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COWT-12 TERZA SETTIMANA - M2
PROMPT: Across the universe
NUMERO PAROLE: 1397
RATING: Giallo
Warning: Angst
NOTE: Post canon Au/Universi paralleli 

“Lance, lascia andare.”

L’ex paladino di Voltron strinse la presa introno al braccio del compagno.

“Vaffanculo Keith!” Ringhiò, facendo appello a quelle poche energie che gli erano rimaste. “Che tu sia dannato per avermi convito a seguirti in questa missione suicida.”

L’altro ragazzo abbozzo un sorriso esausto. 

“Avevo un piano.”

“Bhe, quel piano faceva schifo!” Sbraitò Lance, raggelando quando gli occhi di Keith iniziarono a chiudersi. “Hey! Non osare svenire!” 

Il cavo che li reggeva entrambi, sospesi nel vuoto al di sopra del portale, scricchiolò sinistramente.

“Mi hai sentito Keith? Giuro che se ti azzardi a morire troverò il modo per riportarti in vita solo per ucciderti nuovamente.” Minacciò nel panico totale. 

Non avrebbe mai dovuto accettare di intraprendere quel viaggio.

Keith era tornato da una delle sue tante avventure ai confini dell’universo due settimane prima.

Era stato così felice di rivederlo dopo la lunga lontananza, che aveva faticato a dire di no quando l’amico gli aveva proposto di seguirlo nel suo prossimo incarico.

Un misterioso portale era apparso ai margini della nebulosa Omega e strane onde radio erano state captate provenire dall’interno di esso. 

I tecnici avevano impiegato giorni nel cercare di decifrare i messaggi, riuscendo soltanto a stabilirne l’idioma e il senso generale.

Alteano e avevano tutta l’aria di essere bollettini di guerra secondo il parere di Coran. 

L’Alleanza Interplanetaria aveva chiesto a Keith di guidare la squadra che sarebbe andata in esplorazione.

Era di vitale importanza che si accertassero che qualsiasi fosse la fonte da cui le comunicazioni provenissero, essa non rappresentasse una minaccia per la pace che avevano faticosamente raggiunto. 

Lance aveva accettato di seguire Keith perchè l’ex compagno di team gli aveva assicurato che la missione sarebbe stata un semplice sopralluogo e che, in caso contrario, aveva sempre in serbo un piano B. 

Ma anche perchè, segretamente in fondo al suo cuore, sentiva la mancanza delle stelle.

L’arrivo dei nemici aveva colto tutti di sorpresa. 

La vicinanza al portale doveva aver interferito in qualche modo con il sistema della loro astronave, perchè i radar non avevano segnalato la presenza di nessuna possibile forma di vita al di fuori della loro durante tutto l’avvicinamento.
Perciò, quando i colpi iniziarono improvvisamente a piovere contro lo scafo, l’intero equipaggio impiegò un attimo di troppo nel rispondere all’assalto. 

I cannoni dei loro avversari riuscirono a penetrare gli scudi in pochi minuti, lasciandogli campo libero per abbordarli e intrufolarsi a bordo, sopraffacendoli.
A ben poco erano servite le abilità combattive e l’esperienza dei due vecchi paladini.

Persero metà della squadra nel giro di un’ora.

Il resto di loro fu fatto prigioniero e portato sulla navicella nemica al cospetto del loro generale.

Sia Lance che Keith sbiancarono quando il comandate si tolse l’emo, rivelando il proprio volto.

Pelle olivastra sulle cui guance facevano capolino due classici marchi alteani, capelli candidi come la neve da cui spuntavano due orecchie appuntite e un paio di splendenti occhi azzurri.

“Cos’è questo, uno scherzo di cattivo gusto?” Domandò il giovane uomo, rivolgendosi ad uno dei suoi sottoposti.

“Sono confuso quanto lei, mio signore.” Ammise evidentemente a disagio quest’ultimo.

Il comandante si avvicinò ai due ex paladini, fermandosi di fronte a quello che era quasi la sua esatta copia.

