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COWT-12 SESTA SETTIMANA - M5

PROMPT: Pinguino

NUMERO PAROLE: 519

VALUTAZIONE: Gialla

AVVERTIMENTI: Allusioni di abusi

NOTA: Human au


Scott Mccall era conosciuto all'asilo per essere un bambino aperto e solare.

Riusciva a fare amicizia facilmente con chiunque e non aveva problemi nemmeno nel sopportare il vivace Stiles Stilinski, che tutti gli altri bambini sembravano evitare come la peste perché era un concentrato di energia e non riusciva mai a stare fermo. 

Letteralmente, Stiles aveva sempre una parte del corpo in movimento, che fossero le dita di una mano che tamburellavano una melodia o la gamba che rimbalzava nervosa sotto al tavolo. 

Stiles aveva preso le parti di Scott quando Jackson Witthemore lo aveva spinto giù dall'altalena e gli aveva provocato un doloroso bernoccolo in fronte. 

Lo stesso giorno, Scott decise che Stiles sarebbe stato il suo migliore amico per sempre.

Stiles gli offrì un cerotto con il logo di Batman e la loro amicizia fu suggellata. 

A Scott piaceva Stiles e adorava passare il tempo con lui.

Ma c'era un altro bambino che piaceva molto a Scott e che sembrava in egual modo tenuto a distanza dal resto dei compagni della classe. 

Il suo nome era Isaac, aveva riccioli dorati e grandi occhi chiari che parevano in procinto di mettersi a piangere. 

Isaac amava disegnare e i suoi lavori erano i più colorati tra quelli appesi sul muro. 

Il ragazzino oggi indossava una maglietta azzurra con la stampa di una grossa stella e stringeva il peluche di un pinguino, seduto in disparte in un angolo dell'aula. 

 "Perché non lo invitiamo a giocare?" Propose Scott a Stiles.

"Chi?" 

"Lui." Fece cenno l'altro, indicando Isaac. 

Stiles storse il naso. 

"Ma Lahey è un frignone." 

Scott gli lanciò un pezzo di legno contro. 

"Anche tu piangi spesso."

"Non è vero!" Stiles incrociò risentito le braccia al petto. 

"Andiamo, Stiles." Pregò l'altro facendo gli occhioni. 

Stiles resistette per tredici secondi esatti. 

"Va bene!" Cedette, sollevando le braccia al cielo. "Ma se inizia a piangere dovrai farlo smettere." 

Scott promise che lo avrebbe fatto facendo il segno di una croce sul cuore. 

Convincere Isaac a giocare con loro fu più difficile del previsto.

Il bambino era diffidente, parlava appena e si nascondeva dietro il peluche come se fosse uno scudo. 

Scott notò una macchia violacea fare capolino dal bordo dei suoi pantaloncini mentre costruivano un castello di lego. 

"Ti fa male?" Chiese, indicando il livido. 

Isaac si affrettò a coprirlo. 

"No." Rispose agitato. 

"Ci vorrebbe del ghiaccio. La mamma lo usa sempre con me." Propose Stiles, un esperto nello sbattere a destra e manca e procurarsi ogni sorta di piccola ferita. 

"Lasciatemi in pace!" Alzò la voce Isaac, attirando l'attenzione dell'intera classe, compresa la maestra. 

L'insegnate prese per mano Scott e Stiles, riportandoli al loro banco per rimproverarli e ricordandogli di dover accettare un 'no' quando lo ricevevano.  

Scott ascoltò il rimprovero a capo chino, non comprendendo totalmente la ramanzina.

Aveva solo cercato di fare la cosa giusta quando aveva notato quanto sembrasse triste e solo Isaac.

Forse, se qualcun altro oltre lui avesse speso un secondo in più ad osservare meglio il bambino, si sarebbero accorti di quello che stava accadendo in casa Lahey.


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