Speranza

Apr. 5th, 2022 10:50 pm
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COWT-12 SETTIMA SETTIMANA - M2

PROMPT: Matrimonio

NUMERO PAROLE: 981

VALUTAZIONE: Gialla

AVVERTIMENTI: /

NOTA: Raccolta


Melissa Mccall guardò con orgoglio suo figlio provare la toga scolastica.

Scott stava combattendo contro il lungo indumento, cercando di lisciare ogni singola piega che riuscisse a vedere. 

Ogni giorno che passava il ragazzo assomigliava sempre di più a suo padre Raphael.

Il babbano che Melissa aveva sposato e l'uomo con cui pensava di passare il resto della sua vita.

Prima quest'ultimo non si fosse perso dietro l'alcool a causa del suo lavoro come poliziotto.

Se Melissa non avesse preso la decisione di allontanarsi con Scott, probabilmente il baratro oscuro in cui suo marito era caduto avrebbe finito per inghiottire anche loro. 

"Eccitato?" Chiese la donna aiutando il ragazzino a sistemare il cappuccio. 

"Abbastanza." Ammise imbarazzato il giovane mago. 

Melissa rise contenta, baciandolo sulla fronte. 

"Sei praticamente cresciuto qui, conosci il castello come le tue tasche. Cosa ti rende così euforico?" 

Melissa era l'infermiera di Hogwarts da due anni ormai e viveva in una piccola casa nei territori del castello. 

Permesso accordato da Silente che, sapendola in difficoltà economica, le aveva proposto la posizione lavorativa e un'umile dimora in cui alloggiare insieme al figlio. 

Scott era cresciuto vagando per le aule vuote della scuola durante l'estate, sognando il giorno in cui si sarebbe seduto a quei banchi. 

"Non capisci mamma. Finalmente avrò la mia bacchetta!" Esclamò entusiasta il ragazzo, iniziando a mimare una serie di movimenti con le braccia che lo facevano sembrare più un direttore d'orchestra che un abile stregone. 

"Sai che non ti è permesso lanciare incantesimi fuori da Hogwarts, vero?" Ricordò ragionevolmente sua madre. 

"Tecnicamente, casa nostra è all'interno dei territori della scuola." Fece notare furbamente Scott. 

Melissa alzò gli occhi al cielo, mettendosi il cuore in pace sui disastri che Scott avrebbe inevitabilmente combinato. 

Scott non ebbe bisogno di prendere il treno per Hogwarts, essendo già lì quando arrivò l’inizio delle lezioni.

Il ragazzo fu un pò deluso dal non poter sperimentare l’esperienza, così sua madre promise che quell’estate l’avrebbe mandato da sua nonna, cosicché potesse partire a Settembre dalla stazione di King's Cross insieme ai suoi compagni.

Scott accolse la sua idea facendo i salti di gioia. 

Il giovane mago venne smistato dal Cappello Parlante in Grifondoro. 

Il cappello non fece quasi in tempo ad essere posato da Minerva sulla sua testolina che dichiarò la propria scelta con solida convinzione. 

Melissa non aveva avuto dubbio alcuno. 

Suo figlio possedeva il cuore più onesto, coraggioso e mosso da onorevoli ideali che conoscesse.

Scott non si rivelò uno studente brillante. 

Arrancava nelle lezioni di Pozioni, non eccelleva particolarmente in nessun’altra materia e sembrava più interessato a seguire il suo compare Stiles Stilinski in una nuova marachella che del preoccuparsi dei propri studi. 

Ma Melissa non poteva essere più orgogliosa di lui. 

Al quinto anno Scott superó i provini della squadra di quidditch e divenne finalmente popolare. 

Ogni strega di Hogwarts cercava di attirare la sua attenzione ma lui aveva occhi solo e soltanto per Allison Argent. 

Melissa avrebbe mentito se avesse detto di non essere preoccupata al riguardo. 

Argent era un cognome che tutti temevano nella comunità magica.

Allison però si dimostrò tutto il contrario delle voci che circolavano sulla sua famiglia. 

Melissa sarebbe stata fiera di averla come nuora quando Scott si fosse finalmente deciso a metterle un anello al dito. 

Evento in realtà non molto distante nel futuro. 

Scott e Allison avevano appena vent'anni quando la ragazza scoprì di essere rimasta incinta. 

Il tempismo non era dei migliori. 

Voldemort era tornato e i Mangiamorte erano a caccia dei traditori. 

Traditori come Jackson Whittemore o Cora Hale. 

Il matrimonio venne organizzato in fretta e furia, in una location segreta. 

A parteciparvi furono pochi amici intimi, tra cui alcuni membri dell'Ordine della Fenice.

Allison indossó un abito morbido color cipria, legato sotto al seno che ricadeva in un'ampia gonna di organza. 

L'ultimo dono fattole da sua madre, indossato per onorarne la memoria. 

Una lettera contenente le sue più sentite scuse le era stata recapitata qualche settimana prima insieme all'abito. 

Il mittente era sconosciuto e Chris ipotizzò che Victoria avesse organizzato la spedizione in modo che Allison ricevesse quel pacco dopo la sua dipartita. 

Alla mia coraggiosa Allie. 

Recitava il messaggio sulla busta della lettera.

Allison aveva messo da parte il pacco per aprire la busta con dita tremanti. 

Poteva perdonare Victoria per tutto, ma non poteva scendere a patto con la sua decisione di togliersi la vita, invece di combattere per lei. 

Scott indossó l'abito blu notte che suo padre aveva indossato prima di lui nel suo grande giorno.

Raphael glielo donò come ramoscello d'ulivo, intenzionato a recuperare il rapporto con il figlio.

C'era ancora molta strada da fare e tanto da perdonare, ma ci stavano lavorando. 

Scott e Allison suggellarono la loro unione scambiandosi un bacio sotto un bellissimo cielo stellato, il debole rumore delle onde dell'oceano che si infrangevano contro la scogliera come sottofondo. 

Stiles fece esplodere una miriade di stupendi fuochi d'artificio firmati Gemelli Weasley e Lydia agitò la bacchetta per far partire la musica, dando il via alle danze.

Silente fece un'apparizione veloce, regalando ai due giovani un medaglione per il nascituro. 

La collana era stata incantata con un potente incantesimo di protezione, che tutti pregarono non sarebbe mai davvero servito. 

I due giovani futuri genitori gliene furono comunque immensamente grati. 

Dopo il matrimonio, Scott insistette con determinazione che Allison restasse al sicuro a casa, ma la temeraria strega accettò soltanto di attendere il momento del parto prima di riunirsi alla battaglia contro il Signore Oscuro. 

Ebbero una bambina che chiamarono Hope. 

Speranza era quello che sarebbe servito a tutti loro per affrontare i tempi bui che li attendevano.

Melissa pregava ogni sera, stringendo la nipotina al petto mentre la cullava per farla addormentare, di vederli tornare tutti presto a casa.


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COWT-12 SETTIMA SETTIMANA - M4

PROMPT: Harry Potter

NUMERO PAROLE: 1379

VALUTAZIONE: Gialla

AVVERTIMENTI: /

NOTA: Raccolta


Argent era un cognome conosciuto da tutta la comunità magica.

Non per lodevoli motivi, tutto il contrario.

Gli Argent erano conosciuti per essere un’antica famiglia di cacciatori di streghe. 