“Qual è il tuo nome?” Chiese autoritario, fissando Lance dritto negli occhi. 

“Non rispondere.” Sussurrò Keith, prima di essere messo a tacere da un pugno nello stomaco.

“Lance.” Si affrettò a rispondere l’altro terrestre prima che qualche altra punizione fosse loro riservata. 

All’ex paladino non sfuggì il modo in cui ogni soldato nella stanza di irrigidì nell’udire la parola. 

L’alteano fece un passo avanti.

“Questo è ridicolo.” Commentò, allungando le mani per afferrare la faccia del giovane e muoverla con poca grazia da un lato all’altro per studiarla. “Come fai ad essere identico a me? O bhe, quasi. Non sembri completamente alteano.” Soppesò, notando le sue orecchie perfettamente arrotondate. 

“Amico, sono sorpreso quanto te.” 

Keith gli lanciò un’occhiataccia, probabilmente volendolo rimproverare per la cordialità con cui si stava rivolgendo al nemico.

“Sei un clone?” Ipotizzò dopo una silenziosa considerazione il generale. 

“Potrei farti la stessa domanda.” Fece notare Lance. 

Un forte impatto scosse pericolosamente l’astronave. 

“Vostra maestà, ci stanno attaccando!” Informò un soldano gettandosi di corsa all’interno della sala.

“Portate i prigionieri nelle celle e preparatevi a rispondere al fuoco!” Ordinò perentorio il comandante, lanciando un’ultima occhiata al suo sosia prima di rimettersi l’elmo.

“Che sta succedendo?” Lance interrogò Keith quando loro e il resto dei pochi compagni superstiti furono dietro le sbarre.

“È il backup.” 

La bocca di Lance si spalancò per lo stupore. 

“Avevamo un backup?”

Keith sogghignò. 

“Te l’avevo detto che ho sempre un piano di riserva.”

La squadra di salvataggio, capeggiata nientemeno che da Matt, riuscì a liberarli senza quasi batter ciglio. 

“A quanto è arrivato il counter?” 

Keith afferrò le armi che l’amico gli lanciò non appena le sbarre della cella furono disattivate. 

“38 contro 42 per me.” Conteggiò lo spadaccino, opponendosi a un soldato che stava per colpire Matt alle spalle. “43.”

“Quello non vale.” Si oppose l’altro. 

Lance sollevò un sopraccigliò.

“Counter?” 

“Io e Keith teniamo traccia delle volte che l’altro ci salva il culo.” Spiegò Matt, facendo loro strada verso l’uscita. 

“Ragazzi, voi siete pazzi.” 

La loro eroica fuga ebbe breve durata però. 

Keith aiutò Matt a sollevarsi da terra.

Il valoroso ragazzo era stato colpito a una spalla e sembrava in procinto a svenire da un momento all’altro. 

“Porta gli altri sulla nave, io e Lance vi guarderemo le spalle.” 

Matt tentennò. 

“Sicuro?”

“Sta tranquillo, mi assicurerò che l’idiota non ci lasci le penne, così potrete continuare la vostra stupida gara la prossima volta.” Rassicurò Lance, colpendo in pieno petto col suo fucile uno dei nemici.

Lance e Keith resistettero finchè l’ultimo dei loro compagni non fu sull’astronave di salvataggio e forse sarebbero riusciti anche a mettersi in salvo loro stessi nonostante le gravi ferite, se il ponte sotto i loro piedi non si fosse squarciato a metà facendoli precipitare nel vuoto. 

“Keith, per favore, ho bisogno del tuo aiuto.” Implorò Lance, gli occhi che pizzicavano per le lacrime che stavano minacciando di cadere a breve. 

Dove diavolo erano finiti Matt e il resto dei soccorsi?

“Lance. Il cavo sta per spezzarsi. Non può reggerci entrambi.”

“Non mi importa.”

