenta spinta del compagno. 

Derek impostò un ritmo lento e logorante. 

“Più veloce. Non sono fatto di vetro.” Incitò Stiles, artigliando le lenzuola tra le dita.

“Non sembravi avere tutta questa fretta mentre pensavi alle mosse da fare a scacchi.” Si fece beffe il lupo mannaro, leccando una goccia di sudore che stava scivolando lungo il mento di Stiles. 

“Gli scacchi sono uno sport di strategia. Il sesso è un’arte.” 

“Devo star facendo qualcosa di sbagliato se riesci ancora ad articolare frasi di senso compiuto.”

La bocca di Stiles si spalancò in una ‘o’ perfetta quando Derek sbatté contro la sua prostata, facendogli vedere le stelle. 

“No. è perfetto. Continua così.” Incoraggiò il giovane.

Derek lo accontentò, conscio di non poter protrarre quel gioco in eterno neppure se lo avesse voluto.

Era già al limite quando avevano iniziato. 

Trattenersi dal venire quando era avvolto nel calore di Stiles, con l’odore della lussuria che gli solleticava il naso e i gemiti del ragazzo che sussurravano come musica alle sue orecchie, stava diventando un vero e proprio sforzo fisico. 

La mano di Derek scese lungo il ventre accaldato e sudato di Stiles, stringendosi contro il suo membro gocciolante, prendendo a muoversi al ritmo delle sue spinte.

L’orgasmo tolse a Stiles il respiro quando lo investì.

Derek lo seguì subito dopo, accasciandosi esausto su di lui.

“Pesi.” Farfugliò il ragazzo cercando di spostarlo.

Derek rotolò di lato con un brontolio contrariato.

Rimasero così per un tempo indefinito, godendosi la nebbia postcoitale.

Stiles prese a tracciare disegni con le dita tra i peli del braccio di Derek, assorto nei propri pensieri.

“Non credo di avere energie per alzarmi.” Disse sinceramente, rannicchiandosi più vicino per rubargli calore quando uno spiffero lo fece rabbrividire.

“Allora non farlo.” Rispose Derek stringendolo affettuosamente al petto.

“Ma devo andare a fare ricerche.” Lamentò l’altro, iniziando ad alzarsi.

Derek lo trattenne.

“Gli altri sopravvivranno per una notte.”

Stiles guardò verso la porta, decidendo che era troppo lontana da raggiungere per le sue gambe molli. 

“Hai ragione. Possono sopravvivere per una notte.” Concesse, baciando dolcemente Derek sulle labbra.

I due finirono per addormentarsi, venendo svegliati dal trillare del cellulare di Stiles.

Era Scott che li informava che il problema dei troll era stato risolto. 

Lydia li aveva fatti saltare in aria con una granata rubata a Chris Argent, affermando che era stufa di farsi rovinare l’estate da ogni creatura soprannaturale il Nemeton avesse attratto a Beacon Hills. 

Né Stiles o tantomeno Derek potevano darle torto.

Il branco si riunì nel loft il giorno seguente per festeggiare la vittoria, ordinando pizza e guardando un film.

“No Lydia. Non stiamo guardando The Notebook per la ventesima volta.” Contestò Derek, vedendole in mano la familiare custodia del film.

"Ventitreesima. Le sto contando.” Informò Stiles seduto sul divano. 

“Visto che sono quella che ci ha liberato dai troll dovrei essere anche quella a decidere cosa guardare.” Affermò sfrontatamente la banshee.

Il lupo mannaro le tolse il dvd di mano. 

“Visto che questo è il mio appartamento e il mio lettore dvd, non hai voce in capitolo.” 

Stiles guardò terrorizzato Lydia stringere gli occhi per fulminare Derek.

“Hey Der, ridalle il disco.” 

Il resto del branco fissò la ragazza in attesa di uno scatto d’ira e della conseguente morte di Derek.

Stupendo tutti, Lydia tirò un profondo respiro e si calmò.

“Va bene, scegli tu il film allora.” Convenne accomodante. 

Derek si sedette al fianco di Stiles pensando che era stato troppo facile convincerla. 

Aveva supposto di perdere almeno un arto nella lotta, ma forse Lydia particolarmente era di buon umore oggi. 

“Questo film è così noioso. Una partita a scacchi sarebbe più entusiasmante.” Stiles e Derek si congelarono al commento che la banshee fece a un certo punto della visione. “Isaac, puoi passarmi la scacchiera?” Chiese la ragazza al beta, sogghignando perfidamente in direzione di Derek.

Il lupo sembrò confuso dalla richiesta fuori contesto ma si alzò per prenderla. 

Isaac lasciò cadere a terra la scacchiera come se gli avesse bruciato una mano. 

“Ommiodio, perchè puzza di sperma?!” Sbraitò, coprendosi il naso.

Scott si avvicinò, annusando.

“Davvero ragazzi?” Rimproverò l’alpha, voltandosi verso il suo migliore amico e il ragazzo di questo, giudicando entrambi.

Stiles e Derek si fecero piccoli sul divano.

Scott passò l’ora seguente facendogli la ramanzina su quanto fosse stato scorretto da parte loro divertirsi alle spalle di tutti mentre il branco rischiava la vita contro i troll.

Stiles cercò di dare la colpa a Derek e Derek di dare la colpa a Stiles, finendo con il litigare.

Stiles se ne andò dichiarando arrabbiato che non avrebbe più fatto sesso con Derek perchè era un coglione. 

Derek gli urlò che era un idiota.

Impiegarono una settimana a far pace e cedettero alle scuse soltanto perché tutti erano stanchi di essere vittima dei loro malumori. 

La loro riappacificazione comportò del fantastico sesso arrabbiato contro il muro e una quantità inumana di gelato e patatine ricce.

Derek trasse un grande insegnamento da quell’episodio.

Mai in alcun modo mettersi tra Lydia Martin e The Notebook.
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COWT-12 SETTIMA SETTIMANA - M4

PROMPT: Harry Potter

NUMERO PAROLE: 1379

VALUTAZIONE: Gialla

AVVERTIMENTI: /

NOTA: Raccolta


Argent era un cognome conosciuto da tutta la comunità magica.

Non per lodevoli motivi, tutto il contrario.

Gli Argent erano conosciuti per essere un’antica famiglia di cacciatori di streghe. 

Babbani che da generazioni perseguitavano il sangue magico e avevano collezzionato innumerevoli vittime.

Addestravano i figli a riconoscere i segni di stregoneria fin dalla tenera età.

Nessun Argent si era mai chiesto se fosse giusto o sbagliato uccidire un mago o una strega o qualsiasi altra creatura magica che avessero scovato.

Almeno finché tra i loro discendenti non nacque una strega.

Allison Argent era una bambina timida dai lunghi capelli color cioccolato e il sorriso dolce.

Amava tirare con l’arco, fare ginnastica e andare allo zoo con sua zia Kate.

Era l’orgoglio di suo nonno.

Il vecchio l’adorava e non smetteva di ripeterle durante le sue visite quanto non vedesse l’ora di addestrarla personalmente, non appena fosse stata abbastanza grande. 

Allison conduceva una vita perfettamente felice.

Finché non ricevette una strana lettera da una scuola di nome Hogwarts che spaccò in due la sua famiglia. 

Dopo l’arrivo di quella missiva che la informava di essere una strega e dell’ammissione alla scuola di Magia e Stregoneria, non passò giorno in cui i suoi genitori non litigassero.

Allison iniziò a preoccuparsi seriamente di cosa comportasse la definizione strega quando fece scoppiare una lampadina con la sola forza del pensiero.

O almeno credeva di essere stata lei.  

Ricordava solo di essere sta molto stressata e di essersi sentita pronta ad esplodere. 

Poi c’era stato uno scoppio e il rumore di vetri rotti che colpiva il pavimento.

“Non è naturale, Chris.” Sentì dire quella sera a sua madre.

I suoi genitori non si preoccupavano più di tenere la voce bassa per non farsi sentire. 

Allison si strinse nella coperta di pile, usandola come armatura contro il mondo. 

“È nostra figlia, Victoria.” Rimproverò aspramente il marito. “Come puoi dire una cosa del genere?” 

“È una strega, Christopher.” Ribattè acidamente la donna.

“Questo non cambia nulla.” Rispose freddamente l’altro. 

“Questo cambia tutto!” Urlò Victoria. “Sai che dovremmo ucciderla.” 

Gli occhi di Allison si riempirono di lacrime. 

“Noi non uccideremo nostra figlia.” Sentì suo padre ringhiare minacciosamente. “Mi meraviglio che tu abbia potuto anche solo prenderlo in considerazione.” 

“Pensi che sarei felice di farlo?” Accusò la moglie. “Tuo padre le piazzerà una pallottola in fronte non appena avrà qualche sospetto. Non oso nemmeno immaginare cosa potrebbe partorire la mente di tua sorella. Preferisco darle una morte rapida e indolore.”

“Victoria.” 

Allison strinse al petto il suo orsacchiotto preferito, trattenendo il respiro. 

“Se solo proverai a torcere un capello a mia figlia, ti ucciderò io stesso.” Promise il signor Argent, chiudendo la discussione. 

La mattina seguente Allison venne svegliata da suo padre alle prime luci dell’alba. 

L’uomo la aiutò a preparare le sue cose e nel giro di qualche ora erano in viaggio, lasciandosi alle spalle il passato.

Tre giorni più tardi, facevano colazione in una tavola calda, controllando insieme la lista dei materiali scolastici per Hogwarts. 

Allison fremeva di anticipazione. 

Avrebbe imparato a fare magie!

L’eccitazione la distraeva dal pensare a quanto le mancasse sua madre e il resto della sua famiglia, nonostante fosse ben consapevole di ciò che pensavano su di lei e di cosa avrebbero fatto se suo padre non l’avesse portata via.

“Qui dice che posso avere un animale domestico.” Indicò la ragazzina, puntando il dito sulla pergamena. “Posso avere un gatto?” 

Chris sorrise gentile, sorseggiando il proprio caffè. 

“Pensi di potertene prendere cura, Allie?” 

“Certo!” Assicurò Allison.

“Come hai fatto con Tippete?”

Tippete era il nome del criceto di Allison, morto l’estate precedente mentre la ragazzina era in vacanza al campo estivo.

“Sai che non è stata colpa mia. Zia Kate doveva dargli da mangiare mentre non c’ero.” Ricordò rattristandosi la ragazzina.

Il signor Argent si sciolse di fronte al suo adorabile broncio. 

“Va bene. Prenderò in considerazione l’idea.” Concesse il genitore. 

Allison sorrise raggiante come il sole.

“Grazie papà!” 

Procurarsi tutto l’occorrente per l’anno scolastico fu stressante per i due Argent.

Ovunque andassero le persone sembravano sapere chi fossero e li guardavano di traverso, trasudando diffidenza e sospetto. 

Dovevano ringraziare solamente la presenza di Rubeus Hagrid se non trovavano le porte chiuse al loro passaggio. 

Il mago mezzogigante era stato incaricato da ALbus Silentein persona di aiutarli. 

L’unica persona che trattò gentilmente gli Argent fu Olivander, il fabbricante di bacchette. 

Allison uscì dal suo negozio con una bacchetta d’olmo e crine d’unicorno. 

Hagrid stava aspettando lei e suo padre appena fuori la porta, reggendo in mano un qualcosa coperto da un telo.

“Cosa stai nascondendo?” Domandò la ragazzina incuriosita. 

L’omone scoprì la gabbia, mostrando la palla di pelo nera al suo interno che iniziò immediatamente a miagolare.

“Sorpresa.” 

Allison allungò le dita nelle fessure metalliche per accarezzare la testolina del gatto.

“È per me?” Chiese incredula. 

Il micio le leccò le dita con la sua linguetta rugosa, facendole il solletico e scatenando le sue risa.

“Avevo detto che avrei preso in considerazione l’idea di farti avere un animale.” Spiegò suo padre. “Hagrid mi ha aiutato a trovarne uno adatto.” 

Hagrid gonfiò il petto con orgoglio. 

“Perchè un gatto? Sembri il tipo che sceglierebbe un gufo.” Domandò la giovane strega ad Hagrid.

Non sembrava minimamente dispiaciuta della sua scelta mentre coccolava l’animale.

“Mi sembravi più un tipetto da gatto.” Spiegò gioviale l’uomo, facendo loro strada verso la loro prossima meta.

“In realtà, preferisco i cani.” Confessò Allison. “Ma questo gatto è adorabile.”

“Se ti piacciono i cani, amerai Thor.”

“Chi è thor?”

“Il mio cane. Un alano tedesco che pesa probabilmente il triplo di te.” Rise il guardiacaccia di Hogwarts. 

“Cane che presumo sia ben addestrato.” Alluse Chris. 

“Amico, Thor è così pigro che l’unico male che potrebbe fare è soffocare qualcuno addormentandocisi sopra.” 

Il 1 Settembre arrivò troppo in fretta. 

Allison non vedeva l’ora di essere a Hogwarts, contando ogni mattina sul calendario quanti giorni mancavano alla partenza.

Chris non era ancora pronto a separarsi dalla sua adorata bambina, ma non aveva altra scelta. 

La accompagnò a King’s Cross di buon ora, affrontando insieme la ricerca del binario 9 e ¾ finché una strega, seguita da una bambina poco più giovane di Allison, ebbe pietà di loro e gli indicò il modo giusto per arrivare al treno. 

“Mi chiamo Talia Hale.” Si presentò la donna, stringendo la mano di Chris. “E lei è Cora. Una dei miei ragazzi.” 

“Chris… Argent.” L’uomo pronunciò il proprio cognome con mortificazione. “Questa è mia figlia Allison. È al primo anno.” 

“Oh.” Esclamò sorpresa la strega, squadrando l’insolito duo. “Non sapevo che tra gli Argent ci fossero maghi.” 

“Solo Allison.” Chiarì Chris, stringendo protettivo la spalla della figlia.

Talia sorrise rassicurante, rivolgendosi direttamente alla ragazzina. 

“Hogwarts ti piacerà, vedrai. È la scuola migliore per i giovani maghi e streghe del domani. Albus Silente è un preside e uomo eccezionale. Nonché il mago ad aver sconfitto Colui che non deve essere nominato.” 

Allison la fissò confusa, non capendo la maggior parte di ciò che le stava dicendo. 

“Se dovessi trovarti in difficoltà, sono sicura che mia figlia Laura e mio figlio Derek saranno ben disposti ad aiutarti.” Offrì gentilmente in aggiunta la strega prima di salutarli.

L’incontro fu un sollievo per Chris.

Forse Allison non sarebbe stata vittima costante dei pregiudizi. 

Il treno fischiò, annunciando l’imminente partenza. 

“Mi scriverai?” Chiese Chris, stringendo la figlia tra le braccia.

“Certo che lo farò.” Garantì Allison. 

Lo sguardo della giovane si rabbuiò.

“Cosa c’è?” Interrogò il padre, notando immediatamente il suo improvviso cambio d’umore. 

“Credi che potrei scrivere una lettera alla mamma?” Domandò esitante la figlia. “Magari potrebbe convincerla a cambiare idea…”

“Non credo sia una buona idea, Allie. È pericoloso.” Ricordò ragionevolmente il genitore. 

La ragazzina annuì delusa, abbracciandolo un’ultima volta prima di salire sul treno. 

Allison Argent discendeva da una famiglia di cacciatori di streghe ed era a sua volta una strega.

In futuro avrebbe avuto un ruolo decisivo nella battaglia contro le forze oscure e il suo cognome, così come il suo retaggio, non sarebbero più stati un’onta. 

Ma quel giorno era ancora lontano.

Chris guardò la locomotiva con sua figlia a bordo allontanarsi verso l’orizzonte, augurandole buonafortuna. 


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COWT-12 SETTIMA SETTIMANA - M4

PROMPT: Harry Potter

NUMERO PAROLE: 844

VALUTAZIONE: Arancione

AVVERTIMENTI: /

NOTA: Raccolta


Stiles era nascosto sotto le coperte, seduto in una posizione che per chiunque altro sarebbe stata scomoda, leggendo un libro al lume di bacchetta e trangugiando una ciotola di ramen istantaneo bollente. 

Se c’era qualcosa che amava dei babbani era la loro capacità di creare cibi di facile preparazione e ottimi per le papille gustative.

Stiles gliene sarebbe sempre stato grato e anche la sua cucina, a cui aveva già dato fuoco due volte da quando lui e Derek erano andati a vivere insieme. 

“Baby, puoi spegnere il lumos?” Gemette assonnato il lupo mannaro, nascondendo la faccia nel soffice cuscino. 

“Ancora un capitolo.” Pregò Stiles con la bocca piena di cibo. 

Il letto scricchiolò. 

Derek si mise a sedere, strattonando via le coperte da sopra Stiles. 

"Stai mangiando a letto?" 

Il giovane mago lo fissò paralizzato come un cerbiatto colpito dalla luce dei fari di una macchina. 

"No?" Tentò di mentire, cercando di nascondere le prove incriminanti. 

"Finirai per versare il brodo ovunque." Rimproverò l'altro, alludendo alla brutta abitudine di Stiles di fare spuntini notturni che poi irrimediabilmente finivano ad imbrattare le coperte a causa della sua sbadataggine.  

"È stato una volta!" Protestò Stiles, respingendo le accuse. 

"Mi hai quasi ustionato."

"Non fare la regina del dramma. Sei guarito in meno di un minuto."

Derek alzò gli occhi al cielo.

"Questo non significa che abbia fatto meno male." Dichiarò, allungando la mano sul comodino per prendere la propria bacchetta. 

Con un fluido gesto e una pronuncia impeccabile, lanciò un incantesimo sulla ciotola di ramen, rendendola incapace di straripare.

"E questo da dove viene fuori?" Domandò Stiles stupito. 

"Bisogna sempre essere preparati con te." Ironizzò il compagno, rimettendosi giù per cercare di tornare a dormire. 

Stiles finì tranquillamente il suo capitolo e lo spuntino, accoccolandosi poco più tardi lungo la linea calda e invitante del corpo di Derek. 

"Deeereeeek~" Fece le fusa nel suo orecchio.

La sua bocca tracciò una scia di piccoli baci umidi fino a un punto particolarmente sensibile del collo che stuzzicò magistralmente con i denti. 

"Nhn, Stiles." Sospirò Derek, cercando di ignorare una parte del proprio corpo che stava già iniziando a interessarsi alle attenzioni del partner. "Dobbiamo alzarci presto domani." 

"Saremo veloci." Promise l'altro, lasciando scivolare la mano sul davanti delle sue mutande per prendergli a coppa il membro mezzo eretto. "Andiamo baby, è passato troppo tempo."

"Abbiamo fatto sesso ieri." 

"Esatto. Ventiquattr'ore sono un sacco di tempo."

Derek si rotolò per ingabbiarlo sotto di lui e baciarlo. 

"Sei ridicolo." 

Stiles sorrise, cingendogli il collo con le braccia.

"Mi ami anche per questo."

"E tu te ne approfitti." 

Stiles gli avvolse le gambe in vita e con un colpo di reni invertì le posizioni. 

"Non abbiamo tempo da perdere con i nostri preliminari verbali, amore." Il mago afferrò la bacchetta con un ghigno malizioso, agitandola frettolosamente e recitando un incantesimo che Derek non aveva mai sentito prima. 

"Cos'hai appena fatto?" Chiese il lupo mannaro, studiando la stanza e il compagno in cerca di cambiamenti. 

Stiles si morse il labbro, arrossendo vistosamente. 

"Ho saltato la fase che ci separava dal divertimento." 

Derek spalancò la bocca. 

"Ti sei appena preparato usando la tua bacchetta?"

Stiles scoppiò a ridere per la scelta di parole.

"Cazzo. Ti è uscita proprio male. Ma sì." Confermò, alzando i fianchi per calare pantaloni e boxer. "Bisogna sempre essere preparati con te." Citó sarcastico. 

Derek gli afferrò la nuca per baciarlo. 

“Apprezzo lo sforzo. Ma mi piace quella parte.” Brontolò imbronciato, aiutando Stiles a togliersi i vestiti e liberandosi anche lui degli indumenti intimi. “Amo allungarti con le dita e vedere come ti fotti su di loro in attesa di prendere il mio cazzo.”

Stiles si inarcò, accogliendo il membro di Derek tra le natiche. 

“Merda. Se continui a parlare in questo modo, questo finirà ancor prima di iniziare.” 

Il lupo mannaro accennò una spinta sperimentale. 

“Non volevi che fosse veloce?” Canzonò Derek. 

Non così veloce.”

Derek sorrise, regolando le proprie spinte in base ai gemiti e agli ansiti che lasciavano la bocca implorante di Stiles. 

“Derek. Der, per l’amor di Merlino…” 

“Andiamo, baby. Vieni per me.” Incitò Derek con voce roca, masturbando il compagno al ritmo delle proprie spinte.

Il seme di Stiles schizzò sul suo stomaco, imbrattando la pelle arrossata e sudata. 

A Derek fu sufficiente annusare l’odore della soddisfazione nel profumo del compagno per cadere oltre il limite. 

Ad un passo dal crollare tra le coperte umide, Derek venne fermato da Stiles che nuovamente usò la sua bacchetta in modo creativo.

L’incantesimo fece svanire il pasticcio di liquidi che entrambi erano troppo stanchi per pulire e il quale avrebbe comportato un fastidioso risveglio l’indomani.

“Fai un uso davvero improprio della magia.” Constatò Derek.

Stiles rimboccò loro le coperte. 

“Sei solo invidioso della mia fantasia.” 

Il lupo lo zittì con un ultimo bacio, ricordandogli che dovevano dormire o domani sarebbero assomigliati a dei Dissennatori quando sarebbero dovuti andare a lavorare.

Stiles obbedì d’accordo, chiudendo gli occhi e scivolando in un sonno tranquillo, cullato dal ritmo del cuore del partner. 


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COWT-12 SETTIMA SETTIMANA - M4

PROMPT: Harry Potter

NUMERO PAROLE: 901

VALUTAZIONE: Gialla

AVVERTIMENTI: /

NOTA: Raccolta


L’idea di assistere alla finale della Coppa del Mondo di Quidditch fu di Stiles. 

“Consideralo un regalo di compleanno.” Dichiarò il giovane Auror, baciando la guancia barbuta del suo ragazzo. 

“Il mio compleanno è tra quattro mesi.” Ricordò Derek, nascondendo un sorriso mentre stringeva nella mano il proprio biglietto per la partita. 

“Per allora avrò pensato a qualcos’altro da darti per festeggiare.” Alluse l’altro, facendogli l’occhiolino.

Derek roteò gli occhi e poi lo strinse in un abbraccio, baciandolo fino a togliergli il respiro.