Babbani che da generazioni perseguitavano il sangue magico e avevano collezzionato innumerevoli vittime.

Addestravano i figli a riconoscere i segni di stregoneria fin dalla tenera età.

Nessun Argent si era mai chiesto se fosse giusto o sbagliato uccidire un mago o una strega o qualsiasi altra creatura magica che avessero scovato.

Almeno finché tra i loro discendenti non nacque una strega.

Allison Argent era una bambina timida dai lunghi capelli color cioccolato e il sorriso dolce.

Amava tirare con l’arco, fare ginnastica e andare allo zoo con sua zia Kate.

Era l’orgoglio di suo nonno.

Il vecchio l’adorava e non smetteva di ripeterle durante le sue visite quanto non vedesse l’ora di addestrarla personalmente, non appena fosse stata abbastanza grande. 

Allison conduceva una vita perfettamente felice.

Finché non ricevette una strana lettera da una scuola di nome Hogwarts che spaccò in due la sua famiglia. 

Dopo l’arrivo di quella missiva che la informava di essere una strega e dell’ammissione alla scuola di Magia e Stregoneria, non passò giorno in cui i suoi genitori non litigassero.

Allison iniziò a preoccuparsi seriamente di cosa comportasse la definizione strega quando fece scoppiare una lampadina con la sola forza del pensiero.

O almeno credeva di essere stata lei.  

Ricordava solo di essere sta molto stressata e di essersi sentita pronta ad esplodere. 

Poi c’era stato uno scoppio e il rumore di vetri rotti che colpiva il pavimento.

“Non è naturale, Chris.” Sentì dire quella sera a sua madre.

I suoi genitori non si preoccupavano più di tenere la voce bassa per non farsi sentire. 

Allison si strinse nella coperta di pile, usandola come armatura contro il mondo. 

“È nostra figlia, Victoria.” Rimproverò aspramente il marito. “Come puoi dire una cosa del genere?” 

“È una strega, Christopher.” Ribattè acidamente la donna.

“Questo non cambia nulla.” Rispose freddamente l’altro. 

“Questo cambia tutto!” Urlò Victoria. “Sai che dovremmo ucciderla.” 

Gli occhi di Allison si riempirono di lacrime. 

“Noi non uccideremo nostra figlia.” Sentì suo padre ringhiare minacciosamente. “Mi meraviglio che tu abbia potuto anche solo prenderlo in considerazione.” 

“Pensi che sarei felice di farlo?” Accusò la moglie. “Tuo padre le piazzerà una pallottola in fronte non appena avrà qualche sospetto. Non oso nemmeno immaginare cosa potrebbe partorire la mente di tua sorella. Preferisco darle una morte rapida e indolore.”

“Victoria.” 

Allison strinse al petto il suo orsacchiotto preferito, trattenendo il respiro. 

“Se solo proverai a torcere un capello a mia figlia, ti ucciderò io stesso.” Promise il signor Argent, chiudendo la discussione. 

La mattina seguente Allison venne svegliata da suo padre alle prime luci dell’alba. 

L’uomo la aiutò a preparare le sue cose e nel giro di qualche ora erano in viaggio, lasciandosi alle spalle il passato.

Tre giorni più tardi, facevano colazione in una tavola calda, controllando insieme la lista dei materiali scolastici per Hogwarts. 

Allison fremeva di anticipazione. 

Avrebbe imparato a fare magie!

L’eccitazione la distraeva dal pensare a quanto le mancasse sua madre e il resto della sua famiglia, nonostante fosse ben consapevole di ciò che pensavano su di lei e di cosa avrebbero fatto se suo padre non l’avesse portata via.

“Qui dice che posso avere un animale domestico.” Indicò la ragazzina, puntando il dito sulla pergamena. “Posso avere un gatto?” 

Chris sorrise gentile, sorseggiando il proprio caffè. 

“Pensi di potertene prendere cura, Allie?” 

“Certo!” Assicurò Allison.

“Come hai fatto con Tippete?”

Tippete era il nome del criceto di Allison, morto l’estate precedente mentre la ragazzina era in vacanza al campo estivo.

“Sai che non è stata colpa mia. Zia Kate doveva dargli da mangiare mentre non c’ero.” Ricordò rattristandosi la ragazzina.

Il signor Argent si sciolse di fronte al suo adorabile broncio. 

“Va bene. Prenderò in considerazione l’idea.” Concesse il genitore. 

Allison sorrise raggiante come il sole.

“Grazie papà!” 

Procurarsi tutto l’occorrente per l’anno scolastico fu stressante per i due Argent.

Ovunque andassero le persone sembravano sapere chi fossero e li guardavano di traverso, trasudando diffidenza e sospetto. 

Dovevano ringraziare solamente la presenza di Rubeus Hagrid se non trovavano le porte chiuse al loro passaggio. 

Il mago mezzogigante era stato incaricato da ALbus Silentein persona di aiutarli. 

L’unica persona che trattò gentilmente gli Argent fu Olivander, il fabbricante di bacchette. 

Allison uscì dal suo negozio con una bacchetta d’olmo e crine d’unicorno. 

Hagrid stava aspettando lei e suo padre appena fuori la porta, reggendo in mano un qualcosa coperto da un telo.

“Cosa stai nascondendo?” Domandò la ragazzina incuriosita. 

L’omone scoprì la gabbia, mostrando la palla di pelo nera al suo interno che iniziò immediatamente a miagolare.

“Sorpresa.” 

Allison allungò le dita nelle fessure metalliche per accarezzare la testolina del gatto.

“È per me?” Chiese incredula. 

Il micio le leccò le dita con la sua linguetta rugosa, facendole il solletico e scatenando le sue risa.

“Avevo detto che avrei preso in considerazione l’idea di farti avere un animale.” Spiegò suo padre. “Hagrid mi ha aiutato a trovarne uno adatto.” 

Hagrid gonfiò il petto con orgoglio. 

“Perchè un gatto? Sembri il tipo che sceglierebbe un gufo.” Domandò la giovane strega ad Hagrid.

Non sembrava minimamente dispiaciuta della sua scelta mentre coccolava l’animale.

“Mi sembravi più un tipetto da gatto.” Spiegò gioviale l’uomo, facendo loro strada verso la loro prossima meta.

“In realtà, preferisco i cani.” Confessò Allison. “Ma questo gatto è adorabile.”

“Se ti piacciono i cani, amerai Thor.”

“Chi è thor?”

“Il mio cane. Un alano tedesco che pesa probabilmente il triplo di te.” Rise il guardiacaccia di Hogwarts. 

“Cane che presumo sia ben addestrato.” Alluse Chris. 

“Amico, Thor è così pigro che l’unico male che potrebbe fare è soffocare qualcuno addormentandocisi sopra.” 

Il 1 Settembre arrivò troppo in fretta. 

Allison non vedeva l’ora di essere a Hogwarts, contando ogni mattina sul calendario quanti giorni mancavano alla partenza.

Chris non era ancora pronto a separarsi dalla sua adorata bambina, ma non aveva altra scelta. 

La accompagnò a King’s Cross di buon ora, affrontando insieme la ricerca del binario 9 e ¾ finché una strega, seguita da una bambina poco più giovane di Allison, ebbe pietà di loro e gli indicò il modo giusto per arrivare al treno. 