“Lance, si ragionevole…”

“Keith, chiudi quella cazzo di bocca!” Urlò Lance. “Usciremo da questa situazione e torneremo a casa, dove Shiro si infurierà con entrambi e ti rimprovererà per aver cercato di fare il martire.

Keith riaprì gli occhi per guardarlo con affetto. 

“Shiro sarà così arrabbiato.”

Lance trattenne un singhiozzo.

“Puoi giurarci.”

Qualcosa di metallico si spezzò sopra le loro teste e lamine di metallo piombarono giù, mancandoli per un soffio.

Il mezzo galra guardò dritto negli occhi il terrestre con i marchi alteani sulle guance, sorridendogli mestamente. 

“Scusa, Lance.” Disse, prendendo una decisione e strattonando via il braccio con le sue ultime forze.

Keeeeeeeeeeeeeith!!!

L’ultimo ricordo di Lance prima che il portale inghiottesse il compagno, fu l’immagine delle labbra del ragazzo che si muovevano per sillabare un doloroso ‘ti amo’


***


Keith gemette, cercando di alzarsi da qualsiasi cosa di morbido su cui fosse disteso. 

“Piano. Sei gravemente ferito, non dovresti cercare di muoverti così rapidamente.” Richiamò una voce nelle vicinanze. 

“Lance?” Gracchiò, tossendo per la gola secca. 

Qualcosa di freddo gli fu premuto contro le labbra screpolate. 

Keith sbattè le palpebre, riuscendò a mettere a fuoco la figura che si era avvicinata per porgergli un bicchiere d’acqua. 

“Non credo di essere il Lance che ti aspettavi.” Sorrise tranquillamente il comandante alteano.

Il giovane indossava abiti eleganti ma funzionali degni di un nobile, simili nella foggia a quelli che solitamente aveva usato la principessa Allura al di fuori della battaglia. 

Al suo fianco, torreggiava un possente galra con lo stesso identico volto di Shiro, l’elsa di una spada spuntava oltre le sue spalle.

“Vostra maestà, il prigioniero è pericoloso.” 

“Ospite.” Corresse l’altro alieno, aiutando Keith a bere. “Non è più un nostro prigionerio o nemico.”

L’ex paladino si sentì sollevato da quell’affermazione. 

“Dove siamo?” Chiese guardingo.

“Benvenuto su Altea.” Dichiarò l’alteano, rispondendo alla sua domanda.

Fu così che iniziò il viaggio di Keith in un universo parallelo. 



Carbonara

Feb. 13th, 2021 02:45 pm
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COWT-11 PRIMA SETTIMANA - M2

PROMPT: Threesome

NUMERO PAROLE: 1800

RATING: Arancione

WARNING: /

NOTE: /


“Keith.” 

Il ragazzo grugnisce nel sonno e si rigira dall’altro lato, nascondendo il viso nel morbido cuscino, ignorando la fastidiosa voce che lo sta insistentemente chiamando da qualche minuto. 

“Keeeeeeeeeith, devi svegliarti.” Lo richiama nuovamente Lance, punzecchiandolo con il manico dello spolverino.

“Fottiti Lance.” Ringhia al ragazzo, scacciando con una mano l’oggetto molesto.

“Magari più tardi. Al momento sono abbastanza occupato a rendere presentabile questa casa.” Commenta sarcasticamente lui, voltandosi a guardare la sveglia sul comodino. L’orologio stava per segnare mezzogiorno. “Shiro! Per l’amor del cielo vieni qui a darmi una mano.” Implora con uno strillo, allontanandosi dal letto per finire di spolverare i mobili della loro stanza. 

Shiro entra nella stanza un minuto dopo, avvicinandosi al grande letto king-size con una tazza di caffè fumante in mano. “Keith, tesoro. Gli ospiti saranno qui tra meno di un’ora.” 

“Ancora cinque minuti.” Protesta l’altro, socchiudendo un occhio assonnato. 

“Hai detto così VENTI MINUTI FA.” Lamenta Lance frustrato, lanciando le braccia al cielo. “Da quando sei diventato un tale pigro?” 