Adorava quell’idiota.

Stavano insieme da anni ormai, ma solo recentemente avevano iniziato a godersi la piena libertà della loro relazione.

Jennifer era morta. 

Peter stava scontando la sua pena ad Azkaban.

Voldemort era stato finalmente sconfitto per sempre. 

Harry Potter aveva vinto sul male nella battaglia di Hogwarts e il mondo magico poteva finalmente tirare un meritato respiro di sollievo. 

E seppur lentamente, il Ministero della Magia stava iniziando a vagliare leggi per i diritti dei magi e delle streghe licantropi.

Che fossero essi nati o morsi.

Derek e le sue sorelle avrebbero potuto camminare per le strade a testa alta, senza più doversi preoccupare di nascondersi.

Certo, i bigotti che li credevano mostri fuori controllo sarebbero sempre esistiti. 

Ma almeno adesso non sarebbero stati messi in gabbia a vista o soppressi come bestie. 

Parte del merito di questo enorme cambiamento era dovuto a Stiles. 

Da quando era divenuto Auror, iniziando a lavorare nel Dipartimento di Difesa contro le Arti Oscure, aveva fatto della lotta per i diritti dei licantropi uno dei propri obiettivi di vita. 

Insieme ad Allison, portavano avanti una campagna per l’uguaglianza che stava prendendo sempre più consensi. 

I due giovani erano determinati a concedere alle prossime generazioni un posto sicuro all’interno della comunità magica. 

Troppi licantropi avevano combattuto al fianco del Signore Oscuro solamente perché non avevano avuto altra scelta che schierarsi dalla sua parte. 

Troppe vite erano state perse nella battaglia. 

Era giunto il momento di commemorare il sacrificio dei caduti ricostruendo e imparando dai propri errori. 

Stiles teneva per mano Derek, trascinandolo su per le scale dello stadio.

“Muovi quel culo peloso, Derek. La partita sta per iniziare!”

“Di chi è la colpa se siamo in ritardo?” Brontolò l’altro, seguendolo obbedientemente fino ad uno degli ultimi anelli. 

Avevano perso tempo nella loro tenda a fare ‘voi sapete cosa’ con le loro ‘bacchette’

A nessuno dei due dispiaceva aver quasi rischiato di perdere l’inizio della partita. 

“Eccoli!!” Gridò eccitato Stiles, acclamando l’ingresso della prima squadra. 

I sette giocatori dell’Irlanda sfrecciarono attraverso una proiezione della loro mascotte saltellante, la quale si dissolse in una cascata di scoppiettanti scintille colorate.

Il capitano fece un numero pazzesco a cavallo della scopa, venendo lodato con un applauso generale. 

“Sei pronto a perdere, dolcezza?” Scherzò Stiles, sistemandosi la sciarpa grigio-verde al collo.

Sulle guance aveva due piccole bandiere dipinte degli stessi colori. 

Anche Derek ne aveva una sulla guancia sinistra, ma di colori differenti. 

Non era tipo da indossare abbigliamento da tifoso. 

Stiles lo sapeva bene.
Ma questo non lo fermò dall’insistere finché il lupo mannaro gli concesse di pitturargli una guancia. 

“Non venire a piangere da me quando ti faremo il culo.” Ribattè Derek, sentendo in lontananza col suo fine udito il sibilo dell’aria che precedeva l’arrivo della seconda squadra.

Kingsley Shacklebolt fece un breve discorso, raccomandandosi di assistere a un gioco pulti e augurando ad entrambe le squadre buona fortuna.

Le due squadre rivali si posizionarono nel campo e al fischio del via si scatenarono come api impazzite dietro la pluffa, schivando i bolidi che minacciavano di disarcionarli. 

I due cercatori schizzarono immediatamente alla ricerca del microscopico boccino. 

Derek e Stiles tifarono spingendosi spalla contro spalla giocosamente. 

“Ti manca?” Domandò diversi goal dopo Stiles, seguendo con lo sguardo uno dei due cercatori rincorrere la sua preda.

Derek alzò un sopracciglio, disorientato. 

“Cosa?”

“Il quidditch.” Chiarì l’altro. “Saresti potuto diventare un campione se la vita non fosse stata una tale stronza con te.”

Derek si appoggiò alla sbarra di metallo di fronte a lui, soppesando la domanda.

“È una parentesi di vita che ho archiviato.” Ammise sincero e senza rimpianti.

Una volta il sogno era stato quello di diventare il miglior cercatore del mondo.

Era un giovane promettetente e di talento, che aveva amato lo sport e la sana competizione.

Avrebbe voluto rendere orgogiosa la propria famiglia e vederla sedersi in tribuna per fare il tifo per lui.

Ma era stato molti anni fa. 

Un braccio di Stiles lo strinse in vita. 

“Avrei fatto il tifo per te.” Assicurò il mago con un caloroso sorriso. 

“L’ultima volta che ho giocato mi hai fatto la linguaccia dagli spalti di Serpeverde.” Ricordò con nostalgico affetto il lupo mannaro. 

“Avevo dodici anni, Derek!” 

“Undici.” Corresse l’altro. “E mi sopportavi a malapena.” 

Stiles alzò gli occhi al cielo. 

“Questo non è vero.”

Derek si chinò verso le labbra carnose del compagno per baciarlo. 

“Sono felice che le cose siano cambiate da allora.”

“Non farmi arrossire, Sourwolf. Il rosso sta male con i colori della mia squadra.” Brontolò Stiles imbarazzato. 

Derek sbuffò una risata, tornando a prestare attenzione alla partita. 

Le loro mani si trovarolo sulla balaustra di metallo, intrecciandosi. 

Qualsiasi squadra fosse stata annunciata come vincitrice il giorno dopo dalla Gazzetta del Profeta, non aveva importanza.

Derek e Stiles avevano già vinto il premio più prezioso di tutti.


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COWT-12 SETTIMA SETTIMANA - M2

PROMPT: Matrimonio

NUMERO PAROLE: 2293

VALUTAZIONE: Arancione

AVVERTIMENTI: /

NOTA: Post canon au


Sei passi portarono al matrimonio di Stiles e Derek.

Cinque di questi furono proposte mancate e una soltanto fu quella decisiva.  

La prima, avvenne a causa di una serie di sfortunati eventi. 

La cicatrice circolare sullo stomaco di Stiles ne è la testimonianza. 

Stiles al tempo era un giovane agente dell’FBI alle prime armi e Derek stava finendo il suo percorso in accademia per unirsi alle forze dell’ordine e prendere parte alla taskforce soprannaturale di cui il suo ragazzo era entrato a far parte.

Ufficialmente non era autorizzato a partecipare ancora a nessuna operazione, ufficiosamente seguiva il proprio compagno ogni qualvolta lo ritenesse giusto. 

"Non ho bisogno della babysitter, Derek." Rimproverava Stiles quando si accorgeva del lupo mannaro appostato silenziosamente da qualche parte. 

Derek lo ignorava ogni volta. 

Entrambi sapevano di essere più forti insieme e di formare un team migliore di Stiles e il suo attuale partner, la cui unica preoccupazione era sopravvivere alla giornata per fermarsi in caffetteria a comprare ciambelle.

Un giorno Derek e Stiles avrebbero lavorato insieme. 

Il capo di Stiles era già pronto e ben disposto a concedere loro il permesso e Derek si stava solo assicurando che l’altro sopravvivesse fino a poter vedere quel giorno. 

Stiles rinunciò a combattere la decisione di Derek dopo un’accesa discussione che portò il lupo mannaro a un brutto crollo emotivo, nel quale ammise di essere terrorizzato dall’idea di ricevere una chiamata che lo informasse della prematura dipartita dell’altro. 

Calmatesi le acque Stiles concesse a Derek il permesso di seguirlo se proprio ne sentiva il bisogno, ma di intervenire soltanto in caso di lampante necessità. 

“Non voglio creare precedenti che possano indurre il grande capo a diffidare di noi.” Spiegò Stiles, chiudendo gli occhi e gemendo ad alta voce quando il cazzo di Derek sbatté contro la sua prostata. 

“Non sarebbe la prima volta che infrangiamo la legge.” Ricordò Derek con un sorrisetto malizioso, baciandogli il collo.

Stiles affondò le unghie nelle natiche sode del compagno, incitandolo ad aumentare il ritmo delle proprie spinte. 

“Questo è meglio che non lo sappia.” 

Se non avessero preso quella decisione e Derek in seguito non fosse stato presente durante la sparatoria, probabilmente a quest’ora Stiles sarebbe bello che morto. 

Il suo partner aveva commesso un errore d’arroganza, entrando nel covo dei criminali che stavano seguendo da settimane senza aspettare il backup. 

Stiles non aveva avuto altra scelta che seguirlo imprecando contro l’idiota, beccandosi una pallottola in pieno ventre pur di trascinarlo al riparo dai colpi mentre Derek metteva fuori combattimento il più dei delinquenti. 

L’ambulanza fortunatamente arrivò tempestivamente dopo essere stata chiamata e Stiles fu ricoverato d’urgenza per estrarre il proiettile. 

Nessun danno permanente, assicurò il chirurgo.

Derek sedeva al capezzale del ragazzo, aspettando che questo riprendesse i sensi, quando la pseudo proposta gli scivolò dalle labbra. 

“Ho dovuto far appello ai miei diritti matrimoniali, perché il medico è uno di quegli stronzi bigotti che non vedono di buon occhio le coppie dello stesso sesso.” Borbottò il lupo mannaro. “Quindi farai meglio a riprenderti per confermare la mia bugia o passerò dei guai.” 

Stiles aprì gli occhi stanchi. 

“Mhm, mi sta bene. Hai già una data in mente per le nozze?” 

L’episodio venne archiviato come una conseguenza delle forti emozioni del momento non appena Stiles fu dimesso.

La seconda proposta fu in circostanze più gioiose.

Erano nel nuovo appartamento di Scott, festeggiando un altro anno di sopravvivenza e la fine del college per alcuni di loro tra cibo spazzatura, alcool e vecchi film che conoscevano a memoria. 

Isaac, Jackson e Ethan erano tornati dall’Europa per unirsi alla rimpatriata, meditado segretamente l’intenzione di restare. 

Per la gioia di tutti i mannari presenti, wolfsbane da aggiungere ai drink era stato gentilmente fornito da Chris Argent come regalo di laurea. 

Per convincere il cacciatore era stato necessario che a turno lo pregassero ininterrottamente per circa un mese, tartassandolo con messaggi e chiamate, ma ognuno di loro fu ben disposto a partecipare al piano ideato da Stiles in favore dell’opportunità di ubriacarsi.

Stiles aveva avuto così tanta techila in corpo quella sera da non riuscire a camminare dritto.

Barcollando, aveva raggiunto una ciotola e afferrato un anello di cipolla, infilandolo al dito di Derek con un sorriso sciocco, dichiarando a tutto il gruppo che ora erano ufficialmente sposati.

Il branco rise allegramente della buffonata, applaudendo alla lieta unione.

“Ma non me lo hai nemmeno chiesto.” Protestò divertito Derek, anche lui parzialmente brillo e poco coerente.

Stiles gli baciò una bancia barbuta. 

“Diresti di no se lo chiedessi?” Sussurrò Stiles al suo orecchio, venendo subito dopo trascinato in una lotta di cuscini da Scott, Liam e Isaac.

Derek e Stiles stavano insieme da quasi un anno ormai e convivevano da mesi, ma nessuno dei due aveva mai nemmeno sfiorato seriamente il discorso del matrimonio.

Il lupo rimase a fissare l’anello di frittura al proprio dito per mezz’ora circa, finché Malia non si stancò di vederlo rimuginare e glielo strappò dalla mano per mangiarlo in un sol boccone.

Derek la inseguì ringhiando arrabbiato, finchè Stiles non lo catturò tra le braccia, calmandolo con un bacio ed evitando così che i due distruggessero i mobili appena acquistati dal suo migliore amico.

La terza fu totalmente un incidente e pronunciata da Stiles in preda all’euforia postcoitale. 

“Merda, sei perfetto, sposami.”

Derek lo aveva svegliato con il pompino più fantastico della storia e lui era un uomo così fortunato.

Il lupo mannaro era uscito dalle coperte con un ghigno soddisfatto e aveva sussurrato un ‘ok’ prima di baciarlo sciattamente.

Il fantastico sesso che ne conseguì fece dimenticare ad entrambi quel breve scambio di battute. 

La quarta invece fu intenzionale solo all’80%. 

Derek era finalmente pronto a fare il grande passo.

Aveva acquistato un anello settimane prima - una semplice fascia argentata al cui interno per tradizione aveva fatto incidere un triskelion - ma questo giaceva ancora nascosto nel fondo di un cassetto. 

Non perché pensasse di ricevere una risposta negativa.

Era abbastanza sicuro che Stiles lo volesse tanto quanto lui, ma voleva organizzare qualcosa di speciale per rendere l’occasione indimenticabile. 

Come portare Stiles in un ristorante di lusso o programmare un piccolo weekend fuoriporta solo per loro due, ma la mole di lavoro dell’ultimo periodo lo aveva tenuto completamente impegnato, distraendolo dai preparativi. 

Un caso in particolare li stava facendo impazzire e li teneva entrambi svegli la notte.

Un gruppo di cacciatori aveva rapito la compagna umana e la figlia di un alpha con l’intento di stanare il resto del loro piccolo branco. 

Rintracciare la base dei cacciatori e trarre i due ostaggi in salvo richiese l’intervento combinato del branco locale, di quello di Scott e dell’FBI. 

Stiles e Derek furono felici di archiviare quel caso con esito positivo, riconsegnando Mary e Jane all’affetto dei loro cari.

I due agenti stavano bevendo un meritato caffè nella sala d’attesa del loro ufficio, facendo compagnia a Jane mentre sua madre rilasciava una dichiarazione degli eventi ad un altro agente, quando la bambina decise di dar voce al suo dubbio.

“Perchè non avete un anello al dito?” Chiese, fissandoli con grandi occhi grigio ghiaccio. 

“Perché non siamo sposati.” Rispose tranquillamente Stiles, portandosi la tazza alle labbra. 

“Ma puzzate come se lo foste.” Dichiarò innocenetemente la piccola lupa. 

Stiles per poco non si strozzò con il caffè. 

“Io e Stiles stiamo insieme, ma non siamo ancora sposati.” Spiegò Derek rosso in viso. 

La bambina incrociò le braccia al petto. 

“Le persone che si amano dovrebbero sposarsi.” 

“Non tutte le persone che si amano sentono il bisogno di sposarsi.” Corresse Derek. 

“Quindi non vuoi sposarlo?” Ribattè Jane, oltraggiata dalle sue parole. 

Stiles trattenne un sorriso, seguendo in silenzio il dibattito. 

Derek deglutì nervosamente. 

“Lo voglio.” Affermò sincero. 

“Allora perché non glielo hai ancora chiesto?” Rimproverò Jane, sciogliendo le braccia per afferrare una mano ciascuno dei due uomini. “Avanti, chiediglielo!” 

Derek fissò paralizzato Stiles.

“Avanti Der, chiedimelo.” Stiles sorrise rassicurante, stringendogli la mano e decidendo di stare al gioco. 

Il lupo mannaro gonfiò il petto, prendendo coraggio.

L’avrebbe considerata una prova generale della vera proposta. 

“Stiles, vuoi sposarmi?” 

Il ragazzo si sporse in avanti, premendo un casto bacio sulle sue labbra. 

“Si.” 

Jane applaudì soddisfatta, dichiarandoli marito e marito. 

I due uomini più tardi risero dell’accaduto, mangiando cibo cinese seduti sul divano e guardando una puntata di RuPaul Drage Race.

La quinta volta fu un totale buco nell’acqua.

Era quella che Derek aveva tanto atteso e programmato nei minimi particolari.

Era riuscito ad organizzare un weekend a New York, lui e Stiles avevano fatto sesso in ogni posizione possibile nel comodo letto king-size della loro stanza d’hotel e avevano visitato tutti i posti preferiti di Derek, sotto insistenza di Stiles. 

“Voglio conoscere di più del tuo tempo trascorso qui con Laura.” 

Derek lo aveva guardato come se avesse appeso la luna nel cielo quando aveva pronunciato quelle parole. 

L’ultima sera avrebbero cenato in un ristorante esclusivo consigliato da Lydia e Derek avrebbe tirato fuori la scatoletta di velluto nero dalla tasca al momento del dessert.

Infine avrebbero brindato con lo champagne.

Scontato? Forse. 

Perfetto? Decisamente.  

Se non fosse che vestendosi per l’appuntamento, il lupo mannaro realizzò tristemente di aver dimenticato l’anello a casa quando aveva preparato la valigia. 

Evidentemente ricontrollare circa una decina di volte non era stato sufficiente.

“Perché quel muso lungo?” Chiese Stiles notando il suo palese malumore. 

“Sono solo triste di tornare a casa così presto.” Mentì Derek, stringendogli un braccio in vita per condurlo nel ristorante. 

Quella sera, guardando il viso rilassato di Stiles che dormiva, Derek pose la domanda senza aspettarsi una risposta. 

La sesta volta e quella decisiva, non ci sarebbe dovuta essere. 

Tornati da New York, sarebbero dovuti immediatamente rientrare in servizio. 

Una volta atterrati avrebbero avuto giusto il tempo di fare un salto a casa per cambiarsi, poi sarebbero dovuti andare in ufficio per iniziare a lavorare sul loro nuovo caso. 

Derek aveva trovato la scatolina dell’anello vicino ai piedi del letto e, prima che Stiles la vedesse, se l’era infilata nella tasca del giubbotto di lavoro. 

La stupida cosa doveva essere ruzzolata fuori dalla sua valigia mentre aggiungeva al bagaglio una delle felpe che non ne aveva voluto sapere di entrare nel trolley di Stiles. 

A pochi passi dall'ingresso dell'ufficio federale, Derek si mise l'anima in pace e decise che giunti a quel punto ogni momento sarebbe stato buono come un altro. 

Carpe Diem. 

Pensò fermandosi. 

"Stiles, aspetta." Richiamò, facendo voltare il partner. 

Stiles si portò le mani alla bocca, trattenendo un urlo ben poco virile mentre osservava Derek inginocchiarsi ed estrarre l'anello dalla tasca.

"Stiles Stilinski, vuoi sposarmi?" 

Qualcuno scattò una foto della scena che in seguito avrebbero incollato in un album ricordo. 

“Cazzo, si.” Rispose Stiles, porgendo la mano affinchè Derek vi infilasse l’anello. “A tal proposito, penso ci sia un anello che potresti voler indossare in fondo al secondo cassetto del mio comodino.” Aggiunse timidamente, mordendosi un labbro.

Derek sorrise raggiante, trascinandolo in un bacio livido.

La notizia del matrimonio fu accolta con gioia e un concorde ‘era ora’ da tutto il branco. 

Lydia si autoincaricò di organizzare la cerimonia, Jackson si offrì di aiutala nella scelta degli abiti, Malia si propose come assaggiatrice di torte nuziali e Liam promise che non avrebbe perso le fedi il giorno delle nozze.

Scott e Cora sarebbero stati ovviamente i testimoni degli sposi.

Ethan e Isaac si fecero avanti per pianificare il miglior addio al celibato di tutti i tempi, una notte di pura follia che avrebbe fatto rabbrividire i santi in paradiso. 

La chiamarono ‘operazione malva’.

Nessuno dei presenti ricordava esattamente cosa successe quella notte, ma nessuno era morto quindi la considerarono una vittoria. 

Prima ancora che tutti se ne rendessero conto, la data delle nozze era arrivata. 

Derek si sistemò per la centesima volta la cravatta, guardando il proprio riflesso nello specchio. 

Il nodo era di nuovo storto, dannazione. 

“Nervoso?” Domandò Melissa, avvicinandoglisi alle spalle. 

“È così evidente?” 

Melissa rise, facendogli segno di voltarsi per sistemargli la cravatta ribelle. 

“Ecco. Perfetto.”

Derek abbozzò un vacillante sorriso grato.

Avrebbe voluto che ci fosse sua madre a svolgere il compito. 

O Laura.

“I tuoi genitori sarebbero orgogliosi dell’uomo che sei diventato, Derek.” Dichiarò Melissa, sembrando leggere il tormento del suo cuore.

“Non credo.”

“Lo sarebbero.” Concordò Cora, facendo capolino dalla porta. “Ma lo sarebbero ancora di più se muovessi il culo. Gli altri ci stanno aspettando.” 

Il resto degli invitati era già nella Riserva ad attendere gli sposi. 

Derek perse la capacità di respirare quando Stiles lo fiancheggiò sul tappeto che li separava dall’altare e dall’officiante. 

Il completo elegante bianco gli calzava alla perfezione, evidenziando le sue spalle larghe e le gambe lunghe.

“Facciamo in fretta. Non vedo l’ora di baciare lo sposo.” Affermò Stiles, sistemandosi il cravattino dorato che completava il suo outfit. 

Derek alzò gli occhi al cielo, chinandosi per un bacio veloce sulla guancia.

“Comportati bene.” Si raccomandò, lanciando un’occhiata verso la platea. 

“Lydia sembra stare per avere un aneurisma.” Scherzò l’altro, notando la banshee fremere di anticipazione. 

Derek trattenene a stento una risata mentre lo prendeva sotto braccio.

Tre ore più tardi gli sposi si stavano stringendo su una pista da ballo allestita in una radura rischiarata dalla luna piena, dondolando dolcemente sulle note di una versione lenta di Unconditionally di Katy Perry. 

Stiles canticchiava le parole della canzone e Derek sorrideva sognante con la testa nascosta contro il suo collo, respirando il dolce odore della felicità nel profumo del compagno.

Fu il giorno migliore della loro vita, almeno finché non arrivò quello della nascita di Eli.


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COWT-12 SETTIMA SETTIMANA - M4

PROMPT: Harry Potter

NUMERO PAROLE: 922

VALUTAZIONE: Verde

AVVERTIMENTI: /

NOTA: Raccolta


Lydia Martin era una strega eccezionale a detta dei suoi insegnanti.

Non c’era materia in cui la giovane non eccellesse, che essa fosse Difesa contro le Arti Oscure oppure Erbologia.

Persino Divinazione, materia che tutti gli studenti deridevano e la quale nessuno sembra voler prendere sul serio, la ragazza la affrontava con dedizioso impegno. 

Anche se la odiava con ogni fibra del proprio essere.

Da persona razionale qual era, non riusciva a comprendere il senso dello studio di quella disciplina così astratta. 

Non apprezzava l’idea che il futuro fosse già scritto e inevitabile, e disprezzava chiunque facesse affidamento sulle predizioni, pagando il primo ciarlatano che billantava di saper leggere fondi di tè, carte o sfere di cristallo.