“Mi chiamo Talia Hale.” Si presentò la donna, stringendo la mano di Chris. “E lei è Cora. Una dei miei ragazzi.” 

“Chris… Argent.” L’uomo pronunciò il proprio cognome con mortificazione. “Questa è mia figlia Allison. È al primo anno.” 

“Oh.” Esclamò sorpresa la strega, squadrando l’insolito duo. “Non sapevo che tra gli Argent ci fossero maghi.” 

“Solo Allison.” Chiarì Chris, stringendo protettivo la spalla della figlia.

Talia sorrise rassicurante, rivolgendosi direttamente alla ragazzina. 

“Hogwarts ti piacerà, vedrai. È la scuola migliore per i giovani maghi e streghe del domani. Albus Silente è un preside e uomo eccezionale. Nonché il mago ad aver sconfitto Colui che non deve essere nominato.” 

Allison la fissò confusa, non capendo la maggior parte di ciò che le stava dicendo. 

“Se dovessi trovarti in difficoltà, sono sicura che mia figlia Laura e mio figlio Derek saranno ben disposti ad aiutarti.” Offrì gentilmente in aggiunta la strega prima di salutarli.

L’incontro fu un sollievo per Chris.

Forse Allison non sarebbe stata vittima costante dei pregiudizi. 

Il treno fischiò, annunciando l’imminente partenza. 

“Mi scriverai?” Chiese Chris, stringendo la figlia tra le braccia.

“Certo che lo farò.” Garantì Allison. 

Lo sguardo della giovane si rabbuiò.

“Cosa c’è?” Interrogò il padre, notando immediatamente il suo improvviso cambio d’umore. 

“Credi che potrei scrivere una lettera alla mamma?” Domandò esitante la figlia. “Magari potrebbe convincerla a cambiare idea…”

“Non credo sia una buona idea, Allie. È pericoloso.” Ricordò ragionevolmente il genitore. 

La ragazzina annuì delusa, abbracciandolo un’ultima volta prima di salire sul treno. 

Allison Argent discendeva da una famiglia di cacciatori di streghe ed era a sua volta una strega.

In futuro avrebbe avuto un ruolo decisivo nella battaglia contro le forze oscure e il suo cognome, così come il suo retaggio, non sarebbero più stati un’onta. 

Ma quel giorno era ancora lontano.

Chris guardò la locomotiva con sua figlia a bordo allontanarsi verso l’orizzonte, augurandole buonafortuna. 


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COWT-12 SETTIMA SETTIMANA - M4

PROMPT: Harry Potter

NUMERO PAROLE: 844

VALUTAZIONE: Arancione

AVVERTIMENTI: /

NOTA: Raccolta


Stiles era nascosto sotto le coperte, seduto in una posizione che per chiunque altro sarebbe stata scomoda, leggendo un libro al lume di bacchetta e trangugiando una ciotola di ramen istantaneo bollente. 

Se c’era qualcosa che amava dei babbani era la loro capacità di creare cibi di facile preparazione e ottimi per le papille gustative.

Stiles gliene sarebbe sempre stato grato e anche la sua cucina, a cui aveva già dato fuoco due volte da quando lui e Derek erano andati a vivere insieme. 

“Baby, puoi spegnere il lumos?” Gemette assonnato il lupo mannaro, nascondendo la faccia nel soffice cuscino. 

“Ancora un capitolo.” Pregò Stiles con la bocca piena di cibo. 

Il letto scricchiolò. 

Derek si mise a sedere, strattonando via le coperte da sopra Stiles. 

"Stai mangiando a letto?" 

Il giovane mago lo fissò paralizzato come un cerbiatto colpito dalla luce dei fari di una macchina. 

"No?" Tentò di mentire, cercando di nascondere le prove incriminanti. 

"Finirai per versare il brodo ovunque." Rimproverò l'altro, alludendo alla brutta abitudine di Stiles di fare spuntini notturni che poi irrimediabilmente finivano ad imbrattare le coperte a causa della sua sbadataggine.  

"È stato una volta!" Protestò Stiles, respingendo le accuse. 

"Mi hai quasi ustionato."

"Non fare la regina del dramma. Sei guarito in meno di un minuto."

Derek alzò gli occhi al cielo.

"Questo non significa che abbia fatto meno male." Dichiarò, allungando la mano sul comodino per prendere la propria bacchetta. 

Con un fluido gesto e una pronuncia impeccabile, lanciò un incantesimo sulla ciotola di ramen, rendendola incapace di straripare.

"E questo da dove viene fuori?" Domandò Stiles stupito. 

"Bisogna sempre essere preparati con te." Ironizzò il compagno, rimettendosi giù per cercare di tornare a dormire. 

Stiles finì tranquillamente il suo capitolo e lo spuntino, accoccolandosi poco più tardi lungo la linea calda e invitante del corpo di Derek. 

"Deeereeeek~" Fece le fusa nel suo orecchio.

La sua bocca tracciò una scia di piccoli baci umidi fino a un punto particolarmente sensibile del collo che stuzzicò magistralmente con i denti. 

"Nhn, Stiles." Sospirò Derek, cercando di ignorare una parte del proprio corpo che stava già iniziando a interessarsi alle attenzioni del partner. "Dobbiamo alzarci presto domani." 

"Saremo veloci." Promise l'altro, lasciando scivolare la mano sul davanti delle sue mutande per prendergli a coppa il membro mezzo eretto. "Andiamo baby, è passato troppo tempo."

"Abbiamo fatto sesso ieri." 

"Esatto. Ventiquattr'ore sono un sacco di tempo."

Derek si rotolò per ingabbiarlo sotto di lui e baciarlo. 

"Sei ridicolo." 

Stiles sorrise, cingendogli il collo con le braccia.

"Mi ami anche per questo."

"E tu te ne approfitti." 

Stiles gli avvolse le gambe in vita e con un colpo di reni invertì le posizioni. 

"Non abbiamo tempo da perdere con i nostri preliminari verbali, amore." Il mago afferrò la bacchetta con un ghigno malizioso, agitandola frettolosamente e recitando un incantesimo che Derek non aveva mai sentito prima. 

"Cos'hai appena fatto?" Chiese il lupo mannaro, studiando la stanza e il compagno in cerca di cambiamenti. 

Stiles si morse il labbro, arrossendo vistosamente. 

"Ho saltato la fase che ci separava dal divertimento." 

Derek spalancò la bocca. 

"Ti sei appena preparato usando la tua bacchetta?"

Stiles scoppiò a ridere per la scelta di parole.

"Cazzo. Ti è uscita proprio male. Ma sì." Confermò, alzando i fianchi per calare pantaloni e boxer. "Bisogna sempre essere preparati con te." Citó sarcastico. 

Derek gli afferrò la nuca per baciarlo. 

“Apprezzo lo sforzo. Ma mi piace quella parte.” Brontolò imbronciato, aiutando Stiles a togliersi i vestiti e liberandosi anche lui degli indumenti intimi. “Amo allungarti con le dita e vedere come ti fotti su di loro in attesa di prendere il mio cazzo.”

Stiles si inarcò, accogliendo il membro di Derek tra le natiche. 

“Merda. Se continui a parlare in questo modo, questo finirà ancor prima di iniziare.” 

Il lupo mannaro accennò una spinta sperimentale. 