“Da quando dormo quattro ore al giorno in missione, se tutto va bene. Scusa se quando torno a casa voglio dormire.” Ribatte infastidito Keith, convincendosi a sedersi per accettare la tazza dalle mani di Shiro. 

Lui sì che sapeva come parlare al cuore di un assonnato, a differenza di qualcun altro. 

“So che sei stanco perché lavori molto, ma i nostri amici stanno arrivando.” Ricorda pazientemente Takashi. “Vorrei ricordarti che è stata tua l’idea di fare una rimpatriata.” Aggiunge.

Nonostante l’universo ormai avesse raggiunto la pace, c’era molto lavoro ancora da fare. 

Keith era quasi sempre in giro per l’universo, lavorando come tramite tra le Lame di Marmora e le forze della Guarnigione Galattica Garrison. Oberato di lavoro, tornava a casa da Lance e Shiro raramente e per periodi molto brevi, vedendo il resto dell’ex team di Voltron ancor meno. Così aveva proposto di organizzare una rimpatriata con tutti alla prossima occasione utile.

Quando aveva informato i suoi due compagni che sarebbe tornato entro pochi giorni e che sarebbe potuto rimanere per un’intera settimana, Lance aveva subito gioito, dichiarando che avrebbe provveduto ad avvertire tutti gli altri ed organizzare una piccola festicciola il giorno seguente al suo arrivo. Keith non aveva opposto obiezioni lì per lì, ben felice di rivedere tutti i suoi amici. 

Quello che non aveva calcolato però, era la stanchezza accumulata dal viaggio.

“Prendo delle decisioni di merda.” Geme, strofinandosi gli occhi. 

“È quello che ho sempre sostenuto.” Borbotta il paladino blu alle sue spalle. 

Un cuscino viene lanciato nella sua direzione ma lui lo schiva agilmente.

“Ora smettetela voi due.” Si affretta ad ordinare Shiro, sedando la potenziale battaglia di cuscini sul nascere. “Lance, posa quello spolverino e vai a cambiarti. Stiamo ospitando un pranzo, non un’ispezione sanitaria.” Il suo compagno sembra voler protestare ma Shiro lo zittisce con uno sguardo severo. “E tu.” Continua, voltandosi per puntare un dito verso il secondo amante. “Esci dal letto. Ti do quindici minuti per fare una doccia e indossare dei vestiti puliti, poi ti voglio in cucina ad aiutarmi a cucinare.” 

“Agli ordini, capitano.” Rispondono all’unisono i due ragazzi, procedendo ubbidientemente a fare quello che gli è stato detto.  

Pidge e Matt sono i primi ad arrivare, seguiti qualche minuto dopo da Hunk e un vassoio di deliziosi soffici brownies. 

Allura, Lotor e Coran bussano alla loro porta quando Lance sta per infornare le lasagne. Shiro apre loro la porta, salutando Allura e Coran con un abbraccio, riservando una calorosa stretta di mano all’imperatore galra. 

“È bello rivedersi dopo tanto tempo in un contesto informale.” Dichiara solare la principessa alteana, consegnando in dono una bottiglia di liquore - chiaramente alieno dato il suo colore fluorescente - al padrone di casa. 

Il pranzo è un’ottima occasione per rimettersi in pari, raccontandosi le novità delle loro vite. Sono spesso in contatto gli uni con gli altri, ma non è raro che non si sentano per lunghi periodi di tempo a causa dei loro diversi impegni e stili di vita.

Allura li aggiorna entusiasta sui preparativi del matrimonio, mentre Lotor pende dalle labbra della sua futura sposa, fissandola con occhi innamorati. 

Lance è eccitato di aiutarla quando la ragazza gli chiede un consiglio sulle decorazioni floreali.

La sua cotta per Allura è vecchia storia, ora vuole bene alla principessa come se fosse una sorella ed è genuinamente felice per lei nel vederla così elettrizzata dall’organizzazione dell’evento. 