Lydia si chiedeva perchè Divinazone venisse ancora insegnata ad Hogwarts. 

Rispettava Albus Silente per essere uno stregone intelligente, perchè allora il preside si ostinava a voler mantenere quella disciplina dalle basi traballanti come materia di studi nella propria scuola? 

La professoressa Cooman aveva chiarito il primo giorno di lezione che senza il dono della Vista quel corso era praticamente inutile.

Ogni volta che Lydia sedeva in aula tra gli altri studenti per sentir parlare la donna, lo faceva soltanto per il bene della propria carriera scolastica. 

Voleva voti impeccabili e superare qualsiasi aspettativa i suoi genitori avessero.

Così magari finalmente si sarebbero accorti di lei. 

Quindi studiava a fondo il libro di testo, prendeva alla lettera qualsiasi indicazione che l’insegnante dava e si sforzava di non deriderla apertamente. 

Alcuni giorni era più facile di altri.

In particolare, diventava difficile trattenersi quando Stiles Stilinski e Scott Mccall sussurravano tra loro battute seduti al suo stesso tavolo. 

“Potreste almeno cercare di far finta di starvi impegnando?” Rimproverò, richiamando i due ragazzi all’ordine. 

“Oh andiamo. Sappiamo benissimo che nemmeno tu credi a queste cavolate.” Sbuffò scocciato Scott.

“Sei troppo intelligente per farlo.” Aggiunse adorante Stiles. 

Lydia alzò gli occhi al cielo. 

“Proprio per questo evito di deridere qualcuno che potrebbe sentirmi e mi applico nello studio di una delle materie dei nostri esami.” 

Come per magia - o semplicemente attratta dal loro confabulare - la Cooman si avvicinò al tavolo. 

“Signor Stilinski. Perché non ci dice cosa riesce a vedere nella sfera di cristallo?” 

“Fumo?” Ironizzò il ragazzo, facendo ridere mezza classe.

“Chiaramente lei non è dotato del dono della Vista.” La professoressa scosse la testa sconsolata. “Signorina Martin, vorrebbe provare?” 

“Non credo di essere pronta.” Rispose umilmente la giovane strega, cercando un modo per rifiutare gentilmente.

“Tentare non le nuocerà.” Spronò la donna. “Il peggio che potrà accaderle sarà di vedere del semplice fumo e scoprire finalmente qualcosa in cui non è portata.”

Lydia si accigliò alla velata frecciatina. 

Allungò le mani, posandole sul freddo e liscio vetro della palla, concentrandosi sul turbinio del fumo biancastro all’interno di essa. 

La stanza intorno a lei sembrò lentamente svanire, le voci farsi più flebili alle sue orecchie. 

Sbattè le palpebre confusamente, ritrovandosi all’interno di una foresta tenebrosa. 

Le sue gambe presero a muoversi da sole, conducendola nel folto del bosco fino al vecchio ceppo di un grosso albero. 

Una figura ammantata vi stava di fronte dandole le spalle, reggendo in mano un coltello che brillava al debole chiaror di luna. 

“È per un bene superiore.” Dichiarò chiunque fosse sotto il mantello scuro.

Legato sul ceppo, c’era un giovane che si dibatteva nei propri legami e ringhiava come una bestia inferocita. 

Aveva qualcosa di familiare che Lydia non riusciva a definire.

La sagoma scura iniziò a cantilenare, sollevando il proprio coltello. 

“Fermati!” Urlò una voce alle spalle di Lydia.

La ragazza si voltò, trovandosi faccia a faccia con Stiles.

Sangue colava sul viso del ragazzo da una ferita sulla fronte e un braccio penzolava mollamente contro uno dei fianchi.  

“Lascialo andare.” Ordinò il ragazzo con la bacchetta alzata. 

La risata beffarda della figura misteriosa raggelò il sangue di Lydia.

“Povero sciocco.” 

“Stiles, attento!” Gridò il tizio legato sul ceppo. 

Avada Kedavra!”

Un lampo di luce verde la accecò. 

Lydia sobbalzò, ritraendo di scatto le mani dalla sfera. 

“Lydia, stai bene?” Domandò Scott, guardandola preoccupato. 

Lydia annuì semplicemente, sicura che se avesse provato a parlare la sua voce sarebbe uscita tremolante.

La Cooman scansò il ragazzo di mezzo, mettendosi di fronte alla giovane strega ancora scossa. 

“Cosa hai visto?” 

“Niente.” Rispose di getto Lydia. “Solo fumo.” Mentì, ricomponendosi.

L’insegnante la studiò in silenzio per un lungo istante, poi le poggiò una mano sulla spalla, esprimendo il proprio dispiacere per la sua mancanza di dote, procedendo verso il prossimo tavolino e altri studenti. 

“Sicura di stare bene?” Chiese Stiles sottovoce.

“Benissimo.” Rimarcò Lydia, ignorando gli sguardi del resto della classe. 

“Che diavolo è successo prima? Sembravi quasi in tranche.” 

“Non è successo nulla.” Ribattè elusiva. “Ho provato a recitare, ma poi mi sono resa conto che la Cooman non mi avrebbe creduto.” 

“Bhe, sembravi abbastanza convincente.” Assicurò l’altro, continuando a guardarla sospettosamnte per il resto della lezione. 

Lydia si interrogò per giorni sulla visione. 

La Divinazione non era una disciplina esatta e lei non possedeva il rarissimo dono della Vista come la Cooman o la sua famosa antenata.

Ciò che aveva visto nella sfera di cristallo era solo frutto di suggestione e stanchezza dovuta al troppo studio per i G.U.F.O. 

Nulla di tutto ciò si sarebbe avverato, giusto?

Tornò alla tranquilla vita di Hogwarts convincendosene ostinatamente, combattendo per ignorare le voci che presero a sussurrare infide alle orecchie, fino a farle credere di essere diventata pazza. 

Soltanto in futuro imparò quanto sbagliava nel non dare loro ascolto. 


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COWT-12 SETTIMA SETTIMANA - M4

PROMPT: Harry Potter

NUMERO PAROLE: 862

VALUTAZIONE: Verde

AVVERTIMENTI: /

NOTA: Raccolta


La campanella avvertì il vecchio negoziante dell’ingresso del suo nuovo cliente. 

Olivander accolse l’esitante ragazzino e suo padre con un calmo sorriso. 

“Ah, Noah.” Salutò il fabbricante di bacchette, riconoscendo l’Auror. “Qual buon vento ti porta qui oggi?” 

“Mio figlio Stiles deve scegliere la sua bacchetta.” Spiegò il mago, incoraggiando il giovane a farsi avanti. 

Il ragazzino aveva un simpatico nasino all’insù, un pallido viso punteggiato da nei e due grandi occhi curiosi che si muovevano nervosamente per tutto il negozio. 

Tutto il suo piccolo corpo sembrava fremere di energia repressa e magia pronta ad esplodere. 

“È già il momento?” Chiese gioviale Olivander muovendosi tra gli stracolmi scaffali, soppesando le scatole polverose sui ripiani. “Sembra soltanto ieri che tu e Claudia siete venuti a cercare la vostra.” 

Noah Stilinski ridacchiò. 

“Il tempo passa in fretta.” Dichiarò malinconico, ripensando ai bei vecchi tempi. 

Il suo primo incontro con sua moglie fu proprio in quella bottega.

Erano così giovani, entrambi studenti del primo anno venuti a scegliere la propria bacchetta.

Noah era da solo. 

Il consulente scolastico che lo aveva in carico sarebbe ripassato tra qualche ora a prenderlo davanti alla Gringott, quando il giovane avrebbe finito di fare i suoi acquisti a Diagon Alley. 

I genitori di Noah erano babbani e bigotti. 

Avevano immediatamente chiarito che non lo avrebbero supportato in nulla quando Noah ricevette la propria lettera da Hogwarts. 

Secondo loro era già tanto se gli avrebbero permesso di tornare a casa per l’estate. 

Claudia invece era accompagnata da suo nonno, un simpatico vecchio stregone dai modi gentili e il contorto senso dell’umorismo. 

Olivander aveva proposto diverse bacchette ai due ragazzini, finché entrambi non avevano trovato quella per loro più appropriata. 

Cipresso e nucleo di crine d’unicorno, per Noah. 

Corniolo e corda di cuore di drago, per Claudia.

Ad Hogwarts i due ebbero la sfortuna di essere smistati nelle casate con la rivalità più ferrea di tutta la scuola: Grifondoro e Serpeverde. 

Questo non fermò però Noah dal dedicarsi a una corte sfrenata quando realizzò i propri sentimenti per la ragazza. 

Claudia ricambiò le sue attenzioni quando ebbe prova che Noah era davvero serio nel suo intento, ben dopo i tempi di Hogwarts.
Avvenne in circostanze oscure di cui nessuno dei due ama particolarmente parlare.
L’Oscuro Signore era ancora vivo e il terrore serpeggiava ancora per le strade. 

“Ecco.” Dichiarò Olivander, porgendo al figlio di Noah la prima bacchetta.

Stiles prese in mano il pezzo di legno, corrucciando la fronte. 

“Non mi piace.” Brontolò, rimettendola immediatamente nella scatola. 

“Non l’hai nemmeno agitata.” Fece notare pazientemente il genitore. 

“Ma papà, punge.” 

“Abbiamo un giovane sensibile qui.” Constatò Olivander, proponendo la prossima bacchetta. 

Stiles la prese in mano con diffidenza, agitandola frettolosamente.

La cravatta di suo padre prese fuoco. 

Decisamente non questa.” Affermò l’Auror, togliendosi i resti carbonizzati dell’accessorio dal collo. 

Il ragazzino abbassò la testa colpevolmente. 

Olivander presentò diverse bacchette al maghetto, ma nessuna di esse sembrò catturare il suo interesse e la maggior parte scatenò piccoli incidenti ai quali Noah si affrettò a rimediare.

Frustrato, Stiles strappò l’ennesima bacchetta dalle mani del negoziante.

Fu immediatamente chiaro a tutti che finalmente avevano trovato quella giusta.

Il ragazzino che, fino a un secondo prima era stato sull’orlo di un attacco isterico, si calmò immediatamente.

“È questa.” Proclamò Stiles con decisione, accarezzando quasi dolcemente il legno stretto tra le dita. 

Il manico nodoso si adattava alla perfezione alle pieghe del suo palmo e la bacchetta gli trasmetteva una sensazione di completezza che mai aveva provato prima. 

“Legno di frassino e crine di unicorno. Sarà un’ottima compagna per te, ragazzo.” Attestò il fabbricante di bacchette. “Bacchette del genere restano fedeli al loro proprietario per la vita e generalmente sono anche le più difficile da convertire alle Arti Oscure.”

Noah tirò un silenzioso sospiro di sollievo mentre Stiles sorrideva, cullando la bacchetta al petto. 

Olivander augurò al ragazzo buona fortuna, lasciando che lui e suo padre uscissero per continuare i loro acquisti.

“Qual è il prossimo della lista?” Domandò Noah, camminando per Diagon Alley al fianco del figlio. 

Stiles studiò la lista sulla pergamena. 

“Un calderone in peltro, misura standard 2.” Informò, fermandosi di fronte alla vetrina del negozio di articoli sportivi, ammirando sognante i manici di scopa esposti. 

“Quelli non sono permessi al primo anno.” Ricordò l’Auror, cingendo le spalle del figlio con un braccio. 

Stiles roteò gli occhi. 

“Lo so.” Sbuffò. 

“Su, ragazzo. Avrai la tua personale scopa quando avrai imparato a non schiantarti.” 

“Farò prima a diplomarmi allora.” Borbottò il giovane mago, facendo ridere il genitore.
Stiles ancora adesso riusciva ad andare a sbattere contro i muri quando doveva usare una bicicletta, scordando quale fosse il freno posteriore - e inevitabilmente usando quello anteriore, impennandosi - o distraendosi a guardare qualcosa. 

Figuriamoci cosa sarebbe stato in grado di fare in sella a una scopa. 

Stiles sperava che volare gli venisse più facile.

Sarebbe stato imbarazzante spiaccicarsi contro uno dei solidi muri del castello di fronte agli occhi divertiti di tutta la classe.

“Tutti gli Stilinski sono dei naturali nel volo. Te la caverai benissimo.”  Rassicurò Noah, sospingendo il figlio verso la loro prossima meta. 


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COWT-12 SETTIMA SETTIMANA - M4

PROMPT: Harry Potter

NUMERO PAROLE: 830

VALUTAZIONE: Verde

AVVERTIMENTI: /

NOTA: Raccolta


La stazione di King’s Cross era caotica.

Un formicaio brulicante di vita, pieno zeppo di babbani e maghi in quel periodo dell’anno.

Muoversi con un pesante carello ricolmo di bagagli, facendo lo slalom tra la massa di gente che frenetica correva verso i treni in partenza, non era un compito facile. 

Ma Stiles fortunatamente non era solo nella faticosa impresa. 

Con suo padre a guidarlo, raggiunse rapidamente l’ingresso del binario 9 e ¾, fissando ansioso il muro di mattoni di fronte a loro.

Due ragazzi, che dall’aspetto dovevano essere fratello e sorella, si lanciarono con uno svolazzar di sciarpe colorate verso il pilastro, scomparendo oltre di esso. 

“Vedrai che Hogwarts ti piacerà.” Assicurò Noah Stilinski, stringendo rassicurante la mano sulla spalla del figlio.

Stiles si aggrappò al pesante carrello, annuendo nervosamente. 

Roscoe, il vecchio gufo mezzo matto di sua madre, si agitò nella gabbietta argentata.

Il giovane mago chiuse gli occhi, prendendo la rincorsa. 

Quando quell’estate Stiles ricevette la lettera da Hogwarts, fece i salti di gioia.

Finalmente avrebbe imparato a lanciare incantesimi, creare pozioni, trasmutare cose, ma soprattutto non sarebbe più stato un escluso, come lo era nella piccola cittadina di babbani in cui viveva da sempre. 

Si sarebbe fatto degli amici, avrebbe dimostrato di poter essere uno studente brillante e un giorno sarebbe diventato un famoso Auror come suo padre. 

Stiles aveva impresso a fuoco nel cuore lo sguardo di puro orgoglio che quella giornata entrambi i suoi genitori gli avevano rivolto. 

Ora però, dopo che le condizioni di sua madre erano peggiorate per la maledizione che l’affliggeva da tempo ormai, andare ad Hogwarts comportava per Stiles più un dovere che un piacere.

Hogwarts era fonte di conoscenza e credeva di trovarvi una cura.  

Noah stava facendo di tutto per scovare un rimedio per spezzare la tremenda maledizione che lentamente stava distruggendo la sua adorata Claudia. 

Aveva smosso mari e monti, fatto appello a qualsiasi privilegio la posizione di Auror comportasse, chiesto favori, ma finora nessuno dei suoi sforzi aveva prodotto un risultato.

Le condizioni di Claudia si stavano aggravando e lei diventava con il passare dei giorni sempre più assente e instabile

Un eco della meravigliosa strega e amorevole madre che era. 

Mentre faceva shopping con suo padre a Diagon Alley, Stiles si ripromise di frugare in ogni libro della biblioteca di Hogwarts.
Anche quelli della fantomatica sezione proibita

La paura delle ripercussioni di trasgredire le regole non era minimamente paragonabile al terrore di perdere sua madre.

Se necessario, sarebbe andato direttamente da Albus Silente. 

Il potente stregone e preside della più rinomata Scuola di Magia e Stregoneria del mondo, colui che aveva combattuto contro Il Signore Oscuro, avrebbe sicuramente saputo come aiutarlo.

O almeno è quello che in cuor suo ardentemente sperava. 

Stiles trasalì appena superando il muro magico che conduceva al treno a vapore per Hogwarts.

Streghe e maghi si agitavano eccitati sul binario, chi salutando i familiari, chi abbracciando gli amici da cui erano stati separati durante l’estate.  

Suo padre lo aiutò a caricare il baule, Roscoe e il resto delle sue cose nella carrozza bagagli, poi Stiles fu trascinato in un abbraccio stritolante quando giunse l’inevitabile momento dei saluti. 

“Ricordati di scrivere.” Si raccomando amorevolmente il genitore.

“Certo papà.” Rispose Stiles, sfoggiando un perfetto falso sorriso di repertorio. 

In alcun modo lo avrebbe fatto preoccupare. 

Suo padre aveva già abbastanza problemi a cui pensare. 

Stiles salì sul treno per cercare un posto a sedere, studiando incuriosito ogni singola carrozza che superava nel processo.

La maggior parte dei vagoni sembrava già essere al completo. 

Cori di risate e sventolii di bacchette ronzavano tutto intorno a lui. 

Tentò di entrare in una carrozza occupata da quelli che sembravano primini come lui, ma uno di questi si alzò e con un ghigno strafottente lo spinse fuori, dichiarando velenosamente che non avrebbero condiviso l’aria con la feccia. 

Mezzosangue. Lo apostrofarono i suoi compagni.

Stiles li odiò immediatamente e pregò di non ritrovarsi nella loro stessa casata. 

Contrariamente a quello che quegli stupidi potevano pensare, non era un mezzosangue.

Entrambi i suoi genitori erano praticanti magici e sua madre discendeva da una famiglia molto antica. 

L’insulto non lo toccava minimamente, ma odiava quella cerchia di streghe e maghi snob che si sentivano superiori al resto della popolazione magica vantandosi del loro retaggio. 

Stiles sbuffò, fermandosi per sbirciare dalla finestrella di una delle poche porte chiuse del corridoio, riconoscendo i due ragazzi che lo avevano preceduto sul binario quella mattina.

La ragazza indossava i tipici colori di Grifondoro, l’altro quelli di Tassorosso. 

Lei doveva essere all’ultimo anno, mentre l’altro sembrava poco più giovane. 

Stiles notò che a parte i due sedili occupati da loro, il resto dei posti sembrava libero. 

Facendosi coraggio, allungò una mano tremante verso la maniglia. 

Il ragazzo si girò verso di lui prima che riuscisse ad aprire completamente la porta, folgorandolo con uno sguardo omicida.

Stiles ritrasse prontamente la mano, voltandosi rapidamente per fuggire. 


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COWT-12 SESTA SETTIMANA - M5

PROMPT: 590

NUMERO PAROLE: Anfibio

VALUTAZIONE: Verde

AVVERTIMENTI: /

NOTA: Canon au / Missing moment


"Puoi ripetere?" 

Derek fissò la piccola rana verdastra tra le mani di Scott. 

"Baciala."

"Perché dovrei baciare quella rana?" 

"Perché è Stiles." Spiegò l'alpha, accarezzando la testolina della creatura.

Derek aggrottò la fronte. 

"Quella rana è Stiles?" 

La rana lo guardò con sguardo vacuo. 

Non assomigliava per nulla al ragazzo dall'adorabile nasino all'insù e gli occhi color whisky. 

"Una strega lo ha colpito con un incantesimo." Informò Malia stravaccandosi sul divano. 

"Cosa?" 

"Lydia ha avuto un momento da banshee e abbiamo seguito i suoi presentimenti nella foresta." Raccontò Scott. "E abbiamo incontrato questa donna poco amichevole che stava per sacrificare Liam a qualche divinità impronunciabile."

Derek si girò allibito verso il ragazzino. 

Il beta distolse lo sguardo colpevolmente. 

"Non capisco però perché dovrei baciare quella rana." Fece notare Derek incrociando le braccia. 

"Stiles." Corresse Scott.

Derek roteò gli occhi. 

"Perché solo un bacio può spezzare l'incantesimo." Istruì Lydia, chiudendo il grosso vecchio tomo polveroso che stava studiando. 

"Allora bacialo." 

"Un bacio del vero amore." Aggiunse esplicativa la banshee. 

Il lupo mannaro aprì la bocca per ribattere, ma ripensandoci, la chiuse immediatamente. 

Se avesse negato i suoi sentimenti per Stiles, ogni lupo nella stanza avrebbe captato la bugia. 

"Funzionerà?" Domandò.

Non voleva certo far rimanere Stiles come una rana per sempre. 

Lydia scrollò le spalle. 

"Almeno così dice il libro." 

Derek deglutì, rassegnandosi all'inevitabile.

Si chinò, premendo le labbra contro quelle viscide della ranocchia, aspettandosi qualche lampo di luce o nuvoletta di fumo colorato - succedeva così nei film disney - quando la creatura si sarebbe nuovamente trasformata nel ragazzo. 

Ma non accadde nulla. 

La ranocchia restò tale. 

"E adesso?" Chiese Scott visibilmente preoccupato.

"Forse non era il bacio giusto." Ipotizzó confuso Liam. 

"Impossibile. Nessuno ama Stiles più di Derek." Ribatté con sicurezza l'alpha. 

Malia e Lydia annuirono concordi. 

Il viso di Derek andò in fiamme. 

"Dobbiamo rintracciare la strega e costringerla a sciogliere l'incantesimo." Suggerì il lupo. 

Passi su per le scale misero in allerta il gruppo. 

La porta del loft si aprì e uno Stiles sudato e coperto di fango e foglie entrò nell'appartamento.

"Si può sapere perché diamine mi avete abbandonato nella Riserva?" 

"Stiles!" Esclamarono in coro gli amici, sollevati nel vederlo sano e salvo.

Scott gli si lanciò addosso, abbracciandolo. 

"Non sei una rana." 

"Perché diamine dovrei essere una rana?"

"Perché sei stato colpito dall'incantesimo." 

Stiles aggrottò la fronte confuso. 

"Scott pensava fossi stato trasformato in una rana perché l'ha trovata sotto la tua felpa." Illustrò Malia. 

"Davvero Scott?" L'alpha sorrise imbarazzato. "Avevo la felpa sottobraccio. L'ho persa per l'impatto che mi ha scagliato all'indietro nei cespugli. Dove sono svenuto e mi sono risvegliato senza trovarvi." 

"Siamo subito corsi via con la rana per cercare un modo di ritrasformarti…" Tentò di scusarsi l'amico. 

"E non avete pensato di controllare meglio prima?!" Accusò Stiles tradito. 

“Non era poi tanto assurdo.” Contestò Lydia. “Ti è successo di peggio.”

Stiles non poteva controbattere perché era vero. 

Essere trasformato in rana sarebbe stato uno dei mali minori nella sua collezione di disavventure. 

"Che ne facciamo della rana?" Domandò Liam, ricordando a tutti dell’esistenza dell’animaletto che stava saltellando sul pavimento.

Malia raccolse la bestiola in mano, passandola al ragazzo. 

"Liberala da qualche parte." 

"E pensare che Derek l'ha anche baciata." Borbottò il beta, uscendo dal loft per andare a riportare l’innocente anfibio nella natura. 