“Non volevi che fosse veloce?” Canzonò Derek. 

Non così veloce.”

Derek sorrise, regolando le proprie spinte in base ai gemiti e agli ansiti che lasciavano la bocca implorante di Stiles. 

“Derek. Der, per l’amor di Merlino…” 

“Andiamo, baby. Vieni per me.” Incitò Derek con voce roca, masturbando il compagno al ritmo delle proprie spinte.

Il seme di Stiles schizzò sul suo stomaco, imbrattando la pelle arrossata e sudata. 

A Derek fu sufficiente annusare l’odore della soddisfazione nel profumo del compagno per cadere oltre il limite. 

Ad un passo dal crollare tra le coperte umide, Derek venne fermato da Stiles che nuovamente usò la sua bacchetta in modo creativo.

L’incantesimo fece svanire il pasticcio di liquidi che entrambi erano troppo stanchi per pulire e il quale avrebbe comportato un fastidioso risveglio l’indomani.

“Fai un uso davvero improprio della magia.” Constatò Derek.

Stiles rimboccò loro le coperte. 

“Sei solo invidioso della mia fantasia.” 

Il lupo lo zittì con un ultimo bacio, ricordandogli che dovevano dormire o domani sarebbero assomigliati a dei Dissennatori quando sarebbero dovuti andare a lavorare.

Stiles obbedì d’accordo, chiudendo gli occhi e scivolando in un sonno tranquillo, cullato dal ritmo del cuore del partner. 


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COWT-12 SETTIMA SETTIMANA - M4

PROMPT: Harry Potter

NUMERO PAROLE: 901

VALUTAZIONE: Gialla

AVVERTIMENTI: /

NOTA: Raccolta


L’idea di assistere alla finale della Coppa del Mondo di Quidditch fu di Stiles. 

“Consideralo un regalo di compleanno.” Dichiarò il giovane Auror, baciando la guancia barbuta del suo ragazzo. 

“Il mio compleanno è tra quattro mesi.” Ricordò Derek, nascondendo un sorriso mentre stringeva nella mano il proprio biglietto per la partita. 

“Per allora avrò pensato a qualcos’altro da darti per festeggiare.” Alluse l’altro, facendogli l’occhiolino.

Derek roteò gli occhi e poi lo strinse in un abbraccio, baciandolo fino a togliergli il respiro.

Adorava quell’idiota.

Stavano insieme da anni ormai, ma solo recentemente avevano iniziato a godersi la piena libertà della loro relazione.

Jennifer era morta. 

Peter stava scontando la sua pena ad Azkaban.

Voldemort era stato finalmente sconfitto per sempre. 

Harry Potter aveva vinto sul male nella battaglia di Hogwarts e il mondo magico poteva finalmente tirare un meritato respiro di sollievo. 

E seppur lentamente, il Ministero della Magia stava iniziando a vagliare leggi per i diritti dei magi e delle streghe licantropi.

Che fossero essi nati o morsi.

Derek e le sue sorelle avrebbero potuto camminare per le strade a testa alta, senza più doversi preoccupare di nascondersi.

Certo, i bigotti che li credevano mostri fuori controllo sarebbero sempre esistiti. 

Ma almeno adesso non sarebbero stati messi in gabbia a vista o soppressi come bestie. 

Parte del merito di questo enorme cambiamento era dovuto a Stiles. 

Da quando era divenuto Auror, iniziando a lavorare nel Dipartimento di Difesa contro le Arti Oscure, aveva fatto della lotta per i diritti dei licantropi uno dei propri obiettivi di vita. 

Insieme ad Allison, portavano avanti una campagna per l’uguaglianza che stava prendendo sempre più consensi. 

I due giovani erano determinati a concedere alle prossime generazioni un posto sicuro all’interno della comunità magica. 

Troppi licantropi avevano combattuto al fianco del Signore Oscuro solamente perché non avevano avuto altra scelta che schierarsi dalla sua parte. 

Troppe vite erano state perse nella battaglia. 

Era giunto il momento di commemorare il sacrificio dei caduti ricostruendo e imparando dai propri errori. 

Stiles teneva per mano Derek, trascinandolo su per le scale dello stadio.

“Muovi quel culo peloso, Derek. La partita sta per iniziare!”

“Di chi è la colpa se siamo in ritardo?” Brontolò l’altro, seguendolo obbedientemente fino ad uno degli ultimi anelli. 

Avevano perso tempo nella loro tenda a fare ‘voi sapete cosa’ con le loro ‘bacchette’

A nessuno dei due dispiaceva aver quasi rischiato di perdere l’inizio della partita. 

“Eccoli!!” Gridò eccitato Stiles, acclamando l’ingresso della prima squadra. 

I sette giocatori dell’Irlanda sfrecciarono attraverso una proiezione della loro mascotte saltellante, la quale si dissolse in una cascata di scoppiettanti scintille colorate.

Il capitano fece un numero pazzesco a cavallo della scopa, venendo lodato con un applauso generale. 

“Sei pronto a perdere, dolcezza?” Scherzò Stiles, sistemandosi la sciarpa grigio-verde al collo.

Sulle guance aveva due piccole bandiere dipinte degli stessi colori. 

Anche Derek ne aveva una sulla guancia sinistra, ma di colori differenti. 

Non era tipo da indossare abbigliamento da tifoso. 

Stiles lo sapeva bene.
Ma questo non lo fermò dall’insistere finché il lupo mannaro gli concesse di pitturargli una guancia. 

“Non venire a piangere da me quando ti faremo il culo.” Ribattè Derek, sentendo in lontananza col suo fine udito il sibilo dell’aria che precedeva l’arrivo della seconda squadra.

Kingsley Shacklebolt fece un breve discorso, raccomandandosi di assistere a un gioco pulti e augurando ad entrambe le squadre buona fortuna.

Le due squadre rivali si posizionarono nel campo e al fischio del via si scatenarono come api impazzite dietro la pluffa, schivando i bolidi che minacciavano di disarcionarli. 

I due cercatori schizzarono immediatamente alla ricerca del microscopico boccino. 

Derek e Stiles tifarono spingendosi spalla contro spalla giocosamente. 

“Ti manca?” Domandò diversi goal dopo Stiles, seguendo con lo sguardo uno dei due cercatori rincorrere la sua preda.

Derek alzò un sopracciglio, disorientato. 

“Cosa?”

“Il quidditch.” Chiarì l’altro. “Saresti potuto diventare un campione se la vita non fosse stata una tale stronza con te.”

Derek si appoggiò alla sbarra di metallo di fronte a lui, soppesando la domanda.

“È una parentesi di vita che ho archiviato.” Ammise sincero e senza rimpianti.

Una volta il sogno era stato quello di diventare il miglior cercatore del mondo.

Era un giovane promettetente e di talento, che aveva amato lo sport e la sana competizione.

Avrebbe voluto rendere orgogiosa la propria famiglia e vederla sedersi in tribuna per fare il tifo per lui.

Ma era stato molti anni fa. 

Un braccio di Stiles lo strinse in vita. 

“Avrei fatto il tifo per te.” Assicurò il mago con un caloroso sorriso. 

“L’ultima volta che ho giocato mi hai fatto la linguaccia dagli spalti di Serpeverde.” Ricordò con nostalgico affetto il lupo mannaro. 