Pidge prova a spiegare il funzionamento della sua ultima strabiliante invenzione, ma non tutti sembrano seguirla tra formule matematiche e meccanica. È sempre stata la più intelligente del gruppo, dopotutto.

Coran si lamenta dei suoi incontri diplomatici, in particolar modo quelli avuti con una tribù di tartarughe umanoidi, abitanti del pianeta Dwyr. Lance scherza chiedendo se qualcuno tra gli abitanti si chiamava Michelangelo, Donatello, Raffaello o Leonardo, ma l’alteano non coglie la citazione, al contrario di Keith che gli riserva un privato sorriso divertito.

Hunk racconta del suo lavoro come cuoco ed esterna il desiderio di voler aprire presto il proprio ristorante. Tutti gli amici glielo augurano e fanno il tifo per lui, promettendo di essere i suoi primi clienti.

Matt li informa che lui e N-7, l’androide con la quale intrattiene una relazione da alcuni anni, stanno pensando di avere un figlio. 

Le chiacchiere procedono al ritmo dei piatti che vengono svuotati e ben presto l’argomento del discorso vira verso toni più frivoli e banali. 

“Ok, facciamo un gioco.” Propone Hunk quando serve il dolce. “Se doveste associarvi ad un cibo o una pietanza, quale sarebbe? Potete rispondere come singoli, coppie o gruppo.” 

Coran è il primo a rispondere. “Facile, sarei un buon piatto di biabras.”

“Che cos’è?” Chiede Keith, aggrottando le sopracciglia alla parola mai sentita prima. 

“È un piatto tradizionale alteano a base di rape.” Spiega Allura, dando un morso al suo pezzo di brownie. “Mhm, io credo sceglierei un dolce.” Soppesa la principessa. “Come si chiama quella torta rossa che abbiamo provato in quel ristorante terrestre la settimana scorsa?” Domanda verso il compagno galra.

“Il cameriere l’ha chiamata red velvet.” Ricorda Lotor, afferrando un secondo pezzo di brownie dal vassoio. Il galra andava matto per la cioccolata. “Io scelgo la parmigiana.” Rivendica, pulendosi la bocca con un tovagliolo. 

Lance ridacchia apertamente immaginando l’alieno sotto forma di melanzana. 

“Io voglio essere un frappè!” Esclama Matt deciso. 

“Non è considerato come una bevanda?” Fa notare Shiro mentre riempie il suo bicchiere e quello di un supplichevole Lance.

“Lo conteremo per valido per questa volta.” Sentenzia tranquillamente Hunk. “Io credo sceglierei un qualche tipo di timballo. Forse di patate o simili. Tu invece, Pidge?”

La ragazza si sistema gli occhiali sul naso. “Crostata di zucca.”

“Tutto questo parlare di cibo mi sta facendo venire di nuovo fame.” Sospira teatralmente Lance, accarezzandosi lo stomaco gonfio di cibo. 

“Chi è il prossimo?” Alla domanda di Allura, Lance alza la mano. 

“Io, Keith e Shiro siamo una carbonara.” Stabilisce, guadagnandosi uno sguardo confuso dai partner.

“Perché proprio la carbonara?” Domanda Hunk, incuriosito dalla sicurezza della risposta dell’amico. 

“Innanzitutto, la carbonara è composta da tre ingredienti essenziali, se tralasciamo il pecorino. Nessuno di noi vuole che spieghi l’accostamento di me stesso o dei miei due fidanzati con i latticini, per ovvi motivi, giusto?” Il ragazzo muove le sopracciglia in una smorfia allusiva.

La tavolata concorda tacitamente, anche se Hunk sembra ancora confuso sul motivo per cui non dovrebbero associarsi ai latticini. Lui adorava il latte e i formaggi. 

Lotor gli sussurra sottovoce che più tardi glielo spiegherà.