Stiles sollevò incuriosito un sopracciglio.

“Baciato?”

Derek fuggì con la scusa di avere qualcosa di importante da fare pur di non dover dare spiegazioni.


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COWT-12 SESTA SETTIMANA - M5

PROMPT: Sparviero

NUMERO PAROLE: 520

VALUTAZIONE: Verde

AVVERTIMENTI: /

NOTA: Medieval Au


Il principe si affacció dalla balconata della sua stanza.

Il cielo era limpido all'orizzonte, tinto di sfumature aranciate per il sole morente.

Erano passati tre mesi.

Tre mesi da quando suo padre era partito per la guerra a capo dell'esercito, seguito da Derek.

Tre mesi da quando si alzava ogni mattino col terrore di ricevere una lettera che lo informasse della loro morte in guerra. 

Strinse i pugni, reprimendo la rabbia del sentirsi cosí maledettamente impotente.  

Odiava dover restarsene con le mani in mano a casa soltanto perché era il giovane erede al trono. 

Non che passasse le sue giornate in panciolle. 

Aveva un regno da mandare avanti in assenza di suo padre e sospettava che alcuni nobili non vedessero l'ora di vederlo fare un passo falso nell'adempiere ai suoi doveri per spodestarlo. 

Gerard Argent per citarne uno. 

Come se Stiles fosse così stupido da servirgli una comoda scusa su un vassoio d'argento. 

Un acuto stridio attirò la sua attenzione. 

Stiles alzò lo sguardo verso il cielo, notando la piccola forma familiare di uno sparviero planare verso di lui.

Il ragazzo sollevò e piegò il braccio, lasciando che l'uccello si posasse su di esso. 

"Ciao Triskie." Salutò, accarezzando con un dito le soffici piume grigie del petto del rapace. "Hai qualcosa per me?" Chiese affettuosamente, controllando gentilmente le zampette artigliate dell'animale. 

Triskelion, il fidato sparviero di Derek, lasció ubbidientemente che il principe recuperasse il minuscolo pezzetto di pergamena legato ad una delle sue zampe. 

Stiles e Derek avevano escogitato un codice anni addietro che permetteva ai due giovani sia di scambiarsi messaggi impossibili da decifrare, sia di risparmiare carta.

Era nato come puro passatempo. 

Stiles si stava annoiando tremendamente un'estate e Derek aveva lasciato scivolare un suggerimento e puff, ecco che si erano ritrovati nella biblioteca Reale, circondati da libri di codici per stilare il loro personale sistema.

Sistema che avevano anche utilizzato per evitare che Laura e Cora leggessero i particolari più arditi dei messaggi che si scambiavano quando Derek tornava a casa dopo l'estate trascorsa al castello. 

In guerra, il codice permetteva a Derek di fornire informazioni o recapitare notizie urgenti che altrimenti avrebbero dovuto attendere le spedizioni via terra, molto più lente nella consegna del suo veloce e ben addestrato rapace. 

Soltanto un'altra persona fidata era a conoscenza della chiave per decifrare le missive e quella persona era Scott, a cui Stiles avrebbe affidato la sua stessa vita. 

Probabilmente Deaton sarebbe stato in grado di scoprirla se avesse voluto attivamente scoprirla. 

Per fortuna era tra i membri del consiglio fermamente fedeli alla corona. 

Stiles sciolse il laccio che teneva chiuso il pezzo di carta stropicciato, leggendo rapidamente e annotando mentalmente le informazioni più essenziali che avrebbe poi riferito nella prossima riunione. 

Tirò un sospiro sollevato nel non constatare alcuna tragica notizia. 

Quella notte avrebbe potuto dormire sonni sereni. 

In fondo al foglio, nell'ultimo angolo di carta libero, Derek aveva scarabocchiato un trifoglio. 

Stiles si portò il foglio alle labbra, pregando Brigid di proteggere il suo amato finché non fosse tornato al sicuro tra le sue braccia.


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COWT-12 SESTA SETTIMANA - M5

PROMPT: Sintesi

NUMERO PAROLE: 755

VALUTAZIONE: Giallo

AVVERTIMENTI: Abusi

NOTA: College AU


‘Ti amo’.

Due semplici parole, la sintesi di un complesso sentimento.

Stiles si era aspettato che quando avrebbe finalmente pronunciato quelle parole, la persona a riceverle le avrebbe dette a sua volta.

Ma così non era stato nè la prima, nè la seconda e neanche la terza volta.

Era giovane, gli ripetette suo padre cercando di consolarlo quando tornò a casa con occhi carichi di lacrime.

Stiles tirò su col naso e annuì, credendogli ciecamente.

Avrebbe tentato ancora. 

Aveva tempo, dopotutto era appena un adolescente. 

Ogni tentativo era stato un nuovo buco nell’acqua. 

Forse stava sbagliando qualcosa o forse si innamorava troppo facilmente. 

Non gli piaceva però l’idea di star svalutando i propri sentimenti.

Stiles sapeva cosa aveva provato e sapeva che quello era stato amore ogni volta che aveva pronunciato le importanti parole. 

Non era sicuro lo fosse stato per tutte quelle persone che avevano millantato di provare lo stesso sentimento per lui. 

Theo aveva detto di amarlo più di ogni altra cosa, eppure lo aveva allontanato anche da tutti i suoi amici e picchiato quando Stiles aveva fatto qualcosa che lo irritava. 

Stiles provò più volte a reciderlo fuori dalla sua vita, ma ogni volta Theo si ripresenteva alla sua porta in lacrime e con delle scuse, promettendo che sarebbe cambiato perché teneva a lui e non voleva perderlo.

Stiles era stato per molto tempo uno sciocco nel credergli.

Arrivato a un certo punto della sua vita, aveva tristemente imparato a tenere a freno la lingua per paura di dar voce al suo cuore. 

Troppe volte era stato il primo a mettere in tavola i propri sentimenti, finendo col temere il momento in cui avrebbe dovuto pronunciare nuovamente le due fatidiche parole.

Ad essere onesti, dopo Theo preferiva evitare qualsiasi coinvolgimento sentimentale che andasse oltre il sesso occasionale con sconosciuti o gli ‘amici con benefici’

Perciò, quando Derek Hale, il ragazzo più sexy del campus e l’attuale persona che stava frequentando, aveva detto di amarlo, la reazione di Stiles era stata quella di alzarsi dal letto sul qualeavevano appena scopato, raccogliere i propri vestiti e fuggire dalla stanza. 

Derek aveva provato a parlargli per capire quale fosse il problema, ma Stiles si era chiuso a riccio e aveva ordinato a Lydia di dire al ragazzo di smetterla di assillarlo con le sue telefonate o presentandosi al loro appartamento. 

“Sei un idiota.” Rimproverò la ragazza, non discutendo però la sua decisione.  

Lydia era davvero una buona amica. 

Non era che Stiles non ricambiasse i sentimenti di Derek, al contrario. 

Ma lasciarsi sperare che questa volta fosse la volta buona era terrificante. 

La ferita di Theo era ancora fresca, cosa avrebbe fatto se Derek si fosse rivelato l’ennesimo stronzo di passaggio? 

Derek riuscì a metterlo all’angolo nella biblioteca dell’università una settimana più tardi.

“Posso sapere cosa dannazione ti ho fatto?” 

“Non è il luogo adatto a una scenata, Derek.” Ricordò Stiles immediatamente sulla difensiva. 

Alcuni studenti lanciarono loro occhiate incuriosite dai tavoli introno a loro. 

“Non voglio fare una scenata. Non voglio nemmeno sapere se ricambi o no quello che ti ho detto quella sera.” Sospirò frustrato il ragazzo, afflosciandosi sulla sedia di fronte a lui. “Voglio solo sapere perché continui ad evitarmi. Pensavo fossimo amici.”

“Lo siamo.” Confermò di getto Stiles. 

“Allora spiegami perchè.” Supplicò Derek, guardandolo dritto negli occhi.

Stiles distolse lo sguardo, imbarazzato.

“È complicato.” 

“Lo è solo se non vuoi aiutarmi a capire.” Affermò risolutamente l’altro.

Fu proprio la sua risolutezza a convincere Stiles ad aprirsi. 

Invitò Derek a seguirò al bar per prendere un caffè e gli raccontò tutto.

Di Theo, dei traumi che si stava trascinando dietro e dei suoi timori.

Derek fu paziente, ascoltò tutto ciò che Stiles aveva da dire senza interromperlo.

“Quindi il problema non sono io?” Chiese quando Stiles ebbe finito.

“Non sei tu.” Chiarì il ragazzo. 

Derek abbozzò un sorriso speranzoso.

“Possiamo ancora essere amici?” 

“Mi piacerebbe.” Ammise sincero Stiles. “Ma non penso dovremmo più fare sesso.” Ribadì esaustivo. 

Derek roteò gli occhi. 

“Lo avevo capito.” Borbottò, mezzo arrossito.

Stiles nascose un sorriso nella propria tazza di caffè. 

Non era così stupido da credere che sarebbero riusciti a resistere alla tentazione di ricadere nelle brutte abitudini.

Il suo non era un ‘no’ definitivo.

Derek doveva solo trovare il modo per riparare il suo cuore danneggiato. 

Se non poteva farlo a parole, avrebbe lasciato che fossero le azioni a parlare. 

Ti amo era una sintesi troppo convenzionale per quello che sarebbero arrivati a provare l’uno per l’altro in futuro.


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COWT-12 SESTA SETTIMANA - M5

PROMPT: Antitesi

NUMERO PAROLE: 632

VALUTAZIONE: Giallo

AVVERTIMENTI: /

NOTA: canon Au


“Non so perché ti amo o forse è per questo che ti amo.” Disse la protagonista del film, baciando con passione l’uomo che solo qualche minuto prima le aveva premuto una spada alla gola.

“Quella frase non ha senso.” Dichiarò Scott, ricevendo una gomitata nel fianco da Kira e un coro di ‘shhh’ da parte degli altri ospiti in sala.

“È un’antitesi, Scott. È una figura retorica che usa due frasi facendo leva sulla loro più o meno accentuata contrapposizione.” Spiegò sottovoce Stiles al suo migliore amico. 

Scott aveva iniziato a fare uno sforzo quell’estate per mettere in moto le proprie sinapsi, ma c’erano ancora molti concetti che facevano fatica a impiantarglisi nel cervello. 

Stiles non aveva idea di come fosse finito incastrato in un’appuntamento a quattro con Scott e Kira. 

Probabilmente perché Lydia lo aveva implorato di accompagnarlo al cinema, asserendo che non era socialmente accettabile cha andasse da sola o facesse da terzo incomodo all’altra coppia. 

“Perché dovrebbe contraddirsi arrivata a questo punto?” Domandò confuso l’altro. “Il ragazzo le ha salvato la vita dal resto dei soldati del proprio gruppo e le ha permesso di scappare. È chiaro quanto tenga a lei.”

“Perché in realtà sa benissimo i motivi per cui ama l’altro protagonista, ma probabilmente è difficile o scomodo per lei ammetterli ad alta voce, dato che fanno parte di due fazioni rivali e non condividono la stessa visione di come dovrebbero andare le cose.” Stiles riusciva perfettamente ad empatizzare con la ragazza a causa della sua segreta cotta per un certo lupo mannaro emotivamente stitico, che fino a qualche tempo fa tutti avevano creduto uno spietato assassino, lui compreso. 

Almeno finché questo non aveva lasciato cadere parzialmente la maschera, rivelando di essere nient’altro che un giovane uomo traumatizzato, che non aveva idea di cosa stesse facendo mentre cercava solamente di sopravvivere. 

Derek era una contraddizione vivente. 

Facile per gli occhi ma complesso nel cuore, bisognoso d’amore ma restio ad accettarlo. 

Motivo per cui fin troppo spesso restava bruciato da fredde anime manipolatrici. 

Ragione per cui Stiles lo lasciava scivolare nel proprio letto quando il lupo mannaro si intrufolava nella sua stanza a tarda notte.

Stiles avrebbe dovuto respingerlo, allontanare l’uomo di sei anni più grande che di notte usava le sue mani per regalargli piacere e con la bocca pronunciava lodi dolci come miele che lenivano ferite che nemmeno sapeva di avere. 

L'amore era una cosa ideale, ciò che loro due condividevano tra le lenzuola era una cosa reale.

La ragione istruiva a tenersi alla larga, i sentimenti lo incitavano ad aggrapparsi con unghie e denti a quella piccola briciola di felictà. 

Stiles temeva il giorno in cui uno dei due avrebbe trovato il coraggio di parlare di ciò che stava accadendo tra loro.

Non era pronto alle conseguenze di quella discussione, ma a volte perché tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi.

“Continuo a non capire.” Ripetè imbrociato Scott quando furono fuori dal cinema. 

Kira e Lydia si stavano scambiando commenti dietro di loro, asciugandosi le lacrime per il finale struggente del film. 

Alla fine i due protagonsiti avevano dovuto accantonare i propri sentimenti per combattere in nome dei propri ideali e questo non andava a genio a Scott, che continuava a borbottare di come avrebbero dovuto cercare un modo per porre fine al conflitto, piuttosto che separarsi e rinunciare l’uno all’altro.

Stiles alzò gli occhi al cielo, cingendo le spalle dell’amico con un braccio. 

“Ci sono tante cose che avremmo dovuto fare, così poche che ci sentiamo di fare.” Sostenne saggiamente, spingendo l’amico verso il fast food sull’altro lato della strada.

Quella notte, quando chiuse gli occhi accoccolandosi nel petto di Derek, Stiles si chiese per quanto ancora quel fragile idilliaco equilibrio avrebbe retto.


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COWT-12 SESTA SETTIMANA - M5

PROMPT: Tesi

NUMERO PAROLE: 738

VALUTAZIONE: Verde

AVVERTIMENTI: /

NOTA: Post can Au


Cora avrebbe potuto scrivere una tesi e intitolarla ‘Stiles e Derek sono segretamente innamorati l’uno dell’altro, ma troppo stupidi per ammetterlo’

Ai suoi occhi suo fratello era così palese nel suo interesse verso Stiles che si chiedeva come il ragazzo ne fosse ancora ignaro. 

Uno dei tanti esempi era come lasciava rubare all’adolescente una fetta della propria pizza, ogni volta che la ordinavano durante una riunone del branco e invece ringhiasse a qualsiasi altro beta che osasse anche solo provare ad avvicinarsi al suo cibo.

Derek era inoltre assurdamente protettivo nei confronti del giovane Stilinski, nonostante a parole negasse ogni qualsivoglia atteggiamento difensivo verso il ragazzo.

La verità era che avrebbe preso un proiettile carico di wolfsbane in piena fronte pur di proteggere Stiles.

Non fu in piena fronte, ma nel petto a pochi centimetri dal cuore, dove lo colpì un proiettile quando fece da scudo umano a Stiles durante un combattimento contro un gruppo di cacciatori rivali. 

Stiles andò inspiegabilmente su tutte le furie e tolse il saluto a Derek per una settimana. 

D’altra parte, nemmeno Derek sembrava essere conscio dei sentimenti che Stiles nutriva verso di lui. 

Il ragazzo era imbarazzante nella sua continua ricerca di approvazione da parte dell’alpha quando gli consegnava le sue ricerche o suggeriva un piano migliore di quelli che gli altri lupi proponevano.

Ancor più imbarazzante quando punzecchiava i nervi di Derek sperando che l’altro avrebbe perso la pazienza e lo avrebbe appuntato contro un muro. 

Stiles amava Derek ed essere sballottolato duramente da lui. 

L’odore d’eccitazione che si mischiava al suo profumo quando questo accadeva era un segnale abbastanza nitido di ciò che avveniva nella sua testa - oltre che nei suoi pantaloni - e nessuna scusa potesse pensare di inventare avrebbe convinto Cora del contrario. 

Soprattutto dopo che Stiles aveva quasi pianto di sollievo quando Derek era stato salvato da un gruppo di selkie che lo avevano rapito e quasi annegato. 

Cora non aveva bisogno di altre prove per avvalorare la propria tesi.

Vuoi per un motivo o per un altro però, nessuno dei due sembrava intenzionato a fare quel passo avanti che avrebbe potuto portare la loro relazione al livello successivo.
La conslusione della ragazza fu quella di pensare che fossero due idioti e avessero bisogno di una piccola spinta o non avrebbero mai posto fine al casino ingarbugliato che era diventata la loro tensione sessuale irrisolta. 

Spinta che però tardò ad arrivare e investì la coppia solo molti anni dopo, quando vennero a trovarla in Sud America. 

Derek fu maledetto da un manufatto magico trovato in un negozio dell’antiquariato mentre lui e Stiles stavano visitando la città.  

L’artefatto, un piccolo ciondolo d’ambra dall’aspetto totalmente innocuo - che il lupo mannaro aveva toccato perché gli aveva ricordato il colore degli occhi di un certo ragazzo di cui era innamorato - aveva risucchiato tutta la sua buonasorte, rendendolo la persona più sfortunata e incline a subire incidenti di tutto il continente. 

Incidenti che erano iniziati come semplici bucce di banana per strada che lo avrebbero fatto scivolare e si erano poi trasformati in pericolose macchine che non lo vedevano attraversare la strada e lo colpivano in pieno.

Se non fosse stato un lupo mannaro, probabilmente sarebbe già morto a questo punto. 

“Quindi se ho capito bene il maleficio si spezzerà solo col bacio del vero amore?” Domandò Cora, origliando le informazioni che Deaton stava fornendo a Stiles al telefono. 

In quel momento seppe cosa andava fatto e non ci pensò nemmeno un secondo ad afferare Stiles e Derek per la nuca mentre erano distratti e avvicinare i loro visi affinchè si baciassero.

“Ma sei impazzita?!” Sbraitarono all’unisono i ragazzi quando le loro labbra si separarono, i visi di entrambi rossi come pomodori. 

“Che c’è? Non mi scuserò per quello che ho fatto se può evitare di far morire l’unico fratello che mi è rimasto. Anche se è un cretino.” 

“Questo bacio non cambia nulla.” Ribatté con delusione Derek, evitando lo sguardo di Stiles. 

“Tu credi?” Dichiarò la sorella con un ghigno presuntuoso. 

Cora avrebbe dovuto immortalare per i posteri il momento esatto in cui misero alla prova la maledizione e i due ragazzi realizzarono che questa era stata sciolta davvero, perché le espressioni scioccate sui loro volti furono impagabili. 

Otto mesi più tardi, nella cassetta della posta, Cora trovò una partecipazione di matrimonio firmata a nome Derek Hale e Mieczyslaw Stilinski.


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COWT-12 SESTA SETTIMANA - M5

PROMPT: Oscurità

NUMERO PAROLE: 754

VALUTAZIONE: Giallo

AVVERTIMENTI: /

NOTA: canon AU


Tenebra.

Era l’unica cosa che i suoi occhi riuscissero a percepire intorno a sé.

Le sue mani erano protese - o almeno credeva lo fossero, non potendole vedere - a cercare i contorni di qualsiasi cosa lo circondasse, ma finora si erano strette soltanto intorno all’aria.

Ovunque fosse, quel luogo sembrava dannatamente immenso e completamente vuoto.

Non riusciva a definirne i confini per quanto camminasse in cerca di una via di fuga o anche solo di un accenno di vita a parte lui.

Non aveva nemmeno idea di come vi fosse finito e non era nemmeno totalmente sicuro di essere lì fisicamente.

Il suo corpo mancava di quella pesantezza che solitamente gli conferiva concretezza materiale. 

Ricordava di essere nella Riserva insieme al resto dei suoi amici, cercando il malevolo folletto che aveva creato problemi in città nell’ultimo mese. 

Scott aveva annusato una pista mentre tornava da un appuntamento con Allison e Stiles aveva organizzato un gruppo di ricerca nel giro di pochi minuti, informando Derek e il suo trio di beta di raggiungerli senza protestare, se volevano liberarsi finalmente del problema. 

Tutti avevano subito la giusta dose di dispetti della fastidiosa piccola creatura da essere sufficientemente collaborativi da accantonare le divergente e collaborare per catturarla.

La traccia del profumo li aveva condotti nel folto del bosco, in una zona in cui le piante avevano uno aspetto malato e contorto.

Stiles si era chinato ad esaminarle, deciso a raccogliere dei campioni per Deaton, poi Derek aveva urlato il suo nome e un flash di luce lo aveva accecato.

E così era piombato nell’oscurità. 

Non aveva idea di quanto tempo fosse passato da allora.

Intrappolato in quel luogo, dove a malapena riusciva ad avere coscienza di se stesso, gli sembrava trascorsa un’eternità.

Sperava che i suoi amici se la stessero passando meglio. 

Maledizione, Derek doveva essere furioso. 

Lo avrebbe rimproverato di nuovo per essere uno stupido debole umano indifeso.

Non che il lupo mannaro avesse mai usato quelle esatte parole per definirlo. 

Solitamente si limitava a ringhiargli contro e accigliarsi, ordinandogli di stare alla larga dai suoi affari. 

Stiles sapeva perfettamente però quale fosse l’idea che Derek aveva di lui. 

Lo reputava una palla al piede.
Ecco perché l’alpha non lo considerava parte del suo branco e lui e Scott continuavano ad essere un duo di outsiders come in passato. 

Con l’eccezione che Scott ora era un fighissimo lupo mannaro, popolare a scuola e con una ragazza. 

Stiles invece era ancora soltanto Stiles.

Il fastidioso ragazzo con l’ADHD che faceva ricerche e ogni tanto riusciva miracolosamente a salvare una vita, ma che non veniva mai gratificato per questo. 

Stiles era stanco di interpretare l’ultima ruota del carro, di essere dato per scontato, di mentire a suo padre o sviluppare cotte per persone fuori dalla sua portata. 

Era strano come la propria situazione di pseudo prigionia non lo frustrasse affatto.

L’oscurità stava inghiottendo qualsiasi emozione insieme al suo desiderio di andarsene da quel misterioso luogo pacifico.

Forse non sarebbe stato tanto male rimanere lì per sempre, lasciandosi andare a quella sensazione di piacevole apatia. 

“Stiles.” 

Il ragazzo si riscosse al suono del proprio nome. 

“Merda Stiles, apri gli occhi.” Implorò la voce familiare.

Derek?

Perché Derek lo stava chiamando con quel tono addolorato?

Non gli piaceva quell’inclinazione nella voce del ragazzo. 

Lo faceva sembrare vulnerabile e scatenava in Stiles la voglia di avvolgerlo in una coperta per nasconderlo ai mali del mondo. 

Mali che aveva fin troppo bene conosciuto.

“Per favore, Stiles.” 

Stiles non aveva mai sentito Derek implorare. 