“Avevo dodici anni, Derek!” 

“Undici.” Corresse l’altro. “E mi sopportavi a malapena.” 

Stiles alzò gli occhi al cielo. 

“Questo non è vero.”

Derek si chinò verso le labbra carnose del compagno per baciarlo. 

“Sono felice che le cose siano cambiate da allora.”

“Non farmi arrossire, Sourwolf. Il rosso sta male con i colori della mia squadra.” Brontolò Stiles imbarazzato. 

Derek sbuffò una risata, tornando a prestare attenzione alla partita. 

Le loro mani si trovarolo sulla balaustra di metallo, intrecciandosi. 

Qualsiasi squadra fosse stata annunciata come vincitrice il giorno dopo dalla Gazzetta del Profeta, non aveva importanza.

Derek e Stiles avevano già vinto il premio più prezioso di tutti.


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COWT-12 SETTIMA SETTIMANA - M4

PROMPT: Harry Potter

NUMERO PAROLE: 1228

VALUTAZIONE: Giallo

AVVERTIMENTI: Angst

NOTA: Raccolta


Jackson Wittemore era l’incarnazione del mago modello.

Figlio di buona famiglia, con genitori discendenti da due antiche linee di sangue magico, capitano della squadra di quidditch di Serpeverde e uno degli studenti migliori di Hogwarts. 

Tutto era perfetto nella sua vita, almeno finché non scoprì il gran segreto.

Era stato adottato. 

Lo scoprì durante la pausa invernale del suo quinto anno ad Hogwarts. 

Come al solito era tornato a casa per passare il Natale con i suoi genitori e partecipare all’usuale festa che organizzavano, alla quale sarebbero stati invitati i maggior esponenti del mondo magico. 

Tra cui il Ministro della Magia e Albus Silente. 

Jackson stava cercando suo padre per chiedergli non ricorda bene cosa, probabilmente il permesso per invitare qualche amico alla festa, quando aveva inavvertitamente finito per origliare la conversazione tra i suoi genitori. 

“Ogni giorno che passa assomiglia di più a suo padre.” Disse la signora Whittemore.

Jackson si fermò davanti alla porta semichiusa. 

C’era qualcosa nel tono della madre che impedì al petto del giovane di gonfiarsi con orgoglio. 

La donna sembrava infelice di quanto stava affermando. 

Perché avrebbe dovuto essere dispiaciuta che Jackson crescendo assomigliasse sempre più a suo marito? 

“Forse nell’aspetto. Quando lo guardo mi sembra che Gordon sia ancora vivo. Ma il carattere è assolutamente quello di Margaret.” Rispose malinconico il signor Whittemore. 

Jackson aggrottò la fronte in confusione. 

Chi diamine erano Gordon e Margaret

“Speriamo che questa somiglianza non si estenda anche ad altro.” Sospirò affranto suo padre. 

“David, tesoro, abbiamo cresciuto il ragazzo con sani principi da quando lo abbiamo accolto nella nostra famiglia.”

“Lo so, cara. Non ho dubbi sull’educazione che gli abbiamo impartito. Ma sai come dice il detto: una mela non cade molto lontano dal suo albero.”

“È un detto che non si adatta a nostro figlio.” Sostenne con convinzione la moglie. “Jackson non diventerebbe mai un Mangiamorte.” 

Jackson strinse la maniglia e spalancò la porta. 

“Che diavolo significa?” Ringhiò, squadrando i propri genitori raggelare di puro terrore. 

“Jackson, amore…”

“Non provare a rabbonirmi!” Abbaiò il ragazzo furioso. “Esigo immediatamente una spiegazione.” 

La donna sobbalzò sorpresa dal suo scatto d’ira, facendo un passo indietro intimidita. 

Jackson non aveva mai alzato la voce con i suoi genitori, li aveva sempre trattati con assoluto rispetto.

“Non parlare a tua madre in quel modo!” Ammonì il signor Whittemore. 

“Mia madre?” Derise Jackson, fissando glaciale l’uomo che lo aveva cresciuto. “Ho sentito tutto. Voi non siete i miei veri genitori, o sbaglio?” 

I signori Whittemore ebbero l’unica alternativa di raccontargli tutto.

Gordon e Margaret Miller erano i genitori biologici di Jackson.

Entrambi furono Mangiamorte e devoti al Signore Oscuro durante la Guerra tra Maghi. 

Guerra nella quale persero la vita e lasciarono il piccolo Jackson, di appena pochi mesi, orfano. 

David Whittemore e sua moglie decisero di adottarlo, in onore dell’amicizia che una volta legava il signor Whittemore e Gordon. 

Erano stati compagni di scuola, amici per anni. 

Gordon fu persino il testimone di nozze di David, ma poi il giovane mago smarrì la retta via, trascinandosi dietro la moglie, votando la propria bacchetta a Voldemort e ai suoi ideali. 

Il mondo di Jackson andò in frantumi quel giorno. 

Si era sempre sentito diverso, incline a commettere cattiverie o cedere al lato più tenebroso della propria anima. 

Il motivo era che fosse figlio di due Mangiamorte? 

Sarebbe anche lui diventato un mago malvagio? 

A nulla valsero tutte le rassicurazioni che i suoi genitori cercarono di dargli. 

Ti amiamo.

Sei nostro figlio.

Sei buono.

Non diventerai mai come i tuoi genitori.

Bugie, tutte dolci bugie che nascondevano la verità. 

Se davvero lo pensavano, perché erano stati così preoccupati mentre discutevano lontani da orecchie indiscrete?

Perchè non glielo avevano mai detto?

Jackson non gli aveva mai dato motivo di dubitare dell’affetto che nutriva per loro. 

Potevano non essere i suoi veri genitori, ma lo avevano cresciuto. 

Li amava. 

Per questo si setiva così tradito. 

Meritava di saperlo e non di scoprirlo in quel modo. 

Si chiuse in se stesso e passo la maggior parte del resto delle vacanze rintanato nella propria stanza.
Le lettere a cui avrebbe dovuto rispondere si accumularono sulla scrivania e rifiutò di vedere sia Lydia che Danny. 

Decise di passare il suo tempo libero ad indagare sui suoi veri genitori.

Voleva sapere tutto su di loro e non solo le informazioni che i Whittemore erano disposti a dargli. 

Magie Sinister sarebbe stato il luogo ideale dove cercarle.

Se volevi rintracciare informazioni sui maghi oscuri, dovevi pensare come loro e frequentare i posti che essi frequentavano. 

Un mago in particolare, un uomo dal volto sfigurato da brutte cicatrici di bruciature, gli diede le risposte che stava cercando. 

Il mago usava uno pseudonimo.

Si faceva chiamare Cenere. 

Jackson lo incontrò nel retro di Magie Sinister, dopo che il proprietario organizzò un incontro per lui.

Cenere gli raccontò la verità.

I genitori di Jackson erano stati assassinati ingiustamente. 

Durante il loro arresto, i Miller consegnarono volontariamente le bacchette e si offrirono di fornire informazioni su Voldemort in cambio di una pena più lieve che non comprendesse l’essere rinchiusi ad Azkaban. 

Nessuno voleva affrontare i Dissennatori.

Il Ministero accettò l’accordo, ma una volta avute le informazioni, inscenò la loro morte.

Accusarono il signor Miller di aver ucciso la moglie e poi essersi tolto la vita. 

Il signor Miller compì il delitto sotto la maledizione Imperius. 

E David Whittemore fu l’Auror che seguì il tragico caso. 

“E pensi che ti creda?” Schernì Jackson. 

Non era uno stolto.

Non si sarebbe fidato delle mere parole del primo sconosciuto a caso.

“Guarda con i tuoi occhi se non mi credi.” Dichiarò il mago, alzando una mano per far apparire un pensatoio. “Ero lì. Ho visto tutto.” 

Jackson immerse il viso nell’acqua senza esitare. 

Vide suo padre adottivo scagliare la maledizione senza perdono contro suo padre biologico e poi questo uccidere la propria moglie e togliersi la vita. 

“Ma allora perché mi hanno tenuto?” Pensò ad alta voce il ragazzo, ancora sotto shock. 

“La moglie di David è sterile.” Fece notare lo stregone col volto deturpato, scrollando noncurante le spalle. “Probabilmente hanno colto l’occasione al balzo.” 

Jackson vomitò in un angolo. 

Lui e il mago decisero di rimanere in contatto. 

C’erano ancora cose che Jackson voleva sapre.

Quando Jackson tornò ad Hogwarts, chiunque poteva notare il cambiamento.

Il ragazzo era sempre stato un po’ borioso e arrogante, alcuni lo consideravano uno stronzo totale, ma non era mai stato gratuitamente crudele. 

Ora invece non si faceva scrupoli a lasciarsi andare nel compiere cattiverie e il suo blando atteggiamento di bullismo verso le minoranze, quali mezzosangue per esempio, stava lentamente sfuggendo di mano. 

Nemmeno lo schiaffo che Lydia gli assestò nella Sala Grande davanti a mezza scuola riuscì a riportarlo in se stesso. 

Persino Danny, il mago più gentile di tutta Hogwarts, arrivò al punto di rottura e lo allontanò. 

Ma a Jackson non interessava. 

L’unica cosa a cui riusciva a pensare era quanto fosse arrabbiato. 

Non poteva far affidamento su nessuno.

Suo padre era un assassino e sua madre una bugiarda. 

Il Ministero era corrotto. 

E Albus Silente non era l’uomo buono che tutti credevano. 

Jackson sistemò la manica della camicia, nascondendo il marchio che ora era impresso sulla pelle dell’avambraccio.  

Avrebbe avuto giustizia. 

In un modo o in un altro. 


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COWT-12 SETTIMA SETTIMANA - M4

PROMPT: Harry Potter

NUMERO PAROLE: 922

VALUTAZIONE: Verde

AVVERTIMENTI: /

NOTA: Raccolta


Lydia Martin era una strega eccezionale a detta dei suoi insegnanti.

Non c’era materia in cui la giovane non eccellesse, che essa fosse Difesa contro le Arti Oscure oppure Erbologia.

Persino Divinazione, materia che tutti gli studenti deridevano e la quale nessuno sembra voler prendere sul serio, la ragazza la affrontava con dedizioso impegno. 

Anche se la odiava con ogni fibra del proprio essere.

Da persona razionale qual era, non riusciva a comprendere il senso dello studio di quella disciplina così astratta. 

Non apprezzava l’idea che il futuro fosse già scritto e inevitabile, e disprezzava chiunque facesse affidamento sulle predizioni, pagando il primo ciarlatano che billantava di saper leggere fondi di tè, carte o sfere di cristallo.

Lydia si chiedeva perchè Divinazone venisse ancora insegnata ad Hogwarts. 

Rispettava Albus Silente per essere uno stregone intelligente, perchè allora il preside si ostinava a voler mantenere quella disciplina dalle basi traballanti come materia di studi nella propria scuola? 

La professoressa Cooman aveva chiarito il primo giorno di lezione che senza il dono della Vista quel corso era praticamente inutile.

Ogni volta che Lydia sedeva in aula tra gli altri studenti per sentir parlare la donna, lo faceva soltanto per il bene della propria carriera scolastica. 

Voleva voti impeccabili e superare qualsiasi aspettativa i suoi genitori avessero.

Così magari finalmente si sarebbero accorti di lei. 

Quindi studiava a fondo il libro di testo, prendeva alla lettera qualsiasi indicazione che l’insegnante dava e si sforzava di non deriderla apertamente. 

Alcuni giorni era più facile di altri.

In particolare, diventava difficile trattenersi quando Stiles Stilinski e Scott Mccall sussurravano tra loro battute seduti al suo stesso tavolo. 

“Potreste almeno cercare di far finta di starvi impegnando?” Rimproverò, richiamando i due ragazzi all’ordine. 

“Oh andiamo. Sappiamo benissimo che nemmeno tu credi a queste cavolate.” Sbuffò scocciato Scott.

“Sei troppo intelligente per farlo.” Aggiunse adorante Stiles. 

Lydia alzò gli occhi al cielo. 

“Proprio per questo evito di deridere qualcuno che potrebbe sentirmi e mi applico nello studio di una delle materie dei nostri esami.” 

Come per magia - o semplicemente attratta dal loro confabulare - la Cooman si avvicinò al tavolo. 

“Signor Stilinski. Perché non ci dice cosa riesce a vedere nella sfera di cristallo?” 

“Fumo?” Ironizzò il ragazzo, facendo ridere mezza classe.

“Chiaramente lei non è dotato del dono della Vista.” La professoressa scosse la testa sconsolata. “Signorina Martin, vorrebbe provare?” 

“Non credo di essere pronta.” Rispose umilmente la giovane strega, cercando un modo per rifiutare gentilmente.

“Tentare non le nuocerà.” Spronò la donna. “Il peggio che potrà accaderle sarà di vedere del semplice fumo e scoprire finalmente qualcosa in cui non è portata.”

Lydia si accigliò alla velata frecciatina. 

Allungò le mani, posandole sul freddo e liscio vetro della palla, concentrandosi sul turbinio del fumo biancastro all’interno di essa. 

La stanza intorno a lei sembrò lentamente svanire, le voci farsi più flebili alle sue orecchie. 

Sbattè le palpebre confusamente, ritrovandosi all’interno di una foresta tenebrosa. 

Le sue gambe presero a muoversi da sole, conducendola nel folto del bosco fino al vecchio ceppo di un grosso albero. 

Una figura ammantata vi stava di fronte dandole le spalle, reggendo in mano un coltello che brillava al debole chiaror di luna. 

“È per un bene superiore.” Dichiarò chiunque fosse sotto il mantello scuro.

Legato sul ceppo, c’era un giovane che si dibatteva nei propri legami e ringhiava come una bestia inferocita. 

Aveva qualcosa di familiare che Lydia non riusciva a definire.

La sagoma scura iniziò a cantilenare, sollevando il proprio coltello. 

“Fermati!” Urlò una voce alle spalle di Lydia.

La ragazza si voltò, trovandosi faccia a faccia con Stiles.

Sangue colava sul viso del ragazzo da una ferita sulla fronte e un braccio penzolava mollamente contro uno dei fianchi.  

“Lascialo andare.” Ordinò il ragazzo con la bacchetta alzata. 

La risata beffarda della figura misteriosa raggelò il sangue di Lydia.

“Povero sciocco.” 

“Stiles, attento!” Gridò il tizio legato sul ceppo. 

Avada Kedavra!”

Un lampo di luce verde la accecò. 

Lydia sobbalzò, ritraendo di scatto le mani dalla sfera. 

“Lydia, stai bene?” Domandò Scott, guardandola preoccupato. 

Lydia annuì semplicemente, sicura che se avesse provato a parlare la sua voce sarebbe uscita tremolante.

La Cooman scansò il ragazzo di mezzo, mettendosi di fronte alla giovane strega ancora scossa. 

“Cosa hai visto?” 

“Niente.” Rispose di getto Lydia. “Solo fumo.” Mentì, ricomponendosi.

L’insegnante la studiò in silenzio per un lungo istante, poi le poggiò una mano sulla spalla, esprimendo il proprio dispiacere per la sua mancanza di dote, procedendo verso il prossimo tavolino e altri studenti. 

“Sicura di stare bene?” Chiese Stiles sottovoce.

“Benissimo.” Rimarcò Lydia, ignorando gli sguardi del resto della classe. 

“Che diavolo è successo prima? Sembravi quasi in tranche.” 

“Non è successo nulla.” Ribattè elusiva. “Ho provato a recitare, ma poi mi sono resa conto che la Cooman non mi avrebbe creduto.” 

“Bhe, sembravi abbastanza convincente.” Assicurò l’altro, continuando a guardarla sospettosamnte per il resto della lezione. 

Lydia si interrogò per giorni sulla visione. 

La Divinazione non era una disciplina esatta e lei non possedeva il rarissimo dono della Vista come la Cooman o la sua famosa antenata.

Ciò che aveva visto nella sfera di cristallo era solo frutto di suggestione e stanchezza dovuta al troppo studio per i G.U.F.O. 

Nulla di tutto ciò si sarebbe avverato, giusto?

Tornò alla tranquilla vita di Hogwarts convincendosene ostinatamente, combattendo per ignorare le voci che presero a sussurrare infide alle orecchie, fino a farle credere di essere diventata pazza. 

Soltanto in futuro imparò quanto sbagliava nel non dare loro ascolto. 


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COWT-12 SETTIMA SETTIMANA - M4

PROMPT: Harry Potter

NUMERO PAROLE: 862

VALUTAZIONE: Verde

AVVERTIMENTI: /

NOTA: Raccolta


La campanella avvertì il vecchio negoziante dell’ingresso del suo nuovo cliente. 

Olivander accolse l’esitante ragazzino e suo padre con un calmo sorriso. 

“Ah, Noah.” Salutò il fabbricante di bacchette, riconoscendo l’Auror. “Qual buon vento ti porta qui oggi?” 

“Mio figlio Stiles deve scegliere la sua bacchetta.” Spiegò il mago, incoraggiando il giovane a farsi avanti. 

Il ragazzino aveva un simpatico nasino all’insù, un pallido viso punteggiato da nei e due grandi occhi curiosi che si muovevano nervosamente per tutto il negozio. 

Tutto il suo piccolo corpo sembrava fremere di energia repressa e magia pronta ad esplodere. 

“È già il momento?” Chiese gioviale Olivander muovendosi tra gli stracolmi scaffali, soppesando le scatole polverose sui ripiani. “Sembra soltanto ieri che tu e Claudia siete venuti a cercare la vostra.” 

Noah Stilinski ridacchiò. 

“Il tempo passa in fretta.” Dichiarò malinconico, ripensando ai bei vecchi tempi. 

Il suo primo incontro con sua moglie fu proprio in quella bottega.

Erano così giovani, entrambi studenti del primo anno venuti a scegliere la propria bacchetta.

Noah era da solo. 

Il consulente scolastico che lo aveva in carico sarebbe ripassato tra qualche ora a prenderlo davanti alla Gringott, quando il giovane avrebbe finito di fare i suoi acquisti a Diagon Alley. 

I genitori di Noah erano babbani e bigotti. 

Avevano immediatamente chiarito che non lo avrebbero supportato in nulla quando Noah ricevette la propria lettera da Hogwarts. 

Secondo loro era già tanto se gli avrebbero permesso di tornare a casa per l’estate. 

Claudia invece era accompagnata da suo nonno, un simpatico vecchio stregone dai modi gentili e il contorto senso dell’umorismo. 

Olivander aveva proposto diverse bacchette ai due ragazzini, finché entrambi non avevano trovato quella per loro più appropriata. 

Cipresso e nucleo di crine d’unicorno, per Noah. 

Corniolo e corda di cuore di drago, per Claudia.

Ad Hogwarts i due ebbero la sfortuna di essere smistati nelle casate con la rivalità più ferrea di tutta la scuola: Grifondoro e Serpeverde. 

Questo non fermò però Noah dal dedicarsi a una corte sfrenata quando realizzò i propri sentimenti per la ragazza. 

Claudia ricambiò le sue attenzioni quando ebbe prova che Noah era davvero serio nel suo intento, ben dopo i tempi di Hogwarts.
Avvenne in circostanze oscure di cui nessuno dei due ama particolarmente parlare.
L’Oscuro Signore era ancora vivo e il terrore serpeggiava ancora per le strade. 

“Ecco.” Dichiarò Olivander, porgendo al figlio di Noah la prima bacchetta.

Stiles prese in mano il pezzo di legno, corrucciando la fronte. 

“Non mi piace.” Brontolò, rimettendola immediatamente nella scatola. 

“Non l’hai nemmeno agitata.” Fece notare pazientemente il genitore. 

“Ma papà, punge.” 

“Abbiamo un giovane sensibile qui.” Constatò Olivander, proponendo la prossima bacchetta. 

Stiles la prese in mano con diffidenza, agitandola frettolosamente.

La cravatta di suo padre prese fuoco. 

Decisamente non questa.” Affermò l’Auror, togliendosi i resti carbonizzati dell’accessorio dal collo. 

Il ragazzino abbassò la testa colpevolmente. 

Olivander presentò diverse bacchette al maghetto, ma nessuna di esse sembrò catturare il suo interesse e la maggior parte scatenò piccoli incidenti ai quali Noah si affrettò a rimediare.

Frustrato, Stiles strappò l’ennesima bacchetta dalle mani del negoziante.

Fu immediatamente chiaro a tutti che finalmente avevano trovato quella giusta.

Il ragazzino che, fino a un secondo prima era stato sull’orlo di un attacco isterico, si calmò immediatamente.

“È questa.” Proclamò Stiles con decisione, accarezzando quasi dolcemente il legno stretto tra le dita. 

Il manico nodoso si adattava alla perfezione alle pieghe del suo palmo e la bacchetta gli trasmetteva una sensazione di completezza che mai aveva provato prima. 

“Legno di frassino e crine di unicorno. Sarà un’ottima compagna per te, ragazzo.” Attestò il fabbricante di bacchette. “Bacchette del genere restano fedeli al loro proprietario per la vita e generalmente sono anche le più difficile da convertire alle Arti Oscure.”

Noah tirò un silenzioso sospiro di sollievo mentre Stiles sorrideva, cullando la bacchetta al petto. 

Olivander augurò al ragazzo buona fortuna, lasciando che lui e suo padre uscissero per continuare i loro acquisti.

“Qual è il prossimo della lista?” Domandò Noah, camminando per Diagon Alley al fianco del figlio. 

Stiles studiò la lista sulla pergamena. 

“Un calderone in peltro, misura standard 2.” Informò, fermandosi di fronte alla vetrina del negozio di articoli sportivi, ammirando sognante i manici di scopa esposti. 

“Quelli non sono permessi al primo anno.” Ricordò l’Auror, cingendo le spalle del figlio con un braccio. 

Stiles roteò gli occhi. 

“Lo so.” Sbuffò. 

“Su, ragazzo. Avrai la tua personale scopa quando avrai imparato a non schiantarti.” 

“Farò prima a diplomarmi allora.” Borbottò il giovane mago, facendo ridere il genitore.
Stiles ancora adesso riusciva ad andare a sbattere contro i muri quando doveva usare una bicicletta, scordando quale fosse il freno posteriore - e inevitabilmente usando quello anteriore, impennandosi - o distraendosi a guardare qualcosa. 

Figuriamoci cosa sarebbe stato in grado di fare in sella a una scopa. 

Stiles sperava che volare gli venisse più facile.

Sarebbe stato imbarazzante spiaccicarsi contro uno dei solidi muri del castello di fronte agli occhi divertiti di tutta la classe.

“Tutti gli Stilinski sono dei naturali nel volo. Te la caverai benissimo.”  Rassicurò Noah, sospingendo il figlio verso la loro prossima meta. 


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COWT-12 SETTIMA SETTIMANA - M4

PROMPT: Harry Potter

NUMERO PAROLE: 830

VALUTAZIONE: Verde

AVVERTIMENTI: /

NOTA: Raccolta


La stazione di King’s Cross era caotica.

Un formicaio brulicante di vita, pieno zeppo di babbani e maghi in quel periodo dell’anno.

Muoversi con un pesante carello ricolmo di bagagli, facendo lo slalom tra la massa di gente che frenetica correva verso i treni in partenza, non era un compito facile. 

Ma Stiles fortunatamente non era solo nella faticosa impresa. 

Con suo padre a guidarlo, raggiunse rapidamente l’ingresso del binario 9 e ¾, fissando ansioso il muro di mattoni di fronte a loro.

Due ragazzi, che dall’aspetto dovevano essere fratello e sorella, si lanciarono con uno svolazzar di sciarpe colorate verso il pilastro, scomparendo oltre di esso. 

“Vedrai che Hogwarts ti piacerà.” Assicurò Noah Stilinski, stringendo rassicurante la mano sulla spalla del figlio.

Stiles si aggrappò al pesante carrello, annuendo nervosamente. 

Roscoe, il vecchio gufo mezzo matto di sua madre, si agitò nella gabbietta argentata.

Il giovane mago chiuse gli occhi, prendendo la rincorsa. 

Quando quell’estate Stiles ricevette la lettera da Hogwarts, fece i salti di gioia.

Finalmente avrebbe imparato a lanciare incantesimi, creare pozioni, trasmutare cose, ma soprattutto non sarebbe più stato un escluso, come lo era nella piccola cittadina di babbani in cui viveva da sempre. 

Si sarebbe fatto degli amici, avrebbe dimostrato di poter essere uno studente brillante e un giorno sarebbe diventato un famoso Auror come suo padre. 

Stiles aveva impresso a fuoco nel cuore lo sguardo di puro orgoglio che quella giornata entrambi i suoi genitori gli avevano rivolto. 

Ora però, dopo che le condizioni di sua madre erano peggiorate per la maledizione che l’affliggeva da tempo ormai, andare ad Hogwarts comportava per Stiles più un dovere che un piacere.

Hogwarts era fonte di conoscenza e credeva di trovarvi una cura.  

Noah stava facendo di tutto per scovare un rimedio per spezzare la tremenda maledizione che lentamente stava distruggendo la sua adorata Claudia. 

Aveva smosso mari e monti, fatto appello a qualsiasi privilegio la posizione di Auror comportasse, chiesto favori, ma finora nessuno dei suoi sforzi aveva prodotto un risultato.

Le condizioni di Claudia si stavano aggravando e lei diventava con il passare dei giorni sempre più assente e instabile

Un eco della meravigliosa strega e amorevole madre che era. 

Mentre faceva shopping con suo padre a Diagon Alley, Stiles si ripromise di frugare in ogni libro della biblioteca di Hogwarts.
Anche quelli della fantomatica sezione proibita

La paura delle ripercussioni di trasgredire le regole non era minimamente paragonabile al terrore di perdere sua madre.

Se necessario, sarebbe andato direttamente da Albus Silente. 

Il potente stregone e preside della più rinomata Scuola di Magia e Stregoneria del mondo, colui che aveva combattuto contro Il Signore Oscuro, avrebbe sicuramente saputo come aiutarlo.

O almeno è quello che in cuor suo ardentemente sperava. 

Stiles trasalì appena superando il muro magico che conduceva al treno a vapore per Hogwarts.

Streghe e maghi si agitavano eccitati sul binario, chi salutando i familiari, chi abbracciando gli amici da cui erano stati separati durante l’estate.  

Suo padre lo aiutò a caricare il baule, Roscoe e il resto delle sue cose nella carrozza bagagli, poi Stiles fu trascinato in un abbraccio stritolante quando giunse l’inevitabile momento dei saluti. 

“Ricordati di scrivere.” Si raccomando amorevolmente il genitore.

“Certo papà.” Rispose Stiles, sfoggiando un perfetto falso sorriso di repertorio. 

In alcun modo lo avrebbe fatto preoccupare. 

Suo padre aveva già abbastanza problemi a cui pensare. 

Stiles salì sul treno per cercare un posto a sedere, studiando incuriosito ogni singola carrozza che superava nel processo.

La maggior parte dei vagoni sembrava già essere al completo. 

Cori di risate e sventolii di bacchette ronzavano tutto intorno a lui. 

Tentò di entrare in una carrozza occupata da quelli che sembravano primini come lui, ma uno di questi si alzò e con un ghigno strafottente lo spinse fuori, dichiarando velenosamente che non avrebbero condiviso l’aria con la feccia. 

Mezzosangue. Lo apostrofarono i suoi compagni.

Stiles li odiò immediatamente e pregò di non ritrovarsi nella loro stessa casata. 

Contrariamente a quello che quegli stupidi potevano pensare, non era un mezzosangue.

Entrambi i suoi genitori erano praticanti magici e sua madre discendeva da una famiglia molto antica. 

L’insulto non lo toccava minimamente, ma odiava quella cerchia di streghe e maghi snob che si sentivano superiori al resto della popolazione magica vantandosi del loro retaggio. 

Stiles sbuffò, fermandosi per sbirciare dalla finestrella di una delle poche porte chiuse del corridoio, riconoscendo i due ragazzi che lo avevano preceduto sul binario quella mattina.

La ragazza indossava i tipici colori di Grifondoro, l’altro quelli di Tassorosso. 

Lei doveva essere all’ultimo anno, mentre l’altro sembrava poco più giovane. 

Stiles notò che a parte i due sedili occupati da loro, il resto dei posti sembrava libero. 

Facendosi coraggio, allungò una mano tremante verso la maniglia. 

Il ragazzo si girò verso di lui prima che riuscisse ad aprire completamente la porta, folgorandolo con uno sguardo omicida.

Stiles ritrasse prontamente la mano, voltandosi rapidamente per fuggire. 


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