“Tornando alla carbonara, gli ingredienti restanti sono: guanciale, pepe e uova.” Spiega meticolosamente Lance, alzando tre dita. “Shiro è il guanciale, perché è un bel pezzo di carne saporita.” Fa l’occhiolino verso il paladino nero, che arrossisce visivamente per il suo imbarazzante complimento. “Keith d’altra parte è ovviamente il pepe. Perchè ti fa venire mal di stomaco se ne mangi troppo.” Il paladino rosso gli lancia un’occhiataccia omicida, stringendo la forchetta come se stesse pensando di usarla per pugnalarlo. “Ma il pepe è anche il re di tutte le spezie. Nonché la mia spezia preferita.” Si affretta ad aggiungere allora il paladino blu. Il commento sembra compiacere sufficientemente Keith. “Poi ci sono io che sono le uova.” Sentenzia infine il ragazzo, esibendosi in una pausa d’effetto.

“Ho paura a chiedere perché proprio le uova.” Ammette Pidge, sapendo benissimo che l’amico non avrebbe esitato a dare una spiegazione. Si stava solo momentaneamente crogiolando nel suo momento scenico.

“Ma mi sembra ovvio.” Dichiara solennemente l’altro, incrociando le braccia al petto. “Perchè mi piace essere sbattuto.” Le fa l’occhiolino, sorridendo maliziosamente. 

Il commento provoca una serie comica di reazioni a catena.

Shiro si strozza con il contenuto del suo bicchiere mentre Keith sembra avere un aneurisma e lascia cadere il suo brownie che rotola goffamente sul tavolo. Lotor gli lancia uno sguardo malizioso, ghignando divertito. Il resto dei commensali alza gli occhi al cielo o accenna un sorriso rassegnato, fin troppo abituato alle battute del giovane.

Lance ghigna soddisfatto delle reazioni di tutti, tornando a mangiare. 

Più tardi quella sera, quando gli ospiti sono andati via e la lavastoviglie è in funzione, Shiro e Keith lo bloccano sul letto, vendicandosi della sua imbarazzante uscita.

“Ora ripetici ancora quanto ti piace essere sbattuto.” Lo incita Keith, prima di abbassarsi a succhiare la testa del cazzo gocciolante, mentre Shiro schiocca i fianchi contro il sedere del ragazzo, facendolo gemere sommessamente ad ogni spinta. 

Keith e Shiro lo rivoltano come un calzino - Lance non si lamenta nemmeno per un momento del trattamento un po’ rude - scopandolo a turno finché tutti e tre non collassano sul letto completamente esausti.

Il braccio robotico di Shiro circonda entrambi i ragazzi in un abbraccio protettivo mentre questi riprendono fiato dall’orgasmo appena avuto.

“Ragazzi, se avessi saputo che sarebbe bastata una battuta per ricevere questo trattamento mi sarei imposto di farle più spesso.” Canticchia il paladino blu nella nebbia postorgasmica.

I suoi due compagni alzano gli occhi al cielo, sorridendo però quando gli si rannicchiano intorno per mettersi a dormire. 

Sta sognando di mucche spaziali che producono frappè alla fragola quando una vocina fastidiosa si insinua nel suo orecchio. 

“Lance.”

Il ragazzo borbotta una risposta incomprensibile.

“Lance, svegliati.” 

“Cinque minuti mamma.” Implora. 

Keith lo pungola nelle costole con il manico dello spolverino che ieri Lance aveva avuto la cattiva idea di dimenticare in camera. 

“Ti odio.” 

“Anche io.” Ribatte il paladino rosso, con un ghigno di puro divertimento stampato in viso. “Ora alzati. La colazione è quasi pronta.” 

“Potresti almeno portarmi una tazza di caffè per motivarmi.” Sbuffa, usando tutte le sue forze per alzare la testa. 

Keith scrolla le spalle. “Mi spiace, non sono Shiro.” 

Lance sospira, ricadendo pesantemente sul cuscino, rassegnato ad essere ripagato con la stessa moneta per le sue malefatte.


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