Si sforzò, deciso a concedere qualsiasi cosa al lupo mannaro, pur di non dover mai più sentire la sua voce incrinarsi in quel modo pronunciando il suo nome.

Quando riuscì finalmente a riaprire gli occhi, Derek gli stava cullando il viso con una mano. 

I suoi meravigliosi occhi verdi erano turbati dalla preoccupazione. 

“Hey Sourwolf. Che è successo?” Chiese al ragazzo con un filo di voce. 

Derek fece qualcosa che rimarrà per sempre impresso nella sua memoria. 

Sorrise.

Sorrise, così apertamente di puro sollievo, da fargli credere per un momento di essere importante per lui. 

“Niente. Non è successo niente.” Rispose l’alpha, accarezzandogli la guancia con il pollice. “Stai bene. Stiamo tutti bene.” Ripetè come un mantra mentre lo sollevava da terra. 

Stiles si addormentò tra le sue forti braccia, improvvisamente esausto. 

Anni dopo, quando quelle stesse braccia muscolose lo avvolgevano la notte nel letto, Stiles sapeva di aver preso la decisione giusta decidendo di non arrendersi all’oscurità. 


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COWT-12 SESTA SETTIMANA - M5

CONSIGLIO: Sereno

NUMERO PAROLA: 564

VALUTAZIONE: Arancione

AVVERTIMENTI: /

NOTA: Post canonico


Il vento frusciava placido, scuotendo dolcemente le fronde degli alberi ei verdi rigogliosi fili d'erba della radura illuminata dal caldo sole di Giugno. 

Stiles era disteso a terra a torso nudo, riposando serenamente dopo l'estenuante allenamento con il branco.

Non era più l'adolescente allampanato che faticava a tenere il passo dei suoi amici licantropi, la sua resistenza ormai temprata dalla moltitudine di avventure che avevano superato negli anni, ma era ancora il primo a stancarsi del gruppo e richiedere una pausa.

Era umano dopotutto.

Poteva sentire Isaac e Liam ancora rincorrere Scott in lontananza, cercado di acchiappare l'alpha che li stava deridendo bonariamente ad impegnarsi di più se avevano intenzione di prenderlo.

Lydia, Cora e Malia parlando di qualcosa riguardo l'ultima serie puntata di una tv che tutte e tre seguivano, sedute su una coperta a pochi metri di distanza da lui. 

Peter non era presente, in viaggio da qualche parte in Europa con qualcuno di cui non aveva voluto rivelare il nome. 

Qualcosa di freddo venne premuto contro la guancia del ragazzo, facendolo rabbrividire. 

Stiles aprì un occhio, fissando la figura incombente di Derek fargli ombra mentre porgeva gentimente una bottiglia di gatorade. 

“Bevi.”

Stiles si rialzò facendo leva sui gomiti. 

“Anni che ci conosciamo e ancora parli come un cavernicolo.” Lo prese in giro, accettando la premurosa offerta del lupo. “Almeno hai imparato a dire per favore.” Alluse malizioso, facendo riferimento alla notte precedente.

Stiles aveva insistito - e non così segretamente goduto - nel negare il coito al compagno, spronando Derek ad usare le parole per una volta per rivelargli i suoi desideri, invece di farlo brancolare sempre nel buio dovendo interpretare i suoi segnali come se fosse l’ennesimo mistero da risolvere.

Derek aveva ceduto quando il suo cazzo aveva colpito il retro della gola di Stiles, implorando il partner con voce tremante di fotterlo rudemente e morderlo per marchiarlo e reclamarlo come suo una volta per tutte. 

Stiles aveva accolto la richiesta del legame con gioia, afferrando i setosi capelli corvini di Derek con una mano per strattonarli ed esporre la gola del lupo, affondando i denti mentre raggiungeva l’orgasmo e lo riempiva con il proprio seme. 

Era stato un traguardo importante per la loro vivace vita di coppia. 

Il segno che Stiles aveva lasciato era ancora lì ben visibile.

Derek aveva spiegato che il morso sarebbe guarito ‘alla maniera umana’, lasciando una cicatrice che sarebbe diventata la copia perfetta di quella che capeggiava sulla spalla di Stiles.

Derek alzò gli occhi al cielo con affetto, sedendosi al fianco del ragazzo.

Insieme, guardarono il gruppo che li circondava, le loro mani avvicinandosi lentamente per incrociare le dita tra loro. 

“Ci avresti mai scommesso?” Domandò Stiles, dando voce a un pensiero.

Il lupo sollevò un folto sopracciglio.

“Su cosa?” 

“Che un giorno avremmo potuto trascorrere una giornata senza l’ansia di morire da un momento all’altro.” 

"No." Ammise sincero. “Dopo l'incendio e la perdita della mia famiglia, ho creduto che non avrei mai vissuto un giorno senza dovermi guardare le spalle. Dopo aver perso anche Laura, ero sicuro che non sarei mai più stato felice.”

Stiles gli strinse la mano in un tentativo di conforto che il lupo apprezzò e ricambiò con un piccolo sorriso. 

“Sono contento di essermi sbagliato.” Aggiunse Derek in un sussurro, sporgendosi per baciare la guancia di Stiles. 


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COWT-12 SESTA SETTIMANA - M2

PROMPT: E alla fine niente lieto fine

NUMERO PAROLE: 4713

VALUTAZIONE: Arancione

AVVERTIMENTI: Morte di un personaggio

NOTA: Fantasy au


L'universo si basa sull'equilibrio, su rigide leggi imprescindibili e regole invalicabili. 

Esistono metodi, piccoli sotterfugi che permettono di aggirare questi vincoli per il proprio tornaconto, ma sempre pagando un caro prezzo. 

Pochi sono stati gli uomini nel corso della storia  che si sono avvicinati alle porte della conoscenza assoluta. 

La lista di persone con le capacità e la sapienza per poter piegare l'enorme potenza del creato al loro volere è limitata.

Gli alchimisti basano la loro scienza su un principio centrale, detto principio dello scambio equivalente: per ottenere qualcosa è necessario dare in cambio qualcos’altro che abbia il medesimo valore.

Erroneamente però suppongo di sapere quale esso sia, destreggiandosi nella loro arte composta da un miscuglio di conoscenze pratiche, filosofiche ed esoteriche. 

I maghi, le streghe, i druidi e altre creature del mondo soprannaturale fanno invece affidamento sul potere magico, che sia esso proprio o attinto dall'universo stesso, peccando il più delle volte di onnipotenza, credendosi invincibili o superiori alla natura stessa. 

L'essere stati favoriti alla nascita con doti magiche non rimuove per loro l'obbligo di tributo nell'usarle. 

Gli errori commessi dalle generazioni passate sono divenuti preziosi insegnamenti nel determinare due grandi tabù, che gli intelligenti non oserebbero mai mettere in discussione.  

Una persona non può vivere in eterno, perché la vita è un ciclo destinato ad arrivare a una fine. 

Opporsi al naturale fluire degli eventi richiederebbe un continuo o troppo alto prezzo da pagare per chiunque. 

Un morto non può tornare in vita, perché il prezzo di una vita non è quantificabile e nessuna vita vale più o meno rispetto a un'altra. 

Conoscere i rischi però non ha mai fermato l'umanità dall'agognare l'impossibile. 

Sciocchi, folli, mostri, abomini, vengono additati coloro che hanno l'ardore di sfidare il creato al punto da smarrire se stessi e la propria umanità. 

Giulia Baccari è stata chiamata in molti modi durante la sua lunga vita - alcuni meno lusinghieri e più offensivi di altri - a causa del suo sesso, della sua natura o delle sue aspirazioni.  

Non che avesse avuto alte aspirazioni prima di vendere il suo cuore alle tenebre e abbracciare le arti oscure.

Una volta - quando ancora seguiva gli insegnamenti del suo popolo e proteggeva l'equilibrio come sua madre aveva fatto prima di lei e la madre di sua madre prima ancora - non aveva desiderato altro che l'affetto della persona che era riuscita a carpire il suo giovane ingenuo cuore di fanciulla. 

Purtroppo questa persona aveva anche finito per tradire la sua cieca fiducia e ferirla irreparabilmente, sia a livello fisico che emotivo.

Fu allora che Giulia Baccari divenne Jennifer Blake, la strega immortale, la donna dall'animo nero come la notte più buia senza stelle. 

Così viene dipinta nelle storie che si raccontano in giro, dai bardi nelle taverne o dalle madri ai figli quando volevano metterli in guardia dai pericoli del mondo. 

Dal giorno della sua rinascita nessuno dei poveri stolti che si sia azzardato a considerarla debole o inferiore, o abbia osato provare a torcerle un capello, era vissuto a sufficienza per riprovarci. 

Invero, Jennifer non era altro che una donna potente che si era votata alla vendetta sottoscrivendo un patto con un antico demone.

Patto di cui stava tuttora pagando le conseguenze, ora che aveva adempiuto la sua missione, vivendo una vita longeva ma invecchiando ugualmente.

Per sua fortuna, esistevano modi più facili per mantenere il proprio aspetto giovanile di firmare un patto col diavolo.  

"È innaturale." Affermavano in sommessi sussurri gli abitanti del villaggio al suo passaggio, quelle poche volte che la strega decideva di emergere dalla sua abitazione nel folto del bosco. 

Jennifer ignorava indifferente ogni volta le occhiate cariche di timore e disgusto, proseguendo sicura verso le botteghe di suo interesse per svolgere i propri acquisti.

Erano nient'altro che insulse formiche. 

Era una strega centenaria, capace di incantesimi di incommensurabile potere e in possesso del segreto della giovinezza eterna. 

Ciò che pensavano nei suoi riguardi le persone comuni non poteva neanche avvicinarsi ad impensierirla. 

Fu durante una delle sue passeggiate al villaggio che l'attenzione della donna venne catturata da una di queste formiche.

Derek Hale, era il nome del nuovo giovanotto al bancone della bottega del fabbro. 

"Derek, servi la signora. Ho da fare nel retro." Ordinò il mastro fabbro svanendo nel retrobottega, opportunamente delegando il compito di interagire con l'indesiderata ospite al dipendente. 

Gli abitanti del villaggio avevano imparato da generazioni quanto fosse inutile cercare di allontanarla, sfidarla o negarle nulla di quello che volesse - tantomeno l'ingresso nei loro negozi - ma cercavano ogni scusa buona per evitarla se possibile. 

Il ragazzo doveva avere tra i diciotto e i venti anni. 

Aveva lineamenti gradevoli agli occhi, il fisico prestante di qualcuno avvezzo al duro lavoro e indossava magistralmente un falso sorriso sulle labbra. 

Jennifer poteva dire con certezza che doveva essere una creatura soprannaturale di qualche tipo.

Un lupo mannaro o un altro mutaforma, ipotizzò. 

Le rune tatuate sulle braccia della donna, nascoste dalle maniche lunghe del suo abito color ciclamino, prudevano di energia nervosa in un chiaro avvertimento. 

Non ricordava di averlo visto prima in giro. 

Forse si era appena trasferito qui, in questa piccola cittadina isolata nell'entroterra, per sfuggire alla guerra che imperversava nel resto del paese. 

O molto più probabilmente nella speranza di sfuggire a un gruppo di cacciatori. 

"Avrei bisogno di una nuova scure." Dichiarò con disinvoltura la donna, adagiando l'attrezzo rotto sul legno duro del tavolo che la divideva dal garzone. "L'ultima che mi è stata venduta doveva essere difettosa." 

Il ragazzo alzò un sopracciglio in direzione dell'ascia danneggiata, la lama quasi spezzata in due e il legno del manico esploso in mille pezzi. 

Nessuna pecca nella fabbricazione dello strumento avrebbe potuto motivare un danno del genere.  

"Non vorrei essere nei panni di qualsiasi cosa contro cui tu l'abbia utilizzata." Aveva commentato il giovanotto in un borbottio, dando tranquillamente voce ai propri pensieri mentre si voltava per scegliere un nuovo attrezzo con cui sostituire quello ormai inutilizzabile. 

Jennifer rise. 

Un evento più unico che raro al giorno d'oggi. 

La strega non ricordava nemmeno quando era stata l'ultima volta che qualcuno si era rivolto a lei spontaneamente, figuriamoci riuscire a farla ridere. 

"Grazie dell'assistenza, Derek." Jennifer ringraziò il ragazzo con un sorrisetto affabile, lasciando cadere le monete direttamente nell'ampio palmo della mano del giovane. "E benvenuto a Beacon Hills. Questa città non ha molto da offrire oltre la sua semplicità, ma è circondata da boschi davvero incantevoli. Specialmente durante le notti di luna piena." 

Derek spalancò gli occhi per l'allusione, irrigidendosi. 

Lupo mannaro, dunque, appurò la strega. 

"La gente del posto dice che è meglio non spingersi nei boschi perché ci vive una strega." Accusò sulla difensiva il ragazzo, fissandola dritto negli occhi, lasciando lampeggiare i propri di una scintilla blu elettrico. 

"Oh, non mentono su questo." Confermò la donna, per nulla intimorita dalla dimostrazione. 

"Dicono anche che sia spietata e si sia macchiata di crimini ignobili." Aggiunse il lupo. 

Jennifer si sistemó una ciocca di capelli bruna dietro l'orecchio.

"Tu cosa pensi?"

"Ho imparato a mie spese a non fidarmi delle apparenze." Ammise amaramente il giovane, non lasciandosi abbindolare dai suoi modi cordiali e mansueti. 

"Le persone tendono a descrivere in modo crudelmente enfatico ciò che non riescono a comprendere e temono." Sostenne lei. "Dovresti saperlo bene." 

"Non lo stai negando però."

"Perché non sto cercando di nasconderlo." Fece notare Jennifer serenamente. "Dimmi, cosa direbbero quelli che sanno a cosa è dovuto il colore dei tuoi occhi sul tuo conto?"

Il giovane abbassò lo sguardo.

"Buona giornata, Derek." Salutò la strega, avanzando vittoriosa verso la porta. 

Jennifer uscì dalla bottega, contenta della sua nuova scure e piacevolmente intrigata da quell'incontro che aveva agitato la sua monotona esistenza come un sasso lanciato in uno specchio d'acqua quieta. 


***

"Dove stai andando?"

Derek si voltò verso la donna che lo fissava accigliata con un mestolo in mano. 

Dal pentolone sospeso sul fuoco del camino proveniva un invitante odore di zuppa di cipolle. 

La piccola abitazione al margine della foresta era modesta ma accogliente, se si tralasciavano gli scricchiolii fastidiosi delle assi di legno e gli spifferi gelidi che avrebbero tormentato i suoi due abitanti in inverno.  

L'avevano acquistata qualche mese prima, quando si erano stabiliti nella cittadina di Beacon Hills dopo aver deciso che erano stanchi di correre senza una meta precisa. 

Non sapevano se i cacciatori li stessero ancora cercando, ma erano provati dalla fuga e il denaro iniziava a scarseggiare. 

Con il gelido inverno alle porte e la possibilità di non poter alloggiare al caldo nemmeno saltuariamente per riprendere le forze, mettere radici era sembrata l'opzione migliore. 

"A fare un giro." Rispose il ragazzo, alzando le spalle con calcolata nonchalance. 

Il volto della donna si incupì di disapprovazione. 

"Stai di nuovo uscendo per vedere quella donna?" 

Derek evitò il suo sguardo a disagio. 

"Der, è pericolosa. Dovresti starle alla larga." 

"Tu non la conosci, Laura." Ribatté con convinzione il giovane lupo. "Non è come la descrivono i paesani." 

Laura Hale sospirò, appendendo il mestolo a un gancio di ferro. 

"Ha sterminato un intero branco di alpha, Derek." Ricordó coscienziosamente la maggiore. 

"Branco di cui faceva parte la donna che l'ha quasi uccisa." Rispose l'altro, prendendo le parti della strega. “Conosci la storia.” 

La storia di Jennifer Blake era famosa tra i lupi mannari, non esisteva branco in tutto il paese che non conoscesse il suo nome. 

"Quindi questa è una buona giustificazione per macchiarsi le mani di sangue?" Insistette imperterrita la maggiore dei due fratelli Hale, cercando di far ragionare il suo sconsiderato e testardo fratellino.

"Tu uccideresti i cacciatori che hanno dato fuoco alla nostra casa e ucciso la nostra famiglia?" Domandò seriamente Derek, sapendo da principio che la risposta di sua sorella - e alpha, da quando Laura aveva ereditato poteri e ruolo alla morte della loro madre - sarebbe stata affermativa. 

Laura non rispose come era stato prevedibile.

"Mi aspetto di vederti a casa per cena." Chiuse il discorso lei, concedendo a Derek la vittoria della discussione per questa volta. "Sai che non mi piace mangiare da sola." 

Derek annuì, offrendo un piccolo sorriso riappacificatorio. 

"Ci vediamo dopo." Salutò, uscendo per correre nel bosco per incontrare la donna che aveva iniziato a frequentare da qualche settimana. 

Jennifer Blake si era dimostrata una donna intelligente e piacevole, oltre che gentile e carismatica, ben lontana dall'essere il mostro spaventoso che la popolazione locale o le storie millantavano.

Derek l'aveva incontrata per caso nel bosco poco più di un mese prima. 

Era stata una di quelle mattine prima dell'alba dove gli incubi lo avevano tenuto sveglio e aveva avuto bisogno di correre per sfogare l'energia nervosa che minacciava di farlo scattare, saltando alla gola del primo malcapitato al villaggio.  

Derek era rimasto irretito dal loro primo incontro nella bottega del fabbro e così, quando aveva incrociato la donna che stava raccogliendo tranquillamente erbe e funghi, canticchiando dolcemente in sintonia con il cinguettio degli uccellini, si era fermato per parlarle. 

La strega lo aveva accoltò con un caloroso sorriso, offrendogli delle bacche che Derek era stato ovviamente diffidente dall'accettare.

La donna allora gli aveva dimostrato la propria buonafede, mangiandone alcune con un sorrisetto divertito. 

Da quel giorno, i due avevano preso ad incontrarsi di quando in quando, conoscendosi meglio e sviluppando una bella amicizia. 

Amicizia che lentamente stava iniziando a trasformarsi in qualcosa di più serio nel cuore di Derek. 

Non era la prima volta che Derek si ritrovava attratto da donne pericolose, ma al contrario di Kate, Jennifer non stava cercando di ingannarlo.

Non nascondeva il suo passato, la sua natura o i suoi intenti. 

La voglia di rivedersi nasceva da un desiderio spontaneo senza alcun doppio fine.

Se non si considerava la palese attrazione fisica di cui entrambi erano consapevoli. 

Derek grazie al suo naso fine, captando l'odore di desiderio nel profumo dell'avvenente strega e Jennifer essendo ben conscia di come appariva agli occhi degli uomini dal modo in cui lasciavano scivolare lo sguardo sul suo corpo. 

Il pugno del ragazzo batté contro la massiccia porta di legno della casa della strega.

Aveva preso l'abitudine di presentarsi un paio di volte a settimana da lei dopo che Jennifer lo aveva invitato ad usufruire della sua interessante collezione di libri ogni qualvolta lui avesse voluto. 

Così, quando non era impegnato a lavorare in bottega o quando non doveva svolgere le commissioni che lui e Laura dividevano tra di loro, sgattaiolava nella foresta per accettare di buon grado l’invito.

Derek bussò di nuovo, più forte questa volta, ipotizzando che la strega non lo avesse sentito la prima. 

Nessuno rispose o venne ad aprire e fu in quel momento che il ragazzo si rese conto che alcun rumore proveniva dall’abitazione. 

Il lupo mannaro si accigliò, sbirciando verso l’interno buio da una finestra. 

Avrebbe voluto controllare direttamente all’interno, ma non poteva accedere alla dimora costruita usando legno di frassino quando tutte le porte e finestre erano sbarrate.

Era strano per la strega non essere in casa. 

Le volte che Jennifer si allontanava per andare al villaggio durante un mese potevano contarsi sulle punte delle dita di una mano e, da quando Derek aveva preso l’abitudine di presentarsi da lei, lasciava sempre un biglietto incastrato nel telaio della porta per informarlo della sua assenza, invitandolo ad aspettare se voleva perchè sarebbe tornata presto.

Il biglietto mancante in questo caso preoccupò il giovane. 

Derek mise in allerta i sensi, cercando tracce della donna nei dintorni del bosco.

Forse Jennifer stava semplicemente facendo una passeggiata e lui era inutilmente paranoico. 

Oppure si era accorta di aver finito una spezia per il piatto che era intenzionata a preparare quella sera per cena e aveva deciso di fare un veloce salto al villaggio, non immaginando di vedere Derek quel giorno e scordandosi nella fretta di lasciargli un messaggio. 

Erano tutte possibilità ragionevoli che però non riuscivano a tranquillizzare l’agitato istinto del lupo. 

Spiacevoli esperienze pregresse gli avevano duramente insegnato che non era del tutto sbagliato supporre il peggio in certe situazioni, perchè la vita poteva avere un perfido senso dell’umorismo. 

Non era facile seguire la pista lasciata dal profumo della strega nella foresta.

L’odore della donna si mischiava ad alberi e piante, come se lei e la natura fossero un’unica entità, confondendolo e deludendolo quando raggiungeva un vicolo cieco, finalmente sicuro di averla finalmente rintracciata. 

Non potendo fare molto affidamento sul proprio naso, il lupo mannaro utilizzo l’udito. 

Furono grida soffocate umane a condurlo dalla strega.

O da quella cosa mostruosa e sporca di sangue che lui credeva fosse Jennifer. 

“Jennifer?” 

L’essere deforme si voltò sorpreso nella sua direzione, lasciando cadere un corpo esanime sul terreno.

“Cosa ci fai qui, Derek?” Domandò la bestia con voce graffiante.

“Non eri in casa.” Spiegò guardingo il ragazzo, tenendosi a distanza.

Iniziava a considerare che sua sorella non avesse tutti i torti a metterlo in guardia.

Lanciò una rapida occhiata intorno a sè, rintracciando due ulteriori corpi dilaniati sparpagliati tra gli alberi. 

Due uomini e una donna, notò e tutti indossavano abiti da caccia, su cui spiccava lo stemma di un giglio stilizzato che il ragazzo riconobbe immediatamente. 

Argent

Doveva avvertire al più presto Laura. 

Non aveva idea se i cacciatori fossero finiti lì perchè ancora sulle loro tracce o fossero stati attirati dalle voci sulla strega che abitava in quella zona.

Ciò di cui era certo era che gli Argent significavano guai e il suo branco non era abbastanza forte da poter fronteggiare i cacciatori, essendo composto da soli due elementi. 

“Avresti potuto aspettare come sempre.” Dichiarò con rammarico la donna, riassumendo nel giro di un battere di ciglia le sembianze della bella strega oscura.

Ero preoccupato. 

Derek si morse la lingua trattenendo l’ammissione.

“Non avevi lasciato un messaggio.” Fece notare invece il lupo, arricciando il naso nauseato dall’odore di sangue che permeava l’aria. 

Jennifer si pulì frustratamente col dorso di una mano il sangue che le imbrattava una guancia.

“Non avresti dovuto vederlo.” 

“Il massacro o l’altra tua forma?” Chiese il lupo, studiando le reazioni della donna, il suo cuore diviso da sentimenti contrastanti.

La strega rise stancamente, raddrizzando una spallina del vestito.

“Entrambi suppongo.” 

Derek si sforzò di analizzare la situazione in cui si trovavano da un punto di vista obiettivo. 

“Ti hanno attaccato?”

“No. Ma lo avrebbero fatto.” 

“Quindi hai agito in anticipo basando le tue azioni su delle mere speculazioni?” 

“So come ragiona questa gente, Derek. E conosco la nomea degli Argent e del loro Codice.” Obiettò Jennifer offesa. “Pensi che mi avrebbero lasciata in vita una volta trovata?”

Cacciamo ciò che ci da la caccia. 

Era il credo a cui era votata la famiglia Argent.

Uccidevano solo le creature che reputavano pericolose o che si erano macchiate di crimini violenti.

La maggior parte di loro almeno, Derek sapeva che tra essi si nascondeva un gruppo che aveva interesse nello sterminare qualsiasi creatura soprannaturale avesse incociato soltanto perché la riteneva un’abominazione. 

La strega sarebbe stata sicuramente nel loro mirino per entrambe le fazioni. 

“Chi dice che ti avrebbero trovato?”

“Suvvia Derek, sei più intelligente di così.” La strega sorrise malinconicamente. “La gente del villaggio mi avrebbe venduta non appena si fosse sparsa la voce del loro arrivo.”

Derek non poteva controbattere a quello. 

Conosceva perfettamente i sentimenti che la gente di Beacon Hills nutriva nei riguardi dell’antica strega che abitava nel bosco da generazioni.

Nonostante Jennifer non avesse mai usato violenza contro qualcuno che non la meritasse e al contrario, si fosse rivelata una risorsa fondamentale per le difese del villaggio quando alcune creature soprannaturali erano giunte a creare scompiglio in passato, gli abitanti continuavano ancora a temerla, pregando di trovare un modo per liberarsi finalmente un giorno della sua scomoda presenza. 

“Tre cacciatori scomparsi attireranno l’attenzione.” Considerò ad alta voce il lupo. “Ne arriveranno altri.”

“Faresti bene ad avvisare tua sorella allora e iniziare a ponderare l’idea di trasferirvi altrove.” Consigliò l'altra.

“E tu?”

Jennifer fu presa in contropiede. 

“Io?”

“Resterai qui?” Chiese il giovane, inorridito al pensiero. 

“Non posso andarmene, Derek.” 

“Perchè?” 

“Perchè in questi boschi si nasconde il segreto che mi permette di mantenere questo volto.” Rivelò la strega, avanzando orgogliosamente verso di lui. “Se partissi, dovrei accettare di vivere il resto della mia dannata vita immortale come il mostro informe che hai visto prima e non ne ho alcuna intenzione."

Derek strinse i pugni. 

"Ti uccideranno."

Jennifer gli si fermò di fronte.

"Saprò difendermi se oseranno provarci." Rassicurò, sollevando una mano per accarezzargli il viso, fermandosi a metà strada con un ripensamento.

Derek si protese afferrandole la mano per guidarla verso la sua precedente metà. 

“Non ho paura di te.” Dichiarò onesto il ragazzo.

Anche se non condivideva la morale della donna a causa dei principi che gli erano stati inculcati sin da bambino, poteva facilmente comprenderla. 

Jennifer aveva ucciso soltanto perché si era sentita minacciata. 

Non era un'assassina scellerata. 

Era sempre la stessa donna con cui aveva passeggiato nel bosco, aiutandola a raccogliere erbe medicinali mentre lei gli illustrava i loro usi per riempire i suoi lunghi silenzi. 

Quella che gli offriva focaccine o fette di torta di mele quando andava a farle visita e aveva insistito perché ne portasse un assaggio anche a Laura, quando Derek si era lasciato sfuggire che sua sorella amava i dolci ma non era in grado di cucinarne alcuno senza bruciarlo. 

Jennifer non era un mostro. 

Non gli avrebbe mai fatto del male. 

Giusto?

“Non è la paura che temo da parte tua, Derek.” Affermò nervosamente la strega. “Ma il rifiuto.” 

“Jen." Derek le posò un bacio contro il palmo morbido della mano. "Io so qual è il tuo vero volto.”

Una lacrima scivolò lungo il viso della strega immortale mentre il suo arido cuore sbocciava con una nuova speranza. 

Jennifer non aveva mai incontrato qualcuno in grado di accettare ciò che celava sotto la maschera. 

Tantomeno qualcuno l'aveva mai guardata con una tale pura devozione negli occhi come stava facendo in questo momento il giovane, neanche prima che la sua bellezza le venisse strappata via. 

Desiderio, brama, lussuria, questi erano i sentimenti a cui era abituata, non devozione. 

Si era messa il cuore in pace da anni. 

Il lupo mannaro era tutto ciò per cui Jennifer una volta si sarebbe strutta. 

Derek era meraviglioso.

E sarebbe stato suo per sempre, si ripromise, mentre il ragazzo si chinava su di lei per premere le labbra contro le sue, suggellandole in un dolce bacio carico di promesse. 


***


Come Derek aveva previsto, la morte dei cacciatori attirò i loro compari al villaggio. 

Lui e Laura fecero di tutto per mantenere un basso profilo, ma gli Argent non erano degli stolti incompetenti e conoscevano già una delle identità delle creature soprannaturali che abitavano al villaggio. 

Jennifer non sembrava particolarmente turbata dalla presenza dei cacciatori o dai loro tentativi di catturarla e ucciderla. 

Sapeva di essere più forte di loro e non si tratteneva dal dimostrarlo quando provarono a sfidarla. 

La strega però consigliò al suo amante di tenersi a distanza, almeno finché le acque non si fossero calmate. 

Era una donna potente, ma non onnipresente. 

Non avrebbe potuto difenderlo in ogni momento. 

"Se ti collegano a me ti uccideranno." 

"Che ci provino pure." Derise il lupo mannaro con sfrontatezza, chinandosi a baciarle un seno.

"Derek, sì ragionevole." La strega gli cinse i fianchi con le gambe, inarcandosi sotto di lui per assecondare la successiva spinta del bacino del giovane. "So che puoi combattere, ma loro hanno i numeri dalla loro parte. Tu e Laura siete deboli." 

Derek cercò di protestare, ma fu messo a tacere da un bacio. 

"Per favore. Non voglio perderti." Implorò la donna. 

Il lupo acconsentì riluttante alla sua richiesta. 

Passò una settimana e poi un'altra ancora.

Gli Argent non sembravano intenzionati a desistere e gli abitanti del villaggio iniziavano ad agitarsi.

Circolavano voci che la gente volesse unirsi alla crociata dei cacciatori.

Nella taverna scorrevano suggerimenti sul modo più consono di uccidere la strega. 

C'era chi consigliava di pugnalarla al cuore, chi di decapitarla e chi di dare la sua casa alle fiamme.

Derek dovette fare appello ad ogni briciola del suo autocontrollo per ignorare i commenti e reprimere la voglia di squarciare gole. 

Laura cercó in ogni modo di convincere suo fratello a lasciare il villaggio, ma Derek fu irremovibile nel restare se Jennifer non fosse venuta con loro. 

"Ci farai ammazzare con la tua idiozia." Ringhiò l'alpha durante una delle loro tante litigate. "Proprio come hai fatto con il resto della nostra famiglia!"

Quella frase squarciò il cuore di Derek in due. 

"Der… non volevo."

Derek non restò ad ascoltare le scuse di sua sorella.

Aprì la porta di casa e corse via. 

Commettendo il primo passo falso che i cacciatori stavano aspettando. 

Il secondo, fu quello di andare dall'unica persona che era sicuro avrebbe compreso il suo dolore. 

"Derek?" Jennifer lo abbracciò immediatamente quando lo accolse alla porta. "Tesoro, cos'è successo?"

Il lupo nascose il viso contro la sua gola, soffocando un lamento. 

La strega lo portò in casa e nel proprio letto, cullandolo tra le braccia per tutta la notte. 

Derek andò in mille pezzi e le raccontò tutto.

Di Kate, dell'incendio e di Laura.

Di aver sempre sospettato che sua sorella serbasse rancore verso di lui e di averne ora certezza dopo quello che gli aveva detto.

La strega ascoltò in silenzio, pettinando confortante i capelli del ragazzo con le dita. 

"Va tutto bene, Derek. Sono qui." Rassicurò, baciando la fronte dell'amante mentre scivolava esausto in un sonno agitato da incubi. "E non permetterò che nient'altro ti faccia del male." Promise la donna. 


***


Derek tornò a casa qualche giorno dopo, ma non rivolse parola a sua sorella.  

Laura provò in ogni modo a scusarsi, ma il ragazzo non voleva saperne di ascoltarla. 

Preparó anche il suo piatto preferito - stufato di carne e patate, bagnato con vino rosso - come segno di pace, seguendo la ricetta che sua madre le aveva insegnato quando aveva compiuto tredici anni. 

"Smettila." Morse Derek con occhi brucianti di lacrime. "Resto con te solo perché non voglio diventare un omega." Sbottò velenosamente, voltandole le spalle per rinchiudersi in camera. 

Laura sapeva che era una palese bugia, il cuore di Derek aveva vacillato saltando un battito. 

Ma il dolore inflitto dalle sue parole non era minore con quella consapevolezza. 

L'alpha si coricò a letto ignorando la cena. 

I due lupi furono svegliati dal bagliore di fiaccole e il vociare di gente arrabbiata fuori dalla finestra. 

"Che sta succedendo?" Domandò Derek imboccando nella stanza della sorella. 

"Sono gli abitanti del villaggio. Hanno circondato la casa." Constatò l'alpha scrutando fuori dalla finestra.  

A capo della folla c'era uno degli Argent che urlava incitazioni.  

"Merda. Sanno che hai un legame con Jennifer e sospettano che siamo corrotti." 

"Non sanno che siamo lupi mannari?"  

"Non credo. Ma uno dei cacciatori sta consigliando di circondare la cosa con la polvere di frassino per sicurezza." Informò lei, origliando una delle conversazioni con il suo fine udito. 

"Che facciamo?"

Laura fissò il suo amato fratellino. 

Ricordava ancora come scoppiasse a piangere quando gli negava di usare i suoi giocattoli o come venisse ad accoccolarsi nel suo letto insieme a Cora - la loro sorellina perduta nell'incendio - nelle notti tempestose. 

Derek non era più un innocente bambino incline a imbronciarsi per fare i capricci. 

Era un uomo coraggioso, pronto a combattere fino all'ultimo respiro al suo fianco.

Ma Laura non glielo avrebbe permesso. 

"Cercherò di guadagnare tempo e attirarli su di me mentre provi a sgattaiolare via dalla porta sul retro." Propose. "Vai da Jennifer, lei può proteggerti meglio di me." 

Derek sgranò gli occhi. 

"Laura, è un piano suicida." 

L'alpha sorrise mestamente.

"È l'unica cosa che posso fare per proteggerti." 

"Perché tutti pensate che io abbia bisogno di protezione?!" Ruggì il ragazzo. 

"Derek, non costringermi ad ordinarti di andare." Laura gli afferrò il viso tra le mani. "Non posso perdere anche te, fratellino."

"Nemmeno io. Laura, non volevo…" 

"Shhh. Lo so." Zittì amorevolmente la sorella. Non aveva bisogno di scuse. Avevano commesso errori entrambi, ma il loro legame confidava fosse più forte di qualsiasi parola detta nell'impeto della rabbia. 

"Ora va, corri e non voltarti indietro. Ti raggiungerò appena possibile." Spronò l'alpha, spingendo il fratello verso la porta. 


***


Laura si accasciò stremata contro il vecchio ceppo d'albero.

Una freccia le spuntava dalla spalla e sangue nero colava da bocca e narici. 

Presto sarebbe morta, ma avrebbe lasciato questa terra con la consapevolezza che il suo sacrificio sarebbe valso a qualcosa. 

Derek era riuscito a scappare e Jennifer lo avrebbe tenuto al sicuro.

Non si fidava ancora della strega, ma era potente e avrebbe degnamente difeso il suo prezioso fratellino dai cacciatori al suo posto. 

O almeno lo sperava. 

Lanciò un'ultima preghiera agli dei affinché suo fratello trovasse finalmente la felicità che meritava. 

Voltò la testa verso gli alberi che circondavano la radura in cui si era rifugiata, attirata dal suono di passi delicati in avvicinamento. 

"L'avvelenamento da strozzalupo sembra doloroso." Commentò una voce femminile. 

Jennifer emerse dagli alberi con un sorriso dipinto in viso. 

"Derek sta bene?" Chiese istantaneamente la lupa. 

"Derek è al sicuro." Rispose tranquilla l'altra donna, avanzando verso di lei. 

Una piccola speranza sbocciò nel cuore di Laura, vedendo la strega reggere in una mano un mazzetto di fiori violacei. 

Speranza che morì sul nascere quando Jennifer lasciò cadere i fiori a terra, fuori dalla sua portata e le si inginocchiò di fronte premendole una lama alla gola. 

"Sai, Laura…" La strega le tirò i capelli per esporre meglio la gola, i bei lineamenti femminei mutando in quelli mostruosamente raccapriccianti del suo vero volto. "Non mi sei mai piaciuta." 

Laura ringhiò mostrando le zanne, troppo debole peró per opporsi al proprio inevitabile destino. 

La lama le squarciò la gola e il sangue zampilló nel terreno.

Le radici dell'albero bevvero il nettare carminio, donando alla strega ghignante potere in cambio del sacrificio offerto. 

Nel suo ultimo respiro, Laura si maledisse per aver spinto Derek tra le braccia di un mostro.


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 COWT-12 QUINTA SETTIMANA - M4

PROMPT: Polyamore

NUMERO PAROLE: 4287

VOTO: Arancione

AVVERTIMENTI: Relazione poly/Incest

NOTA: Au


Trasferirsi non era stata una decisione facile per i fratelli Hale.  

C'erano stati litigi lunghi settimane, cose da imballare, scatole da trasportare, il contratto d'affitto da disdire e molti saluti da fare. 

Ma Laura era stata irremovibile.

Avevano bisogno di cambiare aria.

Dopo la morte di Peter, nulla li teneva legati al luogo in cui erano nati. 

La città era solo un lugubre promemoria di tutto quello che avevano perso.

Altrove avrebbero avuto nuove possibilità e magari pensare al futuro senza i loro cari non sarebbe stato così angosciante. 

Il sole non era ancora sorto quando il primo cliente della giornata entrò nella caffetteria in cui Derek aveva iniziato a lavorare da meno di una settimana.

Il ragazzo indossava una felpa rossa quasi accecante, un paio di jeans strappati su un ginocchio, una maglietta con la stampa dello scudo di capitan america e portava uno zaino dall’aspetto vissuto e pesante appeso a una spalla. 

Ciondolò a destra e a sinistra ad ogni passo arrancando nel negozio come uno zombie. 

Derek temette a un certo punto che stesse per collassare al suolo.

“Caffè.” Gemette il giovane, afflosciandosi contro il bancone. 

“Come lo preferisci?” Domandò Derek meccanicamente.

“Nero. Come il mio umore questa mattina.” Brontolò l’altro. 

Derek nascose il suo piccolo sorriso divertito voltandosi verso la macchina per il caffè.

La porta della cucina si aprì e l’altro ragazzo di turno con Derek - un tipo dal viso cherubico ma con un carattere tutt’altro che angelico - fece il suo ingresso, accompagnato da un vassoio di fragrante pasticceria appena sfornata.

“Wow, Stiles. Sembri una merda.” Commentò confidenziale il suo collega, squadrando l’altro adolescente. 

“Vaffanculo, Isaac.” Sbuffò il cliente, alzando una mano per fargli il dito medio. “Avresti lo stesso aspetto se fossi venuto alla festa di ieri sera.”

“Tipo misero e distrutto?” Punzecchiò l’altro, sistemando le paste nella vetrinetta. “Quanto hai bevuto?” 

“Non lo so. Ho perso il conto dei bicchieri a un certo punto della serata.” Ammise amaramente Stiles. 

"Vuoi qualcos'altro oltre al caffè?" Chiese Derek, posando la tazza di fronte al viso del ragazzo.

L'adolescente finalmente realizzò la sua presenza e lo fissò con due grandi occhi da bambi, sbattendo le lunghe ciglia scure. 

"Tu sei disponibile?" Ammiccò ridicolmente.

Derek alzò gli occhi al cielo.

"Sono 2,75$." Rispose professionalmente, ignorando il tentativo di flirt. 

Il ragazzo pagó, rosso in viso, uscendo dalla caffetteria con la coda tra le gambe, cercando di ignorare le risatine divertite del suo amico. 


*** 

Stiles aveva diciannove anni, guidava una jeep azzurra malconcia, frequentava il college locale - anche se gli sarebbe piaciuto andare a Berkeley - e odorava di frutta secca, fiori d'arancio e ozono.  

Ordinava sempre e solo caffè, a volte nero se era particolarmente assonnato, altre volte con l'aggiunta di una quantità di zucchero che faceva cariare le zanne di Derek alla sola vista.  

Non possedeva un filtro cervello-bocca, conosceva non solo tutto il personale ma anche buona parte dei clienti abituali che frequentavano la caffetteria e tifava i Mets. 

Queste furono alcune delle cose che Derek scoprì del ragazzo durante i suoi viaggi mattutini. 

Per questo fu alquanto confuso quando uno Stiles, con un paio di occhiali da nerd e un berretto di lana, si presentò una mattina chiedendo un latte macchiato al caramello, puzzando di menta, liquirizia e biancospino. 

Il ragazzo quel giorno lo guardò a malapena e non provò nemmeno una delle sue usuali banali battute per abbordarlo. 

Ma il dettaglio più strano fu quando Erika, la ragazza di turno quella mattina, lo salutò chiamandolo Stuart, chiedendogli come procedeva la programmazione della nuova app a cui stava lavorando. 

"Pensavo ti chiamassi Stiles." 

Il giovane sollevò un sopracciglio verso di lui, studiandolo dall'alto in basso con aria di supponenza. 

"Stiles è mio fratello gemello." Chiarí, prendendo un sorso dal suo bicchiere. "E tu devi essere il nuovo assunto per cui ha una cotta."

"Proprio lui." Confermò Erika con un sorriso predatorio. 

Derek le lanciò un canavaccio. 

"Potresti cortesemente rifiutare le sue avance una volta per tutte la prossima volta che lo vedi?" Chiese severamente Stuart. "Sta diventando imbarazzante ascoltarlo struggersi su di te."

Derek si accigliò.

Era abituato ad essere sessualizzato, a venticinque anni e dopo aver vissuto a New York, lavorando in locali notturni per pagarsi il college, ci aveva fatto il callo. 

Sapeva di essere di bell'aspetto, possedeva degli specchi a casa e la genetica Hale non aveva mai sfornato un erede che non fosse meno che attraente. 

Tranne nel caso del cugino di sua madre, Nicholas. 

Con lui i geni del lupo mannaro non erano stati gentili e gli avevano donato una peluria talmente folta e consistente da fargli guadagnare il soprannome di cugino Itt

Derek aveva subito ogni genere di approccio, dal più tranquillo o leggermente molesto, a quello più aggressivo e persistente, che era stato poi costretto a fermare, ricordando a chiunque fosse che non era solo un bellimbusto dalla mascella squadrata e il fisico atletico, ma una persona con un cervello e dei diritti.

Diritti che riguardavano anche il poter rifiutare o meno.  

Stiles non stava realmente infastidendo Derek. 

Anzi, se Derek avesse dovuto essere onesto con se stesso, il giovane lo incuriosiva. 

Dopo i primi ridicoli approcci fallimentari, il ragazzo aveva tentato di instaurare una vera conversazione con lui, cercando di conoscere i suoi interessi e domandandogli come si stesse ambientando in città, quando apprese durante una conversazione con Isaac che Derek e le sue sorelle si erano trasferiti da poco a Beacon Hills. 

Il giorno dopo si era anche presentato con un regalo di benvenuto per tutti loro. 

Era stato un gesto molto apprezzato da Laura, che aveva preso immediatamente in simpatia il ragazzo anche senza averlo mai incontrato e ora tormentava Derek con domande riguardo il suo nuovo amico. 

Stiles non stava semplicemente cercando di infilarsi nei pantaloni di Derek, lo stava corteggiando

O almeno ci stava provando. 

Sembrava sincero nel suo interesse, era spontaneo nell'esprimerlo e se si rendeva conto di star attraversando una linea con le sue domande - alle quali il più delle volte Derek aveva risposto vago o a monosillabi - faceva immediatamente un passo indietro, scusandosi per essere stato stupido o invadente. 

Derek segretamente trovava adorabile come Stiles scherzasse che sarebbe stato magnifico e un evento paragonabile a un miracolo quando sarebbe riuscito finalmente a farlo sorridere un giorno, dal momento che Derek aveva sfoggiato solo il suo costante cipiglio sul viso ad ogni sua nuova visita.  

Se da un lato Derek era abituato da tempo ad essere trattato al pari di un oggetto da conquistare - e il più delle volte questo potesse andargli bene, visto il suo repertorio di relazioni fallimentari e disastrose, che lo avevano condotto alla ferrea decisione di non stringere legami con la prima persona gentile di turno, limitandosi al sesso occasionale - dall'altro non era più avvezzo all'essere trattato come una persona che valesse la pena di conoscere. 

Stiles nel suo piccolo, con il suo flirt maldestro, lo stava facendo sentire importante. 

Perciò l'atteggiamento derisorio di Stuart nei confronti dei sentimenti sinceri del fratello lo infastidì. 

"Non sono affari che ti riguardano." Rispose duramente. 

Stuart lo studiò per un lungo istante.  

"Almeno questa volta Stiles sembra non essersi lasciato abbindolare solo da un bel faccino." Dichiarò, salutando Erika con un cenno prima di andarsene con un sorrisetto soddisfatto dipinto sulle labbra. 

Derek passò il resto della giornata con la sensazione di aver superato una sorta di test. 


***

Derek sbatté le palpebre perplesso, fissando Stiles e un altro ragazzo identico a lui, ma che non era suo fratello Stuart, chiedendosi se fosse stato colpito da qualche sorta di maleficio che lo stava facendo vedere doppio. 

O se non ricordasse di aver sbattuto la testa. 

Il ragazzo aveva un buon odore, identico in tutto e per tutto a quello di Stiles, tranne che per una nota di limone. 

"Stai bene amico?" Domandò Stiles, sventolando una mano davanti al viso del ragazzo palesemente sotto shock.

"Credo tu lo abbia rotto." Rise Isaac da dietro il bancone. "Non era pronto a conoscere il terzo gemello Stilinski."

Derek si riscosse. 

"Terzo gemello?" 

Stiles annuì con un gran sorriso. 

"Ho due fratelli." Spiegò. "Hai già conosciuto Stuart." Disse, storcendo il naso infastidito. Evidentemente non gli andava molto a genio che suo fratello si fosse intromesso nei suoi affari. "Lui è Adam." Presentò, circondando le spalle del fratello con un braccio. "È lo sportivo del trio."

L'altro ragazzo, che differenziava dal fratello solo per il taglio di capelli portati rasati corti, alzò gli occhi al cielo. 

"Vorrei ricordarti che anche tu giochi a lacrosse." 

"Abbiamo bisogno di ruoli definiti così che le persone abbiano un'idea di quale fratello hanno davanti." Dichiarò solennemente Stiles. "Stuart è chiaramente il geek, per via degli occhiali e il suo amore per la tecnologia e l'anima da asociale un po' snob. Tu sei lo sportivo, perché giochi a lacrosse e potresti parlare per ore di baseball."

"Anche tu puoi parlare per ore di baseball." Fece notare Isaac mentre preparava un cappuccino per l'unico altro cliente presente a quell'ora. 

"Dettagli! Adam può sicuramente battermi in questo." 

"Vero." Confermò Adam. "Tu mi superi nel parlare di fumetti e serie TV."

"Per questo io sono quello nerd e carino."

"Carino?" Punzecchiò Derek, trattenendo a stento un piccolo sorriso divertito. 

"Certo, sono chiaramente quello più affascinante." Si pavoneggió il ragazzo.

Il suo darsi arie un chiaro modo di nascondere la sua mancanza d'autostima. 

Se avesse davvero creduto in quello che asseriva, non avrebbe cosparso così tanto sarcasmo in ogni parola che lasciava le sue labbra. 

"Siete praticamente identici." Evidenziò l'altro. 

"Ma io vesto meglio questo corpo. Vuoi dirmi che non mi trovi attraente?" Scherzò Stiles, muovendo ridicolmente le sopracciglia. 

Fu in quel momento che Derek si trovò di fronte a un fatidico bivio. 

La battuta di Stiles gli dava due scelte: poteva ammettere di trovare interessante il ragazzo - oltre che attraente, perché Derek non era cieco e Stiles era bello, con il suo viso dai lineamenti delicati e il fisico slanciato da twink - accettando così le sue avance, oppure poteva mentire e vedere se, una volta ricevuto il rifiuto, Stiles avrebbe continuato o meno a fargli la corte, dimostrando di essere seriamente interessato. 

Le sue sorelle lo rimproveravano di avere la tendenza a lasciarsi sfuggire le opportunità che avrebbero potuto renderlo felice. 

Non lo faceva intenzionalmente. 

In passato non era stato un buon giudice del carattere e aveva ricevuto diverse pugnalate e certe ferite non guarivano mai del tutto. 

Aveva ancora troppo timore nel fidarsi nuovamente di qualcuno.

Le sue insicurezze erano il motivo per cui era ancora single, preferendo gli incontri occasionali alle relazioni.

Era molto più facile andare in un locale e aspettare che qualcuno dimostrasse interesse per lui, seguendolo poi a casa se avesse avuto voglia di scopare.  

Ma era avvilente svegliarsi la mattina dopo con la consapevolezza che la persona nel letto a fianco a lui fosse un estraneo. 

Iniziava a sentirsi solo. 

Anche il suo lupo era triste per la mancanza di un compagno. 

Prendendo un profondo respiro, decise di osare.

"Penso tu sia abbastanza carino." 

La reazione che ricevette dal ragazzo valse totalmente la pena. 

Il viso di Stiles avvampò di rosso e i suoi occhi si spalancarono comicamente in un'espressione di puro sconcertato stupore. 

"Io… emh…" Farfugliò il giovane, aprendo e chiudendo la bocca come un pesce lesso. 

Suo fratello gli diede una gomitata nel fianco in un chiaro incitamento a lasciar uscire qualsiasi cosa stesse provando a dire. 

"Ti andrebbe di uscire con me?" Sputò fuori Stiles di getto. 

Fu così sincero e genuino che Derek accettò senza neanche pensarci. 

"Mi piacerebbe." Rispose.

Si scambiarono i numeri per accordarsi in seguito sul dove e il quando, poi Adam ricordò al fratello che, se non si fossero dati una mossa, avrebbero fatto tardi a lezione. 

"Ci vediamo." Salutò Adam, facendo un occhiolino d'intesa a Derek prima di trascinare suo fratello fuori. 

"Cazzo Adam! Ha detto sì! Uscirò con Derek!" 

"Ho sentito. Ero lì mentre accettava." 

Derek rise, captando lo stralcio della loro conversazione fuori dalla caffetteria prima che salissero in macchina. 

Quella sera tornò a casa sorridendo come uno sciocco.

Le sue sorelle lo tormentarono per tutta la settimana, cercando di scoprire il motivo del suo improvviso buonumore, ma Derek fu ostinato nel non rivelarlo. 

Era il suo prezioso segreto. 

Il suo primo appuntamento con Stiles fu eccezionale. 

Andarono al cinema, scegliendo un pessimo film che finirono a commentare spietatamente, rischiando quasi di essere cacciati quando iniziarono a ridere sguaiatamente per un orribile effetto di CGI. 

Mangiarono nel posto preferito di Stiles, dove il ragazzo si perse in un elogio sulle loro patatine ricce per circa mezz'ora e quando Derek lo accompagnò a casa, Stiles lo salutó con un rapido bacio sulle labbra che gli fece venire le farfalle nello stomaco. 

Stuart e Adam fischiarono dalle finestre delle loro camere, prendendo in giro il fratello mentre rientrava in casa. 

Quella notte, quando si coricò a letto, Derek si lasciò sperare che forse avesse finalmente trovato la persona giusta con la quale poter essere felice. 

Non aveva ancora idea del guaio in cui si era appena cacciato e del turbine di eventi e penosi sentimenti che ne sarebbero conseguiti. 


***


Derek e Stiles si frequentavano da tre mesi.

Avevano avuto la loro giusta buona dose di appuntamenti e momenti calienti, anche se non avevano ancora fatto sesso.

Non che non volessero, ma era difficile per loro avere casa libera e entrambi concordavano su quanto fosse scomodo il sesso in auto. 

Derek aveva conosciuto lo sceriffo Stilinski una delle sere che aveva riaccompagnato Stiles a casa. 

L'uomo gli aveva stretto la mano educatamente, ricordandogli che possedeva una pistola e sapeva come usarla se avesse mai ferito suo figlio. 

Derek non dubitò per un secondo che fosse serio nella sua minaccia. 

Laura e Stiles ebberro un imprinting immediato quando finalmente si conobbero.  

Derek sospettava che segretamente tramassero la conquista del mondo nelle loro chat. 

Persino Cora, quella più caratterialmente simile a Derek e schiva con gli estranei dopo l'incendio, adorava il ragazzo.  

Stiles sembrava adattarsi perfettamente alla vita di Derek. 

Il ragazzo non andò nemmeno fuori di testa quando scoprí che Derek era un lupo mannaro. 

Accadde in una situazione alquanto imbarazzante, che sarebbe diventata un bel aneddoto per i loro figli, se mai ne avessero avuti. 

Erano nel bagno della caffetteria, Stiles era passato a trovare Derek per un saluto veloce prima di andare a lezione. 

Derek pensava che il ragazzo avrebbe semplicemente ordinato il suo solito caffè, magari scambiato due chiacchiere con lui e poi lo avrebbe salutato con un bacio a stampo sporgendosi sul bancone prima di andarsene.

Invece Stiles si era sporto sul bancone con un ghigno cospiratorio, sussurrandogli di seguirlo in bagno.

Tutto il buon senso e la professionalità di Derek erano andati a farsi benedire quando Stiles si era leccato le labbra allusivamente.  

Lo aveva seguito in un batter di ciglia, incurante del sorrisetto consapevole di Erika che si era fatta avanti a sostituirlo al bancone. 

Stiles si era inginocchiato tra le gambe di Derek nell'istante in cui l'altro aveva chiuso la porta, intenzionato a dargli il miglior blowjob della sua vita.

Ed era riuscito nel compito. 

Il lupo mannaro aveva perso il controllo durante l'orgasmo, lasciando che i suoi artigli ferissero la spalla di Stiles sulla quale si stava appoggiando per evitare di cadere a causa delle sue gambe traballanti. 

Derek era quasi fuggito via, tremante per la  colpa. 

Stiles lo aveva afferrato per la vita, aggrappandosi a peso morto per impedirgli di scappare, rassicurandolo che non era spaventato da lui - essendo già a conoscenza del soprannaturale per via di Scott - e che la ferita era a malapena un graffio.  

Derek era stato così sollevato che aveva quasi pianto. 

Pensava che nessuno lo avrebbe mai accettato per la sua natura. 

Ma dopotutto, nessuno lo aveva neanche mai saputo. 

Non era qualcosa che raccontavi in giro. 

Non era sicuro. 

L'unica persona ad aver mai conosciuto il segreto della famiglia Hale l'aveva anche quasi completamente distrutta. 

Stiles raccontò più tardi a Derek come Scott venne morso da un alpha canaglia quando erano ancora al liceo e come lui e i suoi  fratelli lo avessero aiutato sin da allora. 

Gli narrò alcune delle migliori avventure del suo sconclusionato branco, di come ogni membro ne fosse entrato a fare parte e gli illustrò i ruoli che ricoprivano. 

Scott aveva raggiunto lo status di alpha dopo lo scontro contro un Darach.

Stiles e Adam erano divenuti i suoi emissari. 

Una stravaganza che il branco ne possedesse due, ma la scintilla racchiusa nei ragazzi sembrava funzionare correttamente solo quando erano insieme.

Uniti, i due fratelli erano in grado di lanciare incantesimi che sembravano capaci di sfidare qualsiasi legge cosmica. 

Singolarmente, erano a malapena sufficienti per manovrare la cenere di montagna e creare delle barriere.

Stuart - l'unico privo di doti magiche del trio e anche l'ultimo dei tre fratelli a voler essere coinvolto nel generale casino sovrannaturale - era l'incaricato all'hacking da quando Danny si era trasferito. 

Isaac, Boyd e Erika erano stati anche loro morsi dall'alpha selvaggio - prima che i cacciatori lo abbattessero - e furono omega finché non accettarono Scott come loro alpha. 

Processo difficile che comportò diversi incidenti di percorso e molta diplomazia da parte di Stiles e Adam. 

Anche Lydia e Jackson vennero morsi nello stesso periodo, ma invece di trasformarsi, una risvegliò i suoi poteri da banshee e l'altro si tramutò in un mostro lucertola.  

Liam era l'unico vero beta di Scott, morso in circostante che gli avrebbe raccontato un'altra volta.

Derek fu impressionato dalle storie. 

In seguito, Stiles organizzò un incontro ufficiale tra i due branchi, onde evitare che la presenza di due alpha creasse problemi di competizione per il territorio. 

Laura e Scott suggellarono un'alleanza e i due branchi continuarono la loro tranquilla convivenza. 

Tutto sembrava perfetto per una volta nella vita di Derek. 

Ciò che il lupo mannaro non avrebbe mai immaginato però, quando aveva iniziato ad uscire con Stiles, era che potesse sviluppare dei sentimenti anche per i suoi due fratelli. 

Sentimenti che andavano ben oltre la semplice simpatia o amicizia. 

Stuart era schietto ma riservato, restio a mostrare le proprie emozioni e ferocemente protettivo verso le persone a cui teneva.

Persone che inclusero anche Derek a un certo punto.  

Un giorno un wendigo attaccò il lupo mannaro mentre stava correndo nella Riserva e quello dopo rimpianse amaramente la sua decisione. 

Il fatto che non fosse capace di lanciare incantesimi come i suoi fratelli non significava che fosse indifeso.

Usava solo mezzi più creativi. 

Adam invece era molto simile a Stiles, ma al contrario di suo fratello aveva maggiore confidenza in se stesso. 

Spiritoso, gentile e premuroso, esprimeva il suo affetto in maniera tattile. 

Derek non disdegnava le sue attenzioni, seppur provasse imbarazzo a riceverle di fronte a Stiles o qualcuno dei loro amici. 

Anche il suo lupo interiore sembrava apprezzare i tocchi casuali e gli abbracci di Adam.  

A preoccupare Derek davvero era la sensazione di completezza che avvertiva solo quando era in compagnia di tutti e tre. 

Non riusciva ad evitare di sentirsi tremendamente a disagio per i sentimenti che stava covando per i tre gemelli Stilinski. 

Era così a disagio che a un certo punto pensò di lasciare Stiles perché si sentiva come se lo stesse tradendo in qualche modo. 

Prima di fare qualche idiozia, decise di chiedere consiglio a Laura.

"Perché non esci con tutti e tre?" 

Derek si accigliò. 

"Perché non è giusto."

"E chi lo dice?" Laura si sdraiò di fianco a lui sul letto. "Se sta bene a tutti non vedo dove sia il problema." 

Vedendolo poco convinto dalle sue parole, Laura decise di fargli un esempio. 

"Ricordi lo zio James?"

Derek aveva un vago ricordo di questo zio con un forte accento straniero, che portava loro caramelle che facevano frizzare la lingua quando veniva in visita.  

"Quello che veniva a trovarci ogni tanto dalla Svezia?" 

"Proprio quello." Confermò Laura. "Lo zio James aveva una moglie e un compagno. Avrebbe sposato anche lui, se solo la poligamia non fosse illegale."

Laura gli passò una mano tra i capelli, rassicurandolo come faceva sua madre da piccolo. 

"Non è inusuale per i lupi avere relazioni poliamorose. Tantomeno lo è per gli esseri umani." 

Il lupo nascose il viso nell'incavo del collo della sua alpha, cercando conforto. 

"Parla con loro, Derek. Sii sincero e aprigli il tuo cuore. È la scelta migliore." Consigliò Laura. 

Derek non aveva idea di dove avrebbe trovato il coraggio di confessare il suo tormento interiore ai tre ragazzi, ma sapeva che Laura aveva ragione. 


***


Derek gemette, rotolandosi nel letto per nascondere la faccia nel cuscino.

Svegliarsi con un'erezione, dopo aver avuto un sogno sporco su Stiles e i suoi due fratelli, lo faceva sentire un pervertito.

Doveva assolutamente parlare con Stiles, Stuart e Adam o sarebbe morto di vergogna continuando di questo passo. 

L'occasione perfetta gli fu offerta proprio dai tre ragazzi che lo invitarono a casa loro per vedere un film. 

"Dobbiamo parlare." Sbottò Derek, seduto sul divano con Adam premuto su un fianco, Stiles sull'altro e le gambe di Stuart stese in grembo. 

Tre paia di occhi lo fissarono. 

Adam sembrava deluso, Stiles terrorizzato e Stuart in procinto di elaborare un omicidio. 

"Possiamo andare di sopra." Propose nervosamente Stiles, iniziando ad alzarsi. 

Derek lo fermò, afferrandogli delicatamente un polso. 

"Ho bisogno di parlare con tutti e tre." 

I tre gemelli si scambiarono uno sguardo confuso.

"Qual è il problema?" Chiese Stuart, tirando Stiles in un abbraccio protettivo quando si risedette. 

Derek prese un profondo respiro. 

"Credo di provare dei sentimenti per qualcun altro oltre Stiles."

Silenzio.

Derek tenne lo sguardo basso, rigido come una tavola di legno. 

"E questo qualcuno chi sarebbe?" Domandò Adam con tono calmo. 

Il lupo mannaro deglutì pesantemente.

"In realtà sono due persone." Chiarí. "E sono in questa stanza."

Ecco fatto, il gatto era fuori dal sacco.

Di nuovo silenzio. 

Sembrò passare un'eternità prima che qualcuno parlasse di nuovo. 

"Derek." 

Una mano gentile si posò sulla sua spalla.

Derek esitò a sollevare lo sguardo, ma un'altra mano lo spinse dolcemente sotto il mento per invitarlo ad alzare la testa.

Stiles lo stava guardando con concentrazione,  come se fosse un enigma da risolvere. 

"Sei innamorato di noi tre?" 

"Sì." Ammise colpevolmente. 

"Da quando?"

"Da un po' di tempo, credo." Iniziò a spiegare il lupo. "Ne ho preso coscienza solo ultimamente però. Da quando il mio lupo ha iniziato a riconoscervi tutti come miei."

"Che intendi dire?" 

"Vi sentite tutti come se foste i miei compagni."

I tre gemelli, avendo studiato da cima a fondo la storia e i costumi dei licantropi, sapevano di cosa Derek stesse parlando. 

I compagni erano considerati una sorta di anime gemelle nel mondo dei licantropi. 

Erano partner di vita ideali.

Due entità che formavano un legame basato sul perfetto equilibrio. 

Il lato lupo riconosceva istintivamente l'individuo con le caratteristiche che lo completavano e l'umano stringeva un legame basato sulla fiducia e il rispetto. 

Legame che non doveva per forza essere sessuale. 

La relazione tra due compagni poteva essere totalmente platonica.

"E voi due?" Stiles si rivolse ai due fratelli. "Provate qualcosa per lui?"

Sia Adam che Stuart distolsero lo sguardo, arrossendo. 

Quel gesto una conferma più chiara di qualsiasi

Stiles prese a torturarsi il labbro, rinchiudendosi nei propri pensieri per elaborare le informazioni in suo possesso.

Guardò Derek, ricurvo su se stesso come un cane bastonato.

Conoscendolo si stava dando la colpa di tutta la situazione, quell'idiota di un martire, quando il suo unico errore era stato quello di incontrarli tutti e finire per innamorarsi di ognuno di loro. 

Stiles capì allora di aver mancato tutti i segnali che avrebbero potuto fargli capire che anche ai suoi fratelli stava accadendo lo stesso. 

Oppure inconsciamente non se ne era preoccupato.

"Quindi… che si fa?"

Stuart fece spallucce. 

"Proviamo ad uscire tutti insieme e vedere come va? Non sarebbe la prima volta che condividiamo qualcosa." Suggerì Stuart con un commento ironico. 

"Non è la stessa cosa, Stuart." Lo riprese Adam. 

"Potrebbe essere complicato." Considerò Stiles. 

"È complicato solo se lo rendi tale." Ribatté Stuart. 

Stiles sospirò, passandosi una mano nei capelli con frustrazione. 

"Tu che vuoi fare?" Domandò direttamente a Derek. 

"Io vorrei provare." Rispose sinceramente l'altro. 

"Oh, fanculo! Va bene, proviamoci!" Esclamò Stiles decisivo, arrampicandosi in grembo al lupo. "Se c'è la possibilità di essere tutti felici, tanto vale rischiare." 


***

Derek sbadigliò, strofinandosi un occhio. 

L'orologio sul comodino segnava le 04:23. 

Doveva alzarsi per andare al lavoro.

Aveva promesso ad Erika che avrebbe coperto il suo turno di mattina oggi per permetterle di recuperare qualche ora di sonno. 

La ragazza non stava dormendo molto da quando aveva avuto un bambino. 

Il lupo mannaro si districò dal mucchio di arti in cui era aggrovigliato, disattivando la sveglia e alzandosi per fare la doccia prima di andare a lavorare. 

"Torna a letto." Richiamò una voce impastata dal sonno dal letto quando tornò in camera per vestirsi. 

"Non posso. Devo andare al lavoro." Rispose Derek dispiaciuto. 

Tre diversi lamenti arrivarono dalle coperte. 

Derek sorrise, posando un bacio su ognuna delle teste che facevano capolino dalla trapunta. 

"Ci vediamo più tardi." Salutò.

Prima di uscire dalla stanza lanciò un'ultima occhiata ai tre ragazzi che riempivano il suo letto. 

Stuart era aggrappato contro la schiena di Stiles come un koala, Adam si stava lentamente spostando per riempire il posto lasciato vuoto da Derek tra le braccia di Stiles. 

Il lupo mannaro sorrise. 

Finalmente non si sarebbe mai più svegliato da solo. 

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COWT-12 QUARTASETTIMANA - M1
PROMPT: 20 prompt (20 prompt usati)
NUMERO PAROLE: 3500
RATING: Arancione
Warning: /
NOTE: Post canon Au

 
Non devi preoccuparti di nulla.
Fu il modo in cui Scott pronunciò quella frase durante la loro ultima chiamata che insinuò un dubbio nella sua mente.
“Sta nascondendo qualcosa.” Disse immediatamente Stiles a Derek una volta messo il cellulare in carica sul suo comodino.
“Ha detto che stanno tutti bene.” Provò a rassicurarlo l’altro, già sdraiato nel letto con le coperte tirate fino in vita. 
“È il modo in cui l’ha detto che non mi convince.” Conosceva Scott da più della metà della sua vita, non aveva bisogno di essere un lupo mannaro per fiutare una bugia da parte dell’amico. “Sai come la pensa Scott. A meno che non si tratti di una situazione di vita o di morte non ci chiederà di tornare ad aiutarlo.” 
Stiles e Derek abitavano insieme in pianta stabile a Washington ormai da quasi un anno - praticamente dal momento esatto in cui erano riusciti finalmente a fare chiarezza ed essere onesti, con se stessi e con l’altro, sui loro sentimenti repressi - e lavoravano insieme come partner per la neo taskforce soprannaturale dell’FBI da due.
Il tempo a loro disposizione da poter dedicare a Beacon Hills o ai problemi del branco era davvero esiguo di questi tempi. 
Il lavoro li fa viaggiare molto per il paese, seguendo casi di cui solo qualcuno avvezzo del mondo soprannaturale potrebbe occuparsi e impegnando la loro vita quasi totalmente. 
Se non avessero convenientemente deciso di vivere insieme, probabilmente anche la loro vita privata ne risentirebbe tristemente. 
“Quindi perchè dovremmo preoccuparci?” Domandò il lupo mannaro, raggomitolandosi intorno al corpo più snello del compagno una volta che anch’esso s’unì finalmente a lui nel letto. “Il branco è perfettamente in grado di gestire qualsiasi sia il problema che credi Scott ci stia nascondendo.”
Stiles si rigirò nell’abbraccio, guardando seriamente dritto negli occhi l’altro uomo. 
“Perché il mio istinto ha iniziato a formicolare pericolosamente.” Confessò.
Derek si accigliò preoccupato.
L’istinto di Stiles era paragonabile ai sensi di ragno di Spiderman. 
Non era mai saggio sfidare una delle sue sensazioni ammonitrici. 
Solitamente qualcuno finiva per ferirsi gravemente o quasi lasciarci le penne quando lo faceva. 
“Se prendessimo delle ferie?” Propose, arricciando le dita intorno ai fianchi del partner. “Possiamo tornare a Beacon Hills per fare un check sulla situazione e, se tutto è ok, la consideremo una vacanza.”
“Ma il lavoro-” 
“Sai che Bobby non si opporrà.” Lo interruppe il lupo. “Quante volte ha scherzato solo nell’ultima settimana che dovremmo concederci una ‘luna di miele’ prima di ‘essere troppo vecchi per divertirci adeguatamente’ ?” 
Stiles sbuffò una risata, baciandolo dolcemente sul naso. 
“Sottovaluta decisamente la resistenza dei lupi mannari.” 
Derek sorrise, facendoli rotolare nel letto così da avere Stiles disteso sopra di lui. 
“Sarebbe anche un’ottima occasione per rivedere tuo padre.” Proseguì Derek, aggiungendo un’ulteriore valida motivazione. 
Stiles fece le fusa, sporgendosi verso le sue labbra con un sorrisetto predatorio. 
“Stai cercando di corrompermi?” Accusò. 
“No.” Ribattè il lupo. “Ma sei stato triste ultimamente. Ti manca casa.” 
Nonostante Stiles non avesse minimamente nostalgia dei tragici tempi passati, in cui lui e il resto dei suoi amici avevano rischiato la vita un giorno sì e l’altro pure, Beacon Hills restava la sua casa e il posto in cui risiedeva l’unica famiglia che gli rimaneva. 
Derek aveva odiato l’odore di malinconia che si era aggrappato al profumo di Stiles nelle ultime tre settimane. 
Sapeva che era dovuto al fatto che non erano stati in grado di visitare nessuno o presenziare ad eventi importanti da mesi a causa del loro lavoro.
In particolare il matrimonio dello sceriffo con la madre di Lydia. 
Noah era stato totalmente comprensivo quando avevano dovuto informarlo che non ci sarebbero stati perchè sarebbero dovuti partire d’urgenza per l’Oregon, per sedare una rivolta di gnomi prima che sfociasse in tragedia.
È soltanto una formalità per me e Natalie.
Aveva tranquillizzato lo sceriffo, ricordando loro che non si sarebbero persi nessuna grande cerimonia e che avrebbero potuto rivedersi a Natale. 
Derek sapeva però quanto Stiles ci stesse ancora rimuginando sopra, colpevolizzandosi per aver deluso in qualche modo suo padre. 
“Vada per questo piano.” Concesse Stiles dopo una silenziosa considerazione, tracciando una scia di baci dal collo di Derek alla sua bocca. “Ma stiamo prendendo una stanza in albergo. Non voglio deludere le aspettative di Bobby.” Sussurrò roco, macinando i fianchi in una chiara allusione. 
“Affare.” Accetto il lupo, catturando le sue labbra per un bacio passionale. 
Se glielo avessero mai chiesto, Derek avrebbe ammesso che di tutta la loro movimentata vita sessuale, preferiva i momenti in cui era Stiles ad essere in cima. 
Il lupo mannaro era così abituato a dover mantenere il controllo di tutto nella sua vita, che era rassicurante avere l’uomo di cui aveva imparato a fidarsi nel corso del tempo, il compagno che amava e rispettava, pronto a prendersi cura di lui, dei suoi desideri ed esigenze, mentre lui si permetteva di dimenticarsi di tutto il resto per  lasciarsi trasportare dall’atto in sè.
“Magari dovremmo prendere una di quelle stanze con salotto.” Pensò ad alta voce Stiles, avvolgendo una mano sicura intorno al cazzo pulsante e gocciolante del partner. “E vedere se hanno una poltrona imbottita reclinabile come quel posto nel Montana.” 
Stiles stava facendo riferimento a un particolare episodio che riguardava una strabiliante e comoda poltrona imbottita e della vivace - oltre che incredibile - attività fisica avuta qualche mese prima. 
Derek ringhiò al ricordo.
Il rumore di stoffa strappata attirò l’attenzione di Stiles. 
“Derek! È la quarta maglietta in un mese!” Si lamentò, osservando sconsolato i buchi di artigli nella sua maglietta del pigiama. 
“Scusa.”
Stiles sospirò, sfilandosi la maglietta danneggiata dalla testa. 
“Sei fortunato che ti amo.” Brontolò, chinandosi per prendere il membro di Derek in bocca per succhiarlo magistralmente.
Derek era davvero un uomo fortunato. 
 
***
Stiles sapeva che il suo istinto non mentiva mai.
In ventisei anni di vita non l’aveva mai deluso e così fu anche questa volta. 
“Fatemi capire bene.” Sospirò stancamente, osservando il volto di ogni singolo membro del branco riunito nel salotto di casa Stilinski.
“Un folletto impazzito sta terrorizzando senza tregua la città con i suoi ‘dispetti’ da più di un mese. Dispetti che si stanno facendo sempre più pericolosi mentre cercate un modo per catturarlo o convincerlo ad andarsene e voi non avevate intenzione di dircelo?!” 
Derek gli posò comprensivo una mano sulla spalla.
“In sintesi, sì.” Ammise Scott colpevolmente. “Pensavamo di potercene occupare.” Confessò abbattuto l’alpha, strappando un foglio dal rotolo di carta assorbente che stava reggendo sotto il braccio, soffiandosi il naso. 
“Scott, qualsiasi strano incantesimo ti abbia lanciato ti sta togliendo le forze e facendo produrre muco in quantità disumane. E scusa la schiettezza amico, ma sembri una merda.” Iniziò ad elencare Stiles, usando le dita per annotare tutte le stravaganze di cui era stato messo al corrente nell’ultima ora da quando lui e Derek erano arrivati. “Malia non può mettere scarpe perchè ogni volta che ci prova i lacci finiscono per intrecciarsi e farla inciampare.” 
La coyote mannara scrollò le spalle. 
“Per questo indosso dei sandali.” Mostrò, alzando un piede per informarlo che il suo non era questo gran problema. 
“Liam deve andare in giro con un casco in testa perché rischia di essere colpito da zoccoli di legno che appaiono dal nulla.” Continuò l’altro ignorandola.
Il giovane beta in questione era seduto sul divano indossando un casco integrale come protezione. 
“Ho iniziando a finire le scuse da dare alle persone sul perché mi riprendo così in fretta da dei possibili traumi cranici e non ho bisogno di un’ambulanza.” Si scusò il lupo afflosciando le spalle.
Scott strinse la nuca del beta con una mano per confortarlo. 
“Isaac è costretto a un costante stato di arsura nonostante quanta acqua fresca possa cercare di ingerire.” Proseguì Stiles, lanciando uno sguardo preoccupato verso il lupo esausto mezzo stravaccato sul bracciolo.
Isaac gemette piano in segno di riconoscimento al proprio problema.  
Il ragazzo era tornato dalla Francia per fare ufficialmente parte del branco di Scott da tre mesi.
I due lupi si stavano ronzando l’uno intorno all’altro da allora e c’erano scommesse in atto tra i membri del branco su chi sarebbe stato quello dei due che avrebbe posto finalmente fine alla tensione sessuale tra loro. 
“E Jackson è stato trasformato in un iguana.” Fece notare con voce secca Isaac, indicando l’animale sdraiato sulle gambe di Aiden.
“Aspetta, quello è Jackson?!” Esclamò allibito Stiles, fissando l’animale squamoso che lui avrebbe giurato lo stesse guardando accigliato da quando era iniziato l’incontro.
“Pensavi che Aiden volesse farti conoscere il suo nuovo animale domestico?” Derise Lydia alzando gli occhi al cielo, accarezzando la testolina rugosa dell’animale per calmarlo quando iniziò a sibilare palesemente spazientito. 
“Oh mio dio. Dov’è il mio telefono?” Chiese concitato Stiles, frugando nelle tasche del giacchetto e dei pantaloni. “Devo immortalare questo momento per i posteri.” 
“Prendi il mio, fa foto migliori.” Propose Derek, porgendogli il proprio. 
Jackson sibilò minacciosamente.
“Non mettertici anche tu.” Rimproverò Lydia assestandogli una gomitata nel fianco. 
“Argh! Mi ha morso!” Sbraitò Stiles, succhiando la ferita lasciata dai denti di Jackson sulla propria mano. 
Un piccolo prezzo da pagare però per la foto che ora era al sicuro nella galleria del cellulare di Derek. 
“Possiamo tornare a concentrarci sul folletto?” Richiamò all’ordine Scott prima che la situazione degenerasse.
“Siete almeno riusciti a capire perchè il folletto sembra così arrabbiato?” Interrogò saggiamente Derek.
“Pensiamo sia colpa di Peter.” Rispose Malia. 
“Perchè questo non mi sorprende minimamente?” Ironizzò Stiles. “A proposito, dove diavolo è quel creeper ora?”
“Nessuno lo ha visto da quando il folletto ha iniziato a lanciare malefici in giro.” Comunicò Aiden.
Stiles sbuffò ben poco sorpreso dall’informazione. 
Era tipico di Peter darsela a gambe quando insorgeva un problema. 
Liam rimbalzò sul divano con un rumore metallico, venendo colpito da uno zoccolo e scocco come se fosse una campana. 
“Quindi, qual è il piano?” Sollecitò con un ringhio frustrato il beta. 
 
 ***
Il piano consisteva nel costringere il folletto a sciogliere le maledizioni ovviamente. 
Per farlo, innanzitutto avrebbero dovuto catturarlo e renderlo inoffensivo, strappandogli il cristallo di rocca che portava sempre appeso al collo.
Almeno secondo ciò che Deaton aveva riferito loro, poichè nessun folletto - per quanto essi fossero esseri magici - era sufficientemente potente da maledire con il suo solo potere così tante persone contemporanemante. 
L’ipotesi a cui erano giunti Lydia e Stiles dopo un intenso brainstorming, era che il folletto fosse in possesso di qualche oggetto fatato che utilizzava come riserva di potere magico per i suoi incantesimi. 
Quando Liam aveve fatto notare che la creatura sembra decisamente protettiva nei confronti del luccicante cristallo legato al gozzo, Derek aveva supposto che fosse quello l’oggetto che racchiudeva l’essenza della sua spropositata magia.
Convenuto quale fosse l’obbiettivo, si erano messi immediatamente in azione per rintracciare il dispettoso e fastidioso esserino. 
L’intero branco era in giro per la Riserva quella notte, cercando di scovare l’odore del folletto mentre nel cielo sopra di loro splendeva una pallida luna piena.
Ogni piccolo anfratto, nascondiglio o tana fu attentamente controllato. 
Batterono ogni singolo ettaro del bosco finchè non raggiunsero il lago. 
Piccole orme di piedi scalzi facevano capolino sulla sabbia del bagnasciuga del grande specchio d’acqua.
Derek si chinò su un ginocchio per esaminarle. 
“Sono ancora fresche. Deve essere passato di qui da poco.” 
“Eccolo!” Gridò Liam, indicando al resto del gruppo la creatura nascosta tra gli alberi. 
Il folletto si mosse agile, sfuggendo scaltramente ai tentativi di cattura dei lupi con risate beffarde, prendendosi apertamente gioco di loro. 
Ma il gruppo non stava semplicemente colpendo alla cieca come presumibilmente stava supponendo la loro ingenua preda. 
“Stiles!” Abbaiò Derek, dando il segnale al compagno per fare la sua mossa ora che Lydia era riuscita a stordire il folletto grazie alle sue grida. 
Il giovane balzò fuori dal suo nascondiglio, pronto a lanciare il barattolo di cenere di montagna per intrappolare la creatura magica ma fu disgraziatamente ostacolato nella mossa da una palla di fango lanciatagli direttamente in pieno viso, facendogli perdere l’equilibrio.
La distrazione della sua caduta fu sufficiente al folletto per permettergli di colpire il resto del gruppo con un incantesimo respingente e darsi alla fuga. 
“Merda!” Imprecò Stiles, accettando la mano tesa di Derek quando cercò di rialzarsi.
“Tutto ok?” Chiese il lupo, squadrando preoccupato il corpo del partner in cerca di ferite. 
“Sto bene. Sono ferito solo nell’orgoglio per essere stato messo fuori gioco da uno scherzo da folletto.”
Derek sorrise affettuosamente, pulendogli la terra umida dalla guancia. 
Sconfitto, il gruppo decise unanimemente di tornare a casa per la notte.
 
***
 
Il cellulare di Scott iniziò a vibrare nella tasca del suo camice da lavoro.
Il lupo mannaro lo ignorò, prestando la massima attenzione alla ferita che stava ricucendo nel piccolo ventre del gatto che stava operando. 
Posto l’ultimo punto, il lupo mannaro afferrò frettolosamente il telefono, affidando l’animale alle cure di Deaton.
“Finalmente!” Gli strillò Stiles in una delle orecchie sensibili. 
“Stiles, che succede?” Riuscì a domandare l’alpha prima di doversi piegare in due per un violento starnuto. 
Il veterinario sorrise comprensivo, porgendo al lupo l’ormai immancabile rotolone assorbente che lo accompagnava da giorni. 
“Lo voglio morto, Scott.” Dichiarò tagliente il giovane al telefono. 
“Chi?”
“Quel dannato folletto!”
Il lupo mannaro tirò miseramente su col naso. 
“Cos’ha fatto ora?” 
“Ha trasformato Roscoe in un fottuto brucomela!”
Scott sapeva che non avrebbe dovuto ridere della rivelazione appena fatta dal suo migliore amico, ma l’immagine della jeep azzurra tramutata nell’iconica giostra era davvero troppo ridicola per riuscire a trattenersi. 
“COME OSI RIDERE DELLA MIA BAMBINA!”
“Scusa amico, ma è anche più divertente di Jackson che viene trasformato in iguana.” 
“Lo dici solo perché non devi subire la sua reazione in prima persona.” Sentì borbottare Derek sotto la sfuriata di imprecazioni e bestemmie di Stiles. 
Un paio di voci d’assenso si unirono al coro.
Il branco stava continuando senza sosta nei suoi tentativi di cattura da tre giorni, alternandosi in piccoli team d’assalto per districarsi tra impegni lavorativi e sociali. 
Ma non erano ancora riusciti nel loro intento nonostante gli sforzi. 
Il folletto e il suo drappello inquantificabile di simili rimanevano latitanti e pronti a scatenare scompiglio. 
“La jeep è l’unica vittima?” 
“No. Anche Derek è stato colpito da un incantesimo.” Rivelò Stiles sbuffando una risata, dimentico per un secondo della sua rabbia. 
“Perché ne sembri divertito?”
“Aspetta, te lo mostro.” 
L’alpha osservò per un lungo istante di silenzio la foto che Stiles gli inviò. 
I capelli del lupo mannaro erano lunghi e riccioluti, una frezza bianca spiccava tra le ciocche corvine.
Il suo viso era ricoperto di uno spesso strato di trucco, le folte sopracciglia ora definite in un arco curato e sembrava star indossando una specie di abito di paillettes. 
“Assomiglia a Michelle Visage.” Commentò. 
“È quello che ho detto anche io!” 
Derek strappò di mano il cellulare al suo ragazzo per chiudere la telefonata. 
 
***
Stiles stava facendo estremamente fatica ad ignorare le urla provenienti dal piano di sotto. 
“Toglilo! Toglimelo di dosso!” 
“Sta fermo!” Ordinò Isaac, cercando di togliere il gatto infilatosi nelle brache di Aiden. 
Il lupo mannaro era stato maledetto cinque ore prima e qualsiasi animale nelle sue dirette vicinanze sembrava improvvisamente particolarmente voglioso di infilarsi nei suoi pantaloni.
Tranne Jackson, sul quale l’incantesisimo non aveva avuto effetto seppur al momento lui fosse un vero rettile e facesse parte della fauna locale a tutti gli effetti. 
“Ascoltami bene amico. Non ho idea di cosa Peter Hale abbia fatto per far infuriare te o la tua gente.” Iniziò ad imbastire il suo discorso Stiles, fissando severamente il capo dei folletti e gli altri tre suoi compari legati alla sedia e circondati da un cerchio di polvere di frassino. ”Ma devi smetterla immediatamente.”
“Te lo stiamo chiedendo gentilmente. Non vogliamo essere vostri nemici né siamo contrari a farvi rimanere nella foresta se il tuo popolo acconsentirà a una convivenza pacifica.” Spiegò Scott diplomatico. 
“Folletti voleva solo proteggere loro stessi.” Ribattè per nulla intimidito uno del gruppo.
“Altro lupo ha provato ad uccidere noi!” Accusò un altro. 
Derek si accigliò, notando lo sfarfallio di una bugia nel battito cardiaco dell’esserino.
“Immagino voi non abbiate fatto nulla per provocarlo o dargli modo di pensare che foste pericolosi.” Insinuò il lupo.
Il piccolo gruppetto di bestioline iniziò a confabulare nel loro idioma tra loro, chiaramente discutendo se essere sinceri con i loro carcerieri. 
"Bymo ha lanciato palla di fuoco di benvenuto.” Confessò un primo qualche istante dopo, piegando la testa verso il loro capo per indicarlo. “Grossa palla grazie al suo nuovo cristallo magico.”
“È tradizione!” Spiegò un altro. 
“Lupo non sembrato felice di nostra accoglienza.” Proseguì il terzo. 
“Perché dovremmo fidarci di voi?” Chiese Bymo, l’unico che sembrava in grado di parlare la lingua umana fluentemente. “L’altro lupo non ci ha dato modo di spiegare le nostre usanze.”
“Perché non abbiamo cattive intenzioni.” Promise Scott. “Peter non ama il fuoco. Ha avuto brutte esperienze con esso e deve aver reagito male di conseguenza, pensando che voleste attaccarlo.”
“Noi no!” Protestò il trio, seguito dal cenno d’assenso concorde del loro capo. 
“Ora sappiamo le vostre vere intenzioni e capiamo perchè avete continuato ad attaccarci ogni volta che abbiamo tentato di avvicinare il vostro capo.” Rassicurò l’alpha. “Se siete d’accordo, vorremo mettere da parte l’accaduto per stringere un’alleanza pacifica tra il mio branco e il vostro.” 
“Potremo continuare a fare scherzi?” Chiese Bymo.
“Soltanto scherzi non nocivi.” Concesse Scott. 
“Ci aspettiamo inoltre che ogni incantesimo lanciato in precedenza venga annullato e tutto torni alla normalità.” Incalzò Stiles perentorio.
“E il cristallo verrà requisito. È un oggetto troppo potente per essere lasciato nelle mani di chi non sa usarlo correttamente.” Pose come condizione l’alpha. 
“Accetto le tue condizioni, alpha Mccall. Io e la mia gente non causeremo altri problemi, limitandoci ad utilizzare la nostra sola magia per i nostri scherzi. Lo guriamo sulla Grande Dea.” Assicurò Bymo. 
Soddisfatto, Stiles ruppè la barriera per lasciare che i lupi si avvicinassero ai prigionieri per liberarli dalle corde che li legavano. 
Tutto tornò alla normalità nel giro di qualche ora e il branco potè finalmente tirare un meritato respiro di sollievo. 
Si stavano tutti divertendo al barbecue di festeggiamento due giorni dopo, la sera prima che Stiles e Derek ripartissero per Washington, quando Noah ricevette una chiamata dalla centrale che lo metteva al corrente di un insolito problema di natura misteriosa. 
“Stiles, ho appena sentito Parrish al telefono.” Informò lo sceriffo. “Sai nulla sul come ogni documento, libro, rivista o giornale presente alla stazione di polizia, possa essere stato trasformato magicamente in pornografia?” 
Stiles per poco non finì per strozzarsi con la sua birra. 
 
***
 
"Allora, com'è andata la luna di miele?" Chiese ammiccante Bobby, vedendo Stiles e Derek entrare in ufficio di ritorno dalla loro vacanza. 
Stiles si accasciò sulla sedia della sua scrivania con un gemito stanco. 
"Credo di aver bisogno di una vacanza per riprendermi dalla vacanza." Commentó, scatenando le risate dei colleghi. 
Angelie si offrì di portargli una tazza di caffè e Stiles la ringraziò, giurando mentalmente che avrebbe eretto una statuya alla ragazza di fronte all’edificio un giorno, perché era un angelo di nome e di fatto.
Derek lanciò uno sguardo complice al suo supervisore. 
L’uomo più anziano sorrise, alzando un pollicione grassoccio di incoraggiamento. 
“Forse Bobby potrebbe concederci un’altra vacanza fra qualche mese. Magari questa volta per una vera luna di miele.” 
Il lupo mannaro si inginocchiò, aprendo di fronte agli occhi comicamente spalancati di Stiles una scatolina in velluto nero.
"Vuoi sposarmi?" 
Stiles, invece di rispondere il proprio assenso, gli saltò al collo per baciarlo stupidamente senza pudore. 
 
***
 
Si sposarono in un’assolata giornata di primavera, celebrando l’unione con un rito misto che comprendeva pratiche antiche e nuove in onore di entrambi i loro retaggi. 
Derek non riusciva a smettere di fissare lo sciocco sorriso stampato sul viso di Stiles, giocherellando con la fredda fede d’oro al dito, mentre suo marito gironzolava tra gli ospiti per mostrare a tutti il piccolo tatuaggio del triskelion che si era fatto fare sul polso, fiero di sfoggiare il simbolo della famiglia Hale in onore ai parenti defunti dell’uomo che aveva da poco giurato di amare per il resto dei suoi giorni.
Al matrimonio, fece la sua apparizione anche la vera Michelle Visage. 
Derek fissò rosso in viso suo marito, seduto al suo fianco al tavolo del ricevimento. 
"L'hai invitata tu?" 
"No!" Negó veementemente Stiles. 
La donna si avvicinò ai novelli sposi per porgere a entrambi le sue più sentite congratulazioni. 
"Alcuni piccoli amici mi hanno riferito che sarebbe stata gradita la mia presenza alla festa." Rispose Michelle facendo l'occhiolino, quando Stiles e Derek le domandarono gentilmente chi l'avesse informata della cerimonia. 
Tra tutti gli scherzi escogitati dai folletti, quello fu di sicuro il meno pericoloso e il più gradito. 
 

Page generated Jan. 28th, 2026 01:38 pm